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  • Lunedì 4 maggio 2026

Trump ci riprova con le navi bloccate a Hormuz

Ha detto che gli Stati Uniti le «guideranno» attraverso lo stretto, ma non è affatto certo che l'Iran lo permetta

Donald Trump camminal nel colonnato della Casa Bianca, il 3 maggio
Donald Trump cammina nel colonnato della Casa Bianca, il 3 maggio (Samuel Corum/Sipa/Bloomberg)
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Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che da lunedì le forze armate statunitensi proveranno ad aiutare le navi a superare lo stretto di Hormuz. In un lungo post sul suo social Truth, Trump non ha dato dettagli ma ha parlato di «guidare le navi in modo sicuro» fuori dallo stretto (che è bloccato sia dall’Iran, dall’inizio della guerra, sia dagli Stati Uniti, che lo hanno fatto in un secondo momento per mettere pressione sul regime iraniano).

Trump ha chiamato l’operazione Project Freedom ma non ha chiarito cosa intenda con «guidare», ossia se la marina statunitense scorterà le navi o si limiterà a fornire aiuto logistico. Scortarle era la precedente proposta di Trump per una missione navale internazionale a cui, nonostante la sua insistenza, non aveva aderito nessun paese, per il timore di venire coinvolto nella guerra.

Il comando interforze statunitense per il Medio Oriente (CENTCOM) in un comunicato ha parlato di coordinare la ripresa del traffico marittimo, più che di una missione per scortare le navi che esporrebbe la marina al rischio di contrattacchi iraniani. Ha detto comunque che saranno coinvolte navi militari, più di 100 mezzi aerei e 15mila militari.

Dal punto di vista pratico, l’operazione potrebbe funzionare così: le navi da guerra statunitensi localizzano le mine subacquee sparse dagli iraniani nello stretto e indicano alle navi commerciali dove passare, tenendosi a distanza. Trump ha detto che le forze statunitensi risponderebbero «con la forza» se gli iraniani provassero a sparare missili o lanciare droni contro le navi.

Un cartellone propagandistico a Teheran che raffigura lo stretto di Hormuz come una specie di museruola a Trump, il 2 maggio

Un cartellone propagandistico a Teheran che raffigura lo stretto di Hormuz come una specie di museruola a Trump, il 2 maggio (AP Photo/Vahid Salemi)

La leadership iraniana, che controlla lo stretto e recentemente aveva sequestrato due navi che avevano provato a passare, non ha ancora detto ufficialmente come reagirà all’iniziativa. Non è nel suo interesse però riconsentire il traffico a Hormuz senza ottenere qualcosa in cambio, perché la fine del blocco è la principale contropartita che può offrire nei negoziati con gli Stati Uniti (l’altra è il programma nucleare, su cui per ora le posizioni restano distanti).

Tanto più ora che Trump dice di avere rifiutato l’ultima proposta iraniana, che prevederebbe una prima fase di 30 giorni in cui discutere proprio della gestione dello stretto, e di trattare su tutto il resto in un secondo momento. In queste ore il ministero degli Esteri iraniano ha detto di avere ricevuto una risposta formale degli Stati Uniti alla proposta, in corso di valutazione.

– Leggi anche: Cosa si sa della nuova proposta di accordo dell’Iran agli Stati Uniti

I media iraniani hanno presentato il nuovo piano di Trump su Hormuz come «delirante». Il parlamentare Ebrahim Azizi ha detto che «ogni interferenza americana» nello stretto sarà considerata una violazione del cessate il fuoco, iniziato tra il 7 e l’8 aprile. Trump l’ha presentato come una richiesta agli Stati Uniti degli altri paesi, non coinvolti nella guerra, e sarebbe in ogni caso un rimedio temporaneo: ha spiegato che le navi, una volta passate, si impegnerebbero a non tornare nel golfo Persico finché non sarà di nuovo sicuro.

Il regime iraniano, che nella propaganda interna ha mantenuto una comunicazione molto più massimalista di quella sarcastica destinata al pubblico internazionale, è in una posizione difficile. Se permette alle navi di passare, perde il suo principale vantaggio nella guerra. Se però interferisce, la guerra potrebbe ricominciare. In una situazione così rischiosa, è improbabile che gli armatori delle navi commerciali bloccate accettino di farsi guidare dalle navi da guerra statunitensi, che a loro volta sono un bersaglio iraniano.