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  • Lunedì 4 maggio 2026

Putin è sempre più paranoico

Secondo un rapporto di intelligence europeo il presidente russo ha aumentato le misure di sicurezza attorno a sé, per paura di essere ucciso o deposto

Vladimir Putin nel 2023 (Pavel Bednyakov, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)
Vladimir Putin nel 2023 (Pavel Bednyakov, Sputnik, Kremlin Pool Photo via AP)
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Secondo il rapporto di un’agenzia di intelligence europea ottenuto da varie testate, tra cui l’emittente statunitense CNN, negli ultimi mesi il presidente russo Vladimir Putin ha rafforzato la sicurezza attorno a sé perché teme di essere ucciso o deposto con un colpo di stato. I media non dicono di quale agenzia di intelligence si tratti, né in quale paese abbia sede.

Secondo il rapporto, Putin avrebbe ordinato l’installazione di sistemi di sorveglianza nelle case dei suoi collaboratori più stretti, inclusi cuochi, fotografi e guardie del corpo. Avrebbe vietato loro di prendere i mezzi pubblici o di usare cellulari con accesso a internet quando sono con lui. Putin ha anche ridotto gli eventi pubblici a cui partecipa, ma intanto farebbe usare foto d’archivio alla propaganda di stato per non creare un vuoto di immagine ed evitare speculazioni.

Non significa che Putin non si faccia più vedere in pubblico. Due settimane fa per esempio ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi per discutere delle trattative per la fine della guerra in Medio Oriente. Passerebbe però sempre più tempo in un bunker nella regione meridionale di Krasnodar, oltre mille chilometri a sud di Mosca, facendo molti incontri da remoto ed evitando viaggi nelle residenze ufficiali più esposte (che pure sono molto protette).

Le nuove misure di sicurezza sarebbero state introdotte nel dicembre del 2025, dopo l’uccisione a Mosca del generale Fanil Sarvarov, capo del dipartimento di addestramento dell’esercito russo. L’omicidio non fu mai rivendicato, ma è probabile che a uccidere Sarvarov siano stati i servizi segreti ucraini (SBU).

Quell’episodio (che non era il primo attacco contro generali russi) generò uno scontro tra i servizi segreti interni russi e i vertici dell’esercito, che accusavano l’intelligence di non aver fatto abbastanza per proteggere Sarvarov e gli altri generali. Secondo il rapporto, fu a quel punto che Putin decise di aggiungere queste nuove misure di sicurezza per sé e per altri 10 vertici militari.

Fonti di intelligence hanno detto al Financial Times che altri due episodi in particolare lo avrebbero destabilizzato nell’ultimo anno: il vasto attacco dell’esercito ucraino contro diverse basi aeree in territorio russo, a giugno dell’anno scorso, e la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro da parte degli Stati Uniti, completata nel giro di poche ore a gennaio di quest’anno.

Vladimir Putin a Mosca, aprile 2026 (Photo by Contributor/Getty Images)

Dal rapporto non emerge chiaramente quali siano i timori di Putin (cioè, per esempio, chi dovrebbe ucciderlo o sostituirlo) né su quali elementi si basino. Si parla in generale di una sua preoccupazione per «attacchi con droni e per un possibile tentativo di omicidio da parte di membri dell’élite politica russa».

Mercoledì scorso il governo russo ha fatto sapere di aver deciso di non far sfilare sistemi missilistici e mezzi corazzati alla tradizionale parata del 9 maggio, che ricorda la vittoria dell’Unione Sovietica nella Seconda guerra mondiale, e che normalmente è un’occasione per il regime di Putin di mostrare la propria forza militare: è un segno, anche questo, del timore di attacchi ucraini.

Che Putin abbia sviluppato una sorta di paranoia per la protezione della propria salute, della propria sicurezza e della gestione del potere non è una novità. Durante la pandemia di Covid-19, per esempio, quando la maggior parte dei leader internazionali aveva già ricominciato a viaggiare e i russi erano tornati in buona parte alla normalità, Putin continuava a fare solo incontri da remoto e imponeva la quarantena a chi doveva incontrarlo.

Secondo vari analisti anche la guerra in Ucraina fu in parte la conseguenza di un graduale isolamento che portò Putin a consultarsi con una cerchia molto ristretta di persone fidate, composta principalmente da ex funzionari militari e degli apparati di sicurezza nazionalisti e dalle istanze molto aggressive. Tra questi c’era l’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu, storico consulente di Putin e tra gli uomini a lui più vicini. È notevole che secondo il rapporto dell’intelligence europea una delle persone che il governo russo associa al rischio di un colpo di stato sarebbe proprio Shoigu.