La lenta trasformazione del gruppo Wagner in una cosa diversa
I mercenari russi sono stati messi sotto il controllo del governo e rinominati "Africa Corps": il ricambio sta funzionando un po' sì e un po' no
di Matteo Castellucci

Negli ultimi due anni la Russia ha iniziato ad assorbire nel suo apparato statale il gruppo di mercenari Wagner, che aveva avuto un ruolo centrale in alcune battaglie della guerra contro l’Ucraina e che al tempo stesso sotto la leadership di Yevgeny Prigozhin aveva espanso le sue attività in altri paesi, soprattutto in Africa. L’operazione è stata decisa perché a un certo punto Wagner, diventata sempre più rilevante e potente, si era rivoltata contro il regime russo e aveva anche provato a marciare verso la capitale Mosca sfidando l’esercito, senza però avere successo. Poi nell’agosto del 2023 Prigozhin era morto, forse ucciso dal regime, e le cose per Wagner avevano cominciato a cambiare drasticamente.
Il governo russo ha posto la milizia, che formalmente era privata, sotto il controllo diretto del ministero della Difesa e le ha cambiato regole d’ingaggio e nome. Non si occupa più di combattere direttamente, ma è incaricata soprattutto di funzioni di addestramento delle forze locali. Non si chiama più Wagner ma “Africa Corps”, proprio perché l’obiettivo è che concentri le sue attività in Africa e resti lo strumento del regime russo per aumentare la sua influenza nei paesi in cui la Russia ha maggiori interessi.
Gli organici dei gruppi sono sostanzialmente sovrapponibili: secondo Reuters, proviene da Wagner tra il 70 e l’80 per cento dei mercenari dell’Africa Corps, che però ha complessivamente un organico più ridotto e ha avuto problemi di reclutamento. Dopo la morte di Prigozhin infatti diversi comandanti e veterani si opposero all’inquadramento alle dipendenze del GRU, i servizi segreti militari russi, e fu necessario cercare un compromesso. Per questo, almeno in Africa, inizialmente Wagner e Africa Corps erano rimaste entità separate.

L’ultimo video di Yevgeny Prigozhin su Telegram lo mostrava in un’imprecisata località africana, il 21 agosto del 2023 (Adrien Fillon/ZUMA Press Wire)
Gli ultimi sviluppi di questo processo di riconversione, che è ancora in corso, sono stati in Mali e Repubblica Centrafricana. Nel primo caso, dove Wagner combatteva a fianco del governo locale contro i ribelli, la trasformazione da Wagner a Africa Corps è stata completata a inizio giugno: quindi il processo ha avuto successo, anche se è presto per dire che conseguenze ci saranno. Nel secondo caso i tentativi del governo russo stanno incontrando l’opposizione del governo centrafricano, che non vorrebbe cambiare le condizioni dell’impiego dei mercenari di Wagner.
In Mali l’avvicendamento è stato agevolato da due elementi. Anzitutto nel momento in cui erano scaduti gli accordi tra Wagner e il governo maliano, i mercenari di Wagner avevano già firmato i contratti con Africa Corps: a quel punto rimaneva solo il secondo gruppo, e il Mali senza troppi problemi ha stretto un nuovo accordo col governo russo per l’impiego solo degli Africa Corps. In secondo luogo, poco prima della firma dei nuovi contratti, i mercenari di Wagner avevano subito sconfitte militari notevoli: lo scorso anno per esempio i ribelli tuareg avevano detto di aver ucciso 84 mercenari in una sola imboscata ed erano aumentati gli attacchi delle milizie jihadiste.
È prematuro fare valutazioni su come cambierà la situazione di sicurezza nel paese: potrebbe anche peggiorare, visto che con i nuovi accordi le forze locali dovranno fare a meno dell’intervento diretto dei russi.

Un gruppo di mercenari russi fotografati nel 2022 in Mali (French Army via AP)
Nella Repubblica Centrafricana le circostanze sono state diverse. Intanto i mercenari di Wagner, ancora presenti, continuano a svolgere la funzione di scorta personale del presidente Faustin-Archange Touadéra, che non vorrebbe privarsene. C’è poi un elemento economico che sta bloccando l’assorbimento di Wagner dentro agli Africa Corps. La Russia infatti ha detto a Touadéra che il pagamento del servizio offerto da Africa Corps dovrebbe realizzarsi in denaro, e non in risorse naturali, come era avvenuto finora con Wagner. Funzionari centrafricani hanno detto ad Associated Press che per sostenere il costo di Africa Corps il governo dovrebbe spendere miliardi della valuta locale (milioni di euro): una somma che ritengono eccessiva.
Per la Russia sarebbe un problema non riuscire a completare la transizione da Wagner a Africa Corps nella Repubblica Centrafricana, un paese dove in otto anni la milizia di Prigozhin era riuscita a instaurare i legami più forti, non solo nell’establishment politico.
Consolidare i rapporti con il governo locale è oggi particolarmente importante per la Russia, che ha in progetto di costruire una base militare nel paese che dovrebbe essere un centro di coordinamento delle operazioni e smistamento di materiale militare. Prima la Russia si appoggiava al porto di Tartus e alla base aerea di Khmeimim, entrambi in Siria, sfruttando il rapporto di amicizia che il regime russo aveva instaurato col regime siriano di Bashar al Assad. A dicembre dello scorso anno, però, il regime di Assad è stato rovesciato e la Russia si è ritrovata senza più punti d’appoggio.

La mappa mostra i paesi dove sono presenti i mercenari russi e le basi di cui dispongono (Liam Karr, Institute for the Study of War)
Nel suo processo di consolidamento della sua presenza in Africa, la Russia è anche avvantaggiata dal fatto che i governi locali non hanno alternative, spiega Alessandro Arduino, che insegna al King’s College di Londra, fa parte del think tank britannico sulla difesa RUSI e ha scritto un saggio sul ruolo delle milizie private nei conflitti. «Questi governi derivano da colpi di stato militari e hanno bisogno di pretoriani (di forze di sicurezza spietate e fedeli, ndr). Non ci sono tantissime possibilità in un periodo in cui i francesi sono stati sbattuti fuori dall’Africa subsahariana senza troppe cerimonie e gli americani hanno ridotto considerevolmente la loro presenza».
Arduino si riferisce al fatto che dal 2022 l’esercito francese si è ritirato progressivamente da Mali, Burkina Faso, Niger, Ciad e altri paesi della regione su richiesta dei loro governi, che hanno basato i loro consensi anche sui forti sentimenti antifrancesi della popolazione, dovuti al passato coloniale e al fallimento delle missioni di contrasto al terrorismo. Nel 2023 il governo centrafricano aveva provato a sondare la possibilità di rivolgersi a contractors statunitensi, al posto del gruppo Wagner, ma l’opposizione della Russia aveva bloccato tutto.

Il presidente russo Vladimir Putin col capo della giunta militare che governa il Burkina Faso, Ibrahim Traoré, il 10 maggio a Mosca (Angelos Tzortzinis/Pool Photo via AP)
I legami costruiti da Wagner coi governi di diversi paesi africani sono stati negli anni molto redditizi per la Russia, che è stata ripagata soprattutto con licenze minerarie e in oro, di cui Burkina Faso, Mali e Niger hanno riserve. Secondo il Blood Gold Report (del dicembre del 2023) la Russia avrebbe ottenuto quantità d’oro del valore di oltre 2,5 miliardi di dollari nei due anni successivi all’invasione dell’Ucraina: abbastanza per coprire ampiamente il costo delle operazioni in Africa e mantenere margini di guadagno da reinvestire nella macchina bellica in patria.
Il giornalista statunitense John Lechner, autore di un apprezzato saggio sul gruppo Wagner, dice che negli ultimi anni sono aumentati anche gli investimenti di aziende di stato russe: per esempio Rosatom (l’azienda dell’energia atomica) ha fatto un accordo per costruire centrali nucleari in Niger. Lechner dice anche che la trasformazione da Wagner a Africa Corps ha disinnescato il conflitto con l’esercito russo, ma solo in parte: le rivalità e la competizione ci sono ancora, ma ora restano all’interno delle forze armate e non trapelano all’esterno.
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