Un’attivista e una giornalista si sono autodenunciate per l’aiuto a un suicidio assistito
Felicetta Maltese dell'Associazione Luca Coscioni e Chiara Lalli hanno accompagnato in una clinica svizzera un uomo malato di sclerosi multipla

Felicetta Maltese dell'Associazione Luca Coscioni e Chiara Lalli hanno accompagnato in una clinica svizzera un uomo malato di sclerosi multipla

«Le persone che frequentano un Death Café spesso non si conoscono e pensano che parlare di morte serva a vivere più intensamente la propria vita. Si mangia e si beve anche per questo: sei in un momento conviviale, non in un luogo in cui chiedere aiuto. Quando l'incontro riesce bene si ride, si parla degli spazi in cui la vita esiste nonostante la morte, si racconta per esempio che "nella clinica di cure palliative in cui lavoro si celebrano un sacco di matrimoni". È sconsigliata la partecipazione a chi abbia appena subìto un lutto, abbia una malattia terminale, o magari pensieri di suicidio»

«Qualche giorno fa, alla tenera età di 52 anni, ho avuto la conferma – clinica – di soffrire di ADHD. Questa diagnosi tardiva appare paradossale se si tiene conto che mi sono laureata in psicologia, dottorata in scienze cognitive e da vent’anni scrivo come giornalista scientifica specializzata proprio in quelle materie lì, ovvero psicologia e neuroscienze. Senza contare che sono stata in psicoanalisi. Ma la scorsa primavera ho letto un paper che parlava dello squilibrio di genere nelle diagnosi e la descrizione dei sintomi nelle bambine mi ha provocato un tuffo al cuore: "Quella lì sono io"».

La bambina è stata riportata in clinica ai veri genitori poche ore dopo il rapimento

«Non volevo che Luna morisse, ma non erano il vuoto né la malinconia a spaventarmi. Quello che non potevo sopportare era l’idea del suo corpo buttato via come uno dei tanti rifiuti smaltiti dalla clinica veterinaria»

Stanno smantellando l'Oregon State Hospital per costruire una nuova struttura più moderna e sicura per i pazienti

Per mostrare che non è una cosa spaventosa e dolorosa










Perché negli ospedali pubblici portoghesi gli obiettori sono circa l'80 per cento, una percentuale ancora più alta che in Italia

Dovrebbe aprire sabato 8 marzo a Varsavia: a gestirla sono delle attiviste stanche di aspettare che il governo cambi la legge attuale, molto restrittiva

