È arrivato chi può battere Pogacar in salita?
Forse, e si chiama Paul Seixas

Da qualche anno, quando c’è una importante corsa di ciclismo con tanta salita, se c’è Tadej Pogacar la vince Tadej Pogacar. Ha vinto il Giro d’Italia l’unica volta che l’ha corso, vince il Tour de France e la Liegi-Bastogne-Liegi da due anni di fila, e il Giro di Lombardia da cinque. Quando perde è quasi sempre in gare in cui è già strano che gareggi (e che spesso vince). Per qualche anno c’è stata un’avvincente rivalità con il danese Jonas Vingegaard, che però ora sembra troppo sbilanciata. In qualche caso si è intravista una possibile rivalità con il belga Remco Evenepoel, che pur nella sua eccezionalità gli è spesso inferiore in salita.
Forse, però, potrebbe essere arrivato un corridore in grado di giocarsela con Pogacar in salita, e magari, chissà, perfino batterlo. Ha 19 anni, è francese e si chiama Paul Seixas. Alle Strade Bianche – gara in Toscana con molti sterrati, che Pogacar ha vinto per il terzo anno di fila – è arrivato secondo; al Giro dei Paesi Baschi, una vivace corsa a tappe di una settimana, ha stravinto la classifica generale; alla Freccia Vallone, un’importante corsa belga di un giorno con finale ripidissimo, ha vinto al debutto, diventando il più giovane di sempre a vincere la corsa.
Oggi, domenica 26 aprile, debutterà alla Liegi-Bastogne-Liegi, l’ultima classica monumento di questa prima parte di stagione. Nonostante l’età e nonostante l’assenza di esperienza in questa gara, Seixas è già considerato il principale contendente di Pogacar. Eppure l’altro contendente, Evenepoel, è in ottima forma, e la Liegi-Bastogne-Liegi l’ha vinta già due volte, nel 2022 e nel 2023, quando Pogacar non c’era e si ritirò dopo una caduta.
Seixas è giovane, ancora deve correre un Tour de France o un Giro d’Italia (secondo i piani attuali quest’anno non farà né l’uno né l’altro) e ancora bisogna capire i suoi limiti e i suoi eventuali punti deboli. Ma l’attesa di qualcuno che possa perlomeno giocarsela fino alla fine con Pogacar è tanta. Perché il livello e le modalità del dominio di Pogacar sono per qualcuno ormai tanto inesorabili da risultare addirittura noiose. E perché certi segnali dati da Seixas sono oggettivamente sorprendenti. L’attesa è tale che, pur tra condizioni diverse e difficilmente paragonabili, si fanno paragoni tra le prestazioni di Pogacar e Seixas nel finale della Freccia Vallone di quest’anno (quando mancava Pogacar) e dell’anno scorso (quando mancava Seixas).
Quindi sì, nel ciclismo c’è tanta, tanta attesa: si parla di «erede» di Pogacar e di «fuoriclasse, di quelli che si vedono raramente nello sport». Seixas è presentato come «nuovo pistolero in città», «nuova stella», «nuovo fenomeno», «nuovo mega-talento» del ciclismo. Qualcuno ha parlato di «promessa diventata realtà» e lo ha definito «l’eletto».
E questo fuori dalla Francia, un paese che aspetta da oltre quarant’anni un francese che vinca il Tour de France. In Francia l’Équipe lo ha messo già in prima pagina e ne ha parlato come di un «portabandiera della rivoluzione francese», «l’ultimo sconvolgimento del ciclismo» e «una versione avanzata e più evoluta di Tadej Pogacar».
Lì l’attesa per Seixas è quindi ancora maggiore. E comprensibilmente: anzitutto perché non è che siano proprio felici felici di organizzare la più grande corsa al mondo senza vincerla da decenni, e poi anche perché Seixas corre per una squadra francese, la Decathlon. È stato scritto che alla sua permanenza in squadra si sia interessato anche Emmanuel Macron, il presidente della Repubblica.
In effetti a 19 anni Pogacar ancora doveva iniziare a vincere ai massimi livelli, e Seixas è perfino più precoce di Evenepoel, a sua volta senza precedenti per come e quanto iniziò ad andare forte già da adolescente.
Nato a Lione nel settembre del 2006, Seixas resta però pur sempre un corridore che ha vinto sette corse, e ancora nessuna classica monumento, e che è insolitamente giovane per uno sport di resistenza in cui spesso ci vogliono anni per affermarsi e sviluppare una serie di competenze utili a vincere. E il giornalismo – quello sportivo in particolare – non sempre è cauto, sobrio e dedito al prezioso esercizio dell’understatement.
Ma oltre alla voglia di vedere qualcuno al livello di Pogacar, ci sono delle evidenze. Seixas è forte nelle tappe a cronometro (in cui ogni corridore gareggia da solo), eccellente in salita e potente negli sforzi brevi, come quello fatto sul Muro di Huy nel finale della Freccia Vallone. Sembra anche che, almeno per ora, riesca a gestire bene la pressione: appare determinato ma sereno, e già molto maturo.

La seconda e la terza pagina dell’Équipe dopo la vittoria di Seixas sul Muro di Huy
Oltre a vedere come Seixas potrà crescere, già dalla Liegi-Bastogne-Liegi di domenica c’è attesa per vedere come Pogacar gestirà l’ascesa di un possibile grande rivale. Finora ne ha avuti soprattutto due: Vingegaard al Tour de France e Mathieu van der Poel nelle corse di un giorno. Ma entrambi hanno un paio di anni più di lui, nessuno dei due è duttile e polivalente quanto lui, e finora nessuno (nemmeno il suo forte compagno Isaac Del Toro) era stato presentato come un nuovo Pogacar, come qualcuno almeno teoricamente migliore di lui, che è uno dei due migliori di sempre.

Paul Seixas il 7 marzo a Siena (Luc Claessen/Getty Images)
Una possibilità è che anche solo l’ipotesi di questa rivalità stimoli Pogacar a voler togliere molti dubbi – almeno per ora – già nella Liegi-Bastogne-Liegi. E che questa minaccia al suo dominio lo porti a migliorarsi ancora di più.
La Liegi-Bastogne-Liegi è senz’altro perfetta per Pogacar: perché è lunga (260 chilometri) e piena di salite (11, per 4.400 metri di dislivello). Potrebbe attaccare a decine di chilometri dall’arrivo, oppure sull’ultima, la Roche aux Faucons, a 13 chilometri dall’arrivo. Ma è perfetta (seppur con quell’impiccio di dover battere Pogacar) anche per Evenepoel e per Seixas, seppur con un’incognita su come e quanto reggerà una gara così lunga.
La Liegi-Bastogne-Liegi – per una volta una corsa che arriva e parte davvero da dove dice il nome, e passa perfino proprio per Bastogne – si potrà vedere sulla Rai e su Eurosport. L’arrivo sarà non molto dopo le 16, e il momento in cui iniziare a guardarla non si può dire, visto che nel ciclismo degli ultimi anni capita spesso, anzitutto per merito di Pogacar, che le cose si facciano molto interessanti già dall’ora di pranzo.



