Lo scontro tra Vincent Bolloré e un pezzo del cinema francese
Dopo una lettera di protesta contro lo strapotere dell'imprenditore vicino alla destra, 600 tra attori, registi e professionisti sono stati messi al bando da Canal+

Domenica al festival del cinema di Cannes l’amministratore delegato della rete televisiva francese a pagamento Canal+, Maxime Saada, ha annunciato di voler interrompere le collaborazioni con i 600 firmatari e firmatarie di una lettera pubblica scritta contro Vincent Bolloré, il principale azionista del canale. La lettera, firmata da attori e attrici come Juliette Binoche, da registi e da altri addetti ai lavori, contestava Bolloré, uno degli imprenditori più noti e ricchi di Francia, per il suo crescente potere e per la sua vicinanza alla destra cattolica e conservatrice. La reazione dura e repressiva di Canal+ ha provocato sorpresa e altre critiche, soprattutto perché il gruppo è il principale finanziatore del cinema francese.
La lettera era stata pubblicata sul quotidiano Libération lunedì 11 maggio, a poche ore dall’apertura del festival di Cannes, ed era stata scritta dal collettivo Zapper Bolloré (il cui nome fa riferimento al gesto di cambiare canale con il telecomando) per denunciare «la crescente influenza dell’estrema destra» sul cinema francese, simboleggiata proprio da Bolloré.
«Lasciando il cinema francese nelle mani di un esponente dell’estrema destra rischiamo non solo una standardizzazione dei film, ma anche una presa di potere fascista sull’immaginario collettivo», dice la lettera. I firmatari e le firmatarie ritengono che «dietro la sua giacca da uomo d’affari» Bolloré «non nasconda di essere a capo di un progetto reazionario di estrema destra che porta avanti attraverso i suoi canali televisivi». Sebbene, proseguono, «l’influenza di questa offensiva ideologica sul contenuto dei film sia stata per ora discreta, non ci illudiamo: non durerà». E invitano a costruire un movimento per difendere l’indipendenza del cinema francese.
Nella lettera si sottolinea poi come il gruppo Canal+ abbia recentemente acquisito il 34 per cento di UGC, una società di distribuzione cinematografica francese, la terza per importanza nel paese e fra le maggiori anche a livello europeo. La prospettiva di Bolloré, aggiungono, è «acquisire il 100 per cento delle azioni di UGC entro il 2028» e a quel punto l’imprenditore «sarà in grado di controllare l’intera filiera produttiva cinematografica, dal finanziamento alla distribuzione, sia sul piccolo che sul grande schermo».
Bolloré ha 74 anni e iniziò la sua carriera gestendo la cartiera di famiglia, di cui faceva parte anche OCB, nota per la produzione di cartine e filtri per sigarette. Negli anni successivi Bolloré acquisì partecipazioni in aziende di vari settori, dai trasporti alla logistica alla pubblicità e fino ai media, accumulando un grande potere nel sistema dell’informazione francese. Attraverso la società di telecomunicazioni Vivendi, infatti, controlla o detiene canali televisivi, stazioni radiofoniche, riviste e siti web di notizie e intrattenimento.

Vincent Bolloré al Senato, Parigi, 22 giugno 2016 (AP Photo/Kamil Zihnioglu)
Vivendi ha una partecipazione in Lagardère, uno dei principali gruppi editoriali e mediatici francesi, che possiede a sua volta il grande editore francese Hachette, e testate giornalistiche come Europe 1, Le Journal du Dimanche e Paris Match. Vivendi ha comprato poi il principale editore di riviste in Francia, Prisma Media, e le sue 20 testate (tra cui Voici, Gala, Capital, Femme Actuelle).
Vivendi ha portato avanti un’aggressiva espansione anche in Italia. Nel 2016 avviò un tentativo di scalata ostile per acquisire Mediaset (cioè comprò in poco tempo moltissime azioni della società), respinto con anni di dispute legali: oggi Vivendi controlla una quota di minoranza. A lungo ha controllato anche una grossa porzione delle azioni di TIM, vendute poi l’anno scorso a Poste Italiane. A febbraio poi è stato annunciato un accordo con cui StudioCanal ha acquisito la maggioranza delle quote della società di distribuzione cinematografica italiana Lucky Red.
A ogni nuova acquisizione in Francia Bolloré attua sistematicamente una serie di cambiamenti, come raccontato in un articolo di Le Monde: la linea editoriale diventa conservatrice, suoi vicini e fidati collaboratori vengono nominati a ricoprire cariche strategiche. Questo comporta spesso numerose dimissioni dalle redazioni interessate e il reclutamento di nuovi giornalisti che lavorano per testate altrettanto conservatrici per guidare i suoi nuovi progetti mediatici. Quelle del gruppo Bolloré sono redazioni integrate, in cui i giornalisti lavorano cioè per più media dello stesso gruppo. Le informazioni così si amplificano, dando la percezione che il tema che Bolloré vuole promuovere sia centrale, presente e rilevante.
L’esempio più eclatante della politica di Bolloré è CNews, canale televisivo di informazione che fa parte della rete Canal+. Dal 2017, quando cambiò nome (prima si chiamava I-Télé) e la redazione venne in gran parte rimpiazzata, CNews divenne la più importante rete di notizie per i politici di estrema destra, per i negazionisti del cambiamento climatico o per i complottisti dei vaccini, appoggiando una retorica populista, dando enfasi a opinioni spesso sostenute da fatti non verificati e diffondendo pregiudizi. Nel tempo CNews è stata più volte ammonita e multata dall’istituzione francese che regola i media nazionali per incitamento all’odio razziale ed è stata soprannominata la “Fox News francese”.
Dopo la pubblicazione della lettera dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema, l’ad Maxime Saada ha detto di considerarla «come un’ingiustizia nei confronti del team di Canal+, che si impegna a difendere l’indipendenza del canale e la piena diversità delle sue scelte». Di conseguenza ha detto di non voler più collaborare «con le persone che hanno firmato quella petizione».
Significa che d’ora in poi i firmatari e le firmatarie della lettera non potranno più partecipare ai film finanziati dall’emittente, cosa che potrebbe rendere in generale complicato ottenere dei finanziamenti nel cinema francese. Canal+ rappresenta infatti il 43 per cento dei contributi dati ai film francesi, nonostante abbia ridotto significativamente i propri investimenti a 155,6 milioni di euro nel 2025 (in calo del 13,7 per cento rispetto al 2024). Dopo varie proteste a gennaio il gruppo si è però impegnato ad aumentare i contributi portandoli a 170 milioni di euro per il 2027.
In risposta a Saada, il collettivo Zapper Bolloré ha denunciato le «tattiche intimidatorie» dell’amministratore delegato di Canal+, tattiche «degne dell’azionista di maggioranza del suo gruppo». Hanno poi precisato che la loro lettera non aveva mai preso di mira le persone che lavorano a Canal+. Il collettivo vede però nelle minacce di Saada una conferma dei propri «timori»: «Possiamo ancora credere nell’indipendenza di Canal+ dal miliardario di estrema destra contro il quale ora è ufficialmente impossibile parlare?».
In molti hanno citato il caso del film del 2018 Grâce à Dieu di François Ozon. Tratto da fatti realmente accaduti a Lione, racconta la storia di un bambino abusato da un prete che da adulto, insieme ad altre vittime, decide di fondare un’associazione per denunciare gli abusi. Al tempo Canal+ si rifiutò di finanziare il film giustificandosi con motivazioni di carattere artistico ed editoriale, mentre Ozon e diverse testate giornalistiche (tra cui il celebre settimanale Le Canard enchaîné) attribuirono il rifiuto a una scelta politica e ideologica legata alla proprietà dell’emittente.
A parte questo film, però, «non sono noti altri casi di censura», ha detto Marc Missonnier, presidente dell’Unione dei produttori. Secondo Missonnier il tempismo della pubblicazione della lettera è stato pessimo, perché con Canal+ è in corso una serie di trattative sui finanziamenti e sui tempi con cui un film viene reso disponibile sulle diverse piattaforme dopo l’uscita nelle sale. Varie organizzazioni dell’industria cinematografica o associazioni di registi e produttori non hanno condiviso o si sono dissociate dall’appello dei colleghi e delle colleghe pubblicato su Libération.
Non è comunque la prima volta che vengono presentate proteste collettive contro Bolloré. Un mese fa 260 autori e autrici pubblicati da Grasset, una prestigiosa casa editrice francese, avevano pubblicato un appello per protestare contro il licenziamento dell’amministratore delegato Olivier Nora. Grasset fa parte di Hachette, che dal 2023 è controllato da Vivendi. Nella lettera si criticava Bolloré per via delle sue numerose ingerenze nella gestione del gruppo, e il licenziamento di Nora era stato interpretato come un ennesimo atto per rafforzare il controllo sulle scelte editoriali di Hachette.
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