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  • Sabato 4 luglio 2026

Il Tour de France oltre Tadej Pogacar

Sabato è iniziata la corsa più importante del ciclismo: il grande favorito è sempre lui, ma la concorrenza non manca

Tadej Pogacar durante la cronometro a squadre a Barcellona, 4 luglio 2026 (AP Photo/Thibault Camus)
Tadej Pogacar durante la cronometro a squadre a Barcellona, 4 luglio 2026 (AP Photo/Thibault Camus)
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Sabato pomeriggio è cominciata a Barcellona la 113esima edizione del Tour de France, la corsa a tappe più importante del ciclismo su strada. Il favorito è sempre lui, lo sloveno Tadej Pogacar (si legge pogaciar): ha vinto le ultime due edizioni e dal 2020 se non arriva primo arriva secondo. Ma forse più che negli ultimi due anni, e di certo più che in tutte le altre corse a tappe che stravince (di recente il Giro di Svizzera), in questa edizione potrebbe avere un po’ più di concorrenza rispetto al solito.

In effetti nella cronometro a squadre è arrivato terzo, dietro al danese Jonas Vingegaard, che con il miglior tempo individuale ha conquistato la prima maglia gialla, e a Filippo Ganna, arrivato secondo.

Pogacar è il grande favorito perché anche quest’anno ha dimostrato di essere irraggiungibile, letteralmente: spesso attacca da lontano, quando mancano decine di chilometri all’arrivo, e non lo raggiungono più fino al traguardo. In primavera ha vinto alcune delle corse di un giorno più importanti (per la quarta volta la Strade Bianche e la Liegi-Bastogne-Liegi, per la terza il Giro delle Fiandre, e ha vinto persino la Milano-Sanremo) e poi ha dominato due brevi corse a tappe, i giri di Romandia e Svizzera.

Come ormai succede da tempo, anche quest’anno il Tour attrae di gran lunga il maggior numero di campioni rispetto alle altre due corse a tappe di tre settimane, il Giro d’Italia e la Vuelta di Spagna. Alle altre corse spesso mancano molti dei più forti. Al Tour, se possono e stanno bene, vanno tutti. Non solo quelli che possono puntare alla maglia gialla (e quindi al primato nella classifica generale finale), ma anche i migliori velocisti, i migliori nelle tappe a cronometro (con partenza uno per uno anziché in gruppo) e i migliori tra quelli che anziché alla classifica puntano a vincere singole tappe.

Ma qui ci occupiamo di classifica generale e – per una volta – di quelli che non sono Pogacar, anche se il suo nome salterà comunque fuori spesso nei prossimi paragrafi.

Tadej Pogacar sul traguardo della 21esima e ultima tappa del Tour de France 2025, a Parigi (AP Photo/Mosa’ab Elshamy)

Lo sfidante principale sarà ancora una volta il danese Jonas Vingegaard, che a maggio ha stravinto il Giro d’Italia e che è l’unico ad aver battuto Pogacar al Tour, nel 2022 e nel 2023. Vingegaard ha vinto le ultime quattro corse a tappe a cui ha partecipato, ma in tutte queste non c’era Pogacar. Negli ultimi due Tour, Vingegaard ha staccato il terzo in classifica generale di tre e sette minuti. È un grande distacco, ma è un distacco simile a quello tra lui e Pogacar. È stato insomma nel mezzo, in uno strano limbo: è stato molto più forte di quasi tutti, ma comunque molto meno forte del più forte di tutti.

Oltre che al morale e alla bacheca dei trofei, il Giro d’Italia potrebbe essere servito a Vingegaard per arrivare al Tour in modo diverso, fisicamente e mentalmente. In tutti gli anni passati si allenava quasi solo con il Tour come obiettivo. C’è chi ritiene che aver cambiato piani, e aver gareggiato molto già a maggio, potrebbe essergli stato di aiuto.

Jonas Vingegaard col trofeo del vincitore del Giro d’Italia, il 31 maggio 2026 a Roma (AP Photo/Andrew Medichini)

C’è poi grande attesa, soprattutto in Francia, per l’esordio del giovane e a suo modo già fenomenale Paul Seixas. Ha 19 anni, è nato vicino a Lione, va fortissimo su tutti i tipi di percorso con almeno un po’ di salita e gareggia per una squadra francese, la Decathlon. L’ultimo francese vincitore del Tour de France fu Bernard Hinault, 41 anni fa.

Intuendo quanto i francesi possano tenerci a vincere una gara in Francia, in uno sport che da quelle parti è ancora molto seguito, specie quando a luglio arriva il Tour, ci si può fare una prima idea di quanta sia l’attesa per Seixas. L’Equipe lo ha già messo più volte in prima pagina. Oltre al fatto che è molto giovane e al suo debutto in una corsa di tre settimane c’è però un altro problema: nella sua ultima gara prima del Tour, in quello che una volta si chiamava Giro del Delfinato, è caduto e si è dovuto ritirare. 

L’annuncio che Seixas avrebbe corso al Tour. Prima ai nonni, poi sui social.

Oltre al solito sfidante (Vingegaard) e al nuovissimo sfidante (Seixas), Pogacar dovrà vedersela pure con il belga Remco Evenepoel e il tedesco Florian Lipowitz: due compagni di squadra, entrambi senza dubbio meno forti di lui (e forse pure di Vingegaard e Seixas) ma comunque capaci di fare molto bene, oltre che avvantaggiati dal fatto di essere per l’appunto compagni di squadra alla Red Bull-Bora-hansgrohe.

Evenepoel arrivò terzo nel 2024, Lipowitz fu terzo nel 2025. Evenepoel ha già vinto la Vuelta di Spagna nel 2022, quando aveva 22 anni, ma l’anno scorso al Tour era poco in forma e si ritirò. In questa stagione ha vinto l’Amstel Gold Race e poco altro: il Tour è il suo grande obiettivo. Lipowitz invece è arrivato secondo dietro Pogačar al Giro di Romandia e a fine giugno ha vinto il Giro di Slovenia. 

Già dai primi giorni ci sarà modo di capire se Seixas, Vingegaard, Evenepoel o Lipowitz potranno provare a mettere i bastoni tra le ruote (metaforicamente!) a Pogacar. Le prime quattro tappe presentano infatti diversi tipi di salite che terminano vicino o al traguardo. Dato che si parte da Barcellona, già nella prima settimana si arriva sui Pirenei, la catena montuosa tra Spagna e Francia. E pure prima della terza settimana – con le tappe alpine – ci saranno diverse altre tappe altimetricamente interessanti.

Inoltre, per la prima volta dal 1971 il Tour è cominciato con una cronometro a squadre, come già anticipato. Nelle tappe normali si parte tutti insieme e, seppur divisi per squadre, ognuno fa gara per sé. In questo caso invece ci sono state partenze in momenti diversi, ma tutti i corridori di una stessa squadra sono partiti assieme, potendosi così aiutare a vicenda lungo il percorso. C’è però una differenza rispetto al passato, che ha reso un po’ meno “a squadre” questa cronometro a squadre: il tempo finale è stato preso per ogni singolo corridore.