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I test per trattare il cancro con i virus

Li ha condotti una clinica statunitense su due pazienti e in un caso hanno portato alla remissione della malattia: ora il trattamento sarà sperimentato su altre persone

di Linsdey Bever - The Washington Post

Stacy Erholtz è una mamma, vive nel Minnesota, per anni ha lottato contro un mieloma: un cancro del sangue che interessa il midollo osseo. Aveva provato la chemioterapia e due trapianti di cellule staminali, ma non erano stati sufficienti: a un certo punto gli esami avevano mostrato che le erano cresciuti tumori in diverse parti del corpo. Le erano rimaste poche opzioni. Un tumore le crebbe sulla fronte, rovinandole un osso del cranio e cominciando a spingere sul cervello. Sua figlia chiamò quel tumore Evan. Il midollo osseo di Erholtz era pieno di cellule tumorali.

Nell’ambito di un test clinico su due pazienti, i medici della clinica no-profit Mayo provarono una terapia nuova e iniettarono nel corpo di Erholtz 100 miliardi di unità del virus del morbillo. Abbastanza per infettare 10 milioni di persone. Il metodo si era dimostrato efficace sui topi, ma non era mai stato provato sugli uomini. I medici spiegarono a Erholtz di essere appena entrati nell’ignoto.

Dopo 5 minuti dall’inizio del procedimento di iniezione, che avrebbe dovuto durare circa un’ora, a Erholtz venne un forte mal di testa. Dopo due ore cominciò a tremare e vomitare. La sua temperatura corporea a quel punto aveva raggiunto i 41 °C, come ha spiegato Stephen Russell, uno dei ricercatori che si sono occupati del caso. «Trentasei ore dopo la fine delle iniezioni del virus – ha detto Russell – la figlia di Erholtz mi ha detto: “Evan è diventato più piccolo”». Nelle settimane successive il tumore sulla fronte di Erholtz scomparve e, col tempo, scomparvero anche tutti gli altri tumori.

Come ha spiegato Russell, lui e i suoi colleghi avevano modificato il virus in modo da renderlo più efficace per la terapia di cura del cancro. Dopo un solo ciclo di terapia, il cancro di Erholtz era già in remissione. Nella cartella clinica, Russell ha scritto che la paziente è completamente guarita. Per l’altro paziente coinvolto nel test clinico, tuttavia, i risultati della terapia non sono stati positivi.

Tanios Bekaii-Saab, un ricercatore al James Cancer Hospital e al Solove Research Institute dell’Ohio, ha detto che prima di poter dare un giudizio sulla terapia lo studio dovrà essere confermato con ricerche statisticamente rilevanti. «Finché non arriveremo all’ultima fase della ricerca, possiamo solo dirci “cautamente ottimisti”».

Mercoledì la clinica che si è occupata della ricerca ha pubblicato questa nota:

Con uno studio preliminare, i ricercatori della Mayo Clinic hanno dimostrato che la viroterapia, che consiste nel distruggere con un virus le cellule tumorali, può essere efficace per curare il mieloma multiplo.

La viroterapia oncolitica – in cui si usano virus modificati per combattere il cancro – ha una storia iniziata negli anni Cinquanta. Migliaia di pazienti malati di cancro sono stati trattati con virus oncolitici provenienti da famiglie virali molto diverse tra di loro (virus dell’herpes, della varicella, del raffreddore). Tuttavia, questo studio fornisce il primo ben documentato caso di un paziente con molte metastasi tumorali che riesce ad andare in completa remissione dopo la somministrazione del virus.

Lo Star Tribune ha spiegato come funziona la terapia:

I virus si legano alle cellule tumorali e le usano per replicare il loro materiale genetico; le cellule cancerogene, alla fine, esplodono rilasciando il virus. I vaccini antivirali che sono stati resi sicuri, possono essere usati per produrre gli stessi effetti e possono anche essere modificati per portare molecole radioattive che possono aiutare a distruggere le cellule cancerogene senza causare danni alle altre cellule sane. Il sistema immunitario del corpo, poi, attacca le cellule cancerogene rimanenti che portano i resti dell’imprinting genetico del vaccino.

Russell ha detto che il test ha insegnato ai ricercatori due cose: «In primo luogo che non serve una grandissima dose di virus per la terapia e poi che il paziente non deve avere anticorpi per il virus».

Il trattamento – come ha detto Russell – ha funzionato su Erholtz, i cui tumori erano principalmente nel midollo osseo. Tuttavia, la terapia non è stata efficace sul secondo paziente, i cui tumori erano principalmente nei muscoli delle gambe. Russell ha detto che sarà necessaria un’ulteriore ricerca per sapere in che misura la natura del tumore influenza il virus.

Una volta che il vaccino è stato somministrato, il sistema immunitario del paziente lo saprà riconoscere e la seconda volta lo attaccherà. Russell ha fatto notare che i pazienti di mieloma multiplo spesso hanno un sistema immunitario indebolito, cosa che permette al virus di funzionare meglio. Inoltre, un prossimo test clinico proverà a studiare i modi di indebolire artificialmente il sistema immunitario prima dell’inizio della terapia. Alla fine questo tipo di tecniche potrebbe diventare un trattamento standard per cancri come il mieloma o il cancro pancreatico.

Il prossimo passaggio per provare questo metodo è un altro test clinico, che dovrebbe iniziare il prossimo settembre, durante il quale la terapia sarà provata su un maggior numero di persone. Altri test del genere sono già in corso in diverse cliniche: il test NeuVex per i pazienti a rischio di tumore del seno e un altro, diretto dal Providence Cancer Center, che usa batteri al posto di virus per trattare il glioblastoma, un tumore del cervello piuttosto diffuso.

Per quanto riguarda Erholtz, il prossimo passo sarà il suo controllo annuale, a partire da quello del mese prossimo. Lei è ottimista: «Per 10 anni ci siamo sforzati affinché il fantasma del cancro non aleggiasse in casa nostra, altrimenti avremmo vissuto una vita terribile».

© 2014 – The Washington Post