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  • Lunedì 20 aprile 2026

Le battute sarcastiche e le altre operazioni di propaganda del regime iraniano

Dai video fatti con l’intelligenza artificiale alle freddure su X distribuite dagli account delle ambasciate iraniane nel mondo

di Daniele Raineri

Un collage di screenshot dei video e dei post diffusi sui social (il Post)
Un collage di screenshot dei video e dei post diffusi sui social (il Post)

Il regime iraniano sta facendo propaganda contro gli Stati Uniti e Israele su due livelli. Al primo livello ci sono i video fatti con l’intelligenza artificiale che circolano molto sui social. Al secondo c’è una campagna che passa per X, la piattaforma che prima era Twitter, ed è fatta di freddure e battute sarcastiche distribuite dagli account delle ambasciate iraniane nel mondo.

Partiamo da questo secondo livello. Quando il presidente statunitense ha scritto «Aprite quel cazzo di stretto, pazzi bastardi», l’ambasciata iraniana in Zimbabwe ha risposto: «Abbiamo perso le chiavi».

Nella stessa occasione l’ambasciata iraniana in Thailandia ha scritto: «Un uomo saggio una volta disse: “Aprite lo stretto oppure farò covfefe”. Grazie per l’attenzione su questa questione», che è una presa in giro di quando Trump si lasciò sfuggire un tweet senza senso, che diceva soltanto «covfefe» appunto, e anche della formula che spesso usa per chiudere i suoi messaggi e in generale del suo tono iracondo.

Sono soltanto due esempi, ma rendono bene il tono della campagna proposta sui social durante la guerra in Medio Oriente. L’idea del regime iraniano è far sembrare di avere il controllo pieno della situazione, tanto da potersi permettere di fare battute a getto continuo. Che è anche l’idea alla base del modo del regime di fare questa guerra contro gli Stati Uniti e Israele: assorbire i bombardamenti e le perdite il più a lungo possibile senza crollare, arrivare alla fase dei negoziati e dichiarare vittoria.

Quando c’è stato il recente litigio politico tra la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni e Trump, dopo che il presidente statunitense aveva criticato il Papa e Meloni si era trovata a dover decidere chi scegliere, politicamente, tra i due, l’ambasciata iraniana in Ghana ha colto al volo la situazione e ha scritto un messaggio che ha l’obiettivo chiaro di creare simpatia. Cita anche il faloodeh, un dolce freddo tipico dell’Iran composto da vermicelli sottilissimi di amido, come fossero spaghetti, stracotti, raffreddati e bagnati con uno sciroppo dolce:

«Cara Italia, la tua premier ha appena difeso il Papa e perso un alleato a Washington — il Comandante del dolore [è un gioco di parole tra in chief, in capo, e grief, dolore], eppure l’uomo più “potente” del mondo. Vorremmo candidarci per il posto vacante. Le nostre qualifiche: 7.000 anni di civiltà, un amore condiviso per la poesia, l’architettura e il cibo che richiede più tempo per essere preparato di quanto duri la capacità di attenzione di Trump. L’unica cosa su cui Iran e Italia abbiano mai litigato è chi ha inventato il gelato. Il faloodeh è arrivato prima. Il gelato è arrivato più forte. Siamo in una “guerra fredda” su questo da 2.000 anni»

La campagna che passa attraverso le ambasciate ha un paio di punti forti. Il primo è che permette al regime iraniano di parlare della guerra con due registri: uno serio e ufficiale in primo piano, e poi un coro di commenti sarcastici ma non ufficiali come accompagnamento.

Che le battute sembrino provenire non da voci importanti del regime ma da diplomatici anonimi e sparpagliati in giro per il mondo è uno stratagemma importante per restare al di sotto della soglia di suscettibilità di Trump. C’è da ricordare che a gennaio durante la crisi in Venezuela il New York Times scrisse che i balletti e le canzoncine in pubblico del dittatore Nicolàs Maduro furono la provocazione finale che spinse Trump a ordinare un raid militare contro di lui.

Il secondo punto forte di questa campagna è che quasi sempre le battute arrivano da ambasciate dell’Iran che sono nel cosiddetto «sud globale», l’insieme dei paesi che per la sua storia passata e per le sue condizioni attuali hanno delle rivendicazioni forti contro l’Occidente (è un insieme politico più che geografico, ma per comodità viene usata la definizione «sud» anche se, tanto per dire, l’India che ne fa parte è più a nord dell’Australia che non ne fa parte). E questo contribuisce a proiettare un’immagine da «Davide divertente contro Golia ottuso».

Le arguzie del regime iraniano sono rivolte a un pubblico non iraniano, perché in Iran dall’inizio della guerra, il 28 febbraio, è in corso un blocco quasi totale di internet per evitare che la popolazione si rivolti e anche che abbia aggiornamenti da fuori su come sta andando la guerra.

La propaganda iraniana non tocca mai alcuni argomenti, in modo deliberato. Tra questi, il fatto che a gennaio il regime ha ucciso almeno settemila persone mentre manifestavano nelle piazze per chiedere più libertà, ma il numero degli uccisi potrebbe essere molto superiore. Le forze di sicurezza negli stessi giorni hanno arrestato decine di migliaia di persone e ci sono già state alcune condanne a morte per impiccagione, di solito eseguite sollevando in aria i condannati appesi per il collo a una gru. I manifestanti spesso sono accusati di un reato generico che in lingua farsi si chiama «moharebeh» e vuol dire offesa contro Dio o contro lo stato.

C’è un terzo punto forte della campagna, che i giornali inglesi hanno chiamato sarcasm diplomacy (diplomazia del sarcasmo), ma non è merito degli iraniani. La comunicazione di Trump, fatta di eccessi, minacce, dichiarazioni iperboliche e contraddizioni, si presta molto a essere presa di mira. 

Al primo livello, come si diceva, ci sono i video fatti con l’intelligenza artificiale. Un gruppo che prima si faceva chiamare “Notizie Esplosive”, e poi ha cambiato il suo nome in “Media Esplosivi”, produce video in stile Lego che sono diventati popolari sui social. Instagram e YouTube hanno bloccato i video di “Media Esplosivi”, ma circolano ancora molto su altre piattaforme e in ogni caso il gruppo produce soltanto una piccola parte dei video pro Iran che spuntano ogni giorno sui social.

Si tratta di Slopaganda (crasi delle parole slop, sbobba in inglese, e propaganda), l’incrocio fra la sbobba fatta con l’intelligenza artificiale per essere distribuita sui social e la propaganda militare. È una definizione apparsa in un articolo accademico citato di recente dal New Yorker. Appartiene alla stessa categoria dell’Italian brainrot, che fino a poco tempo fa attraeva decine di milioni di visualizzazioni con i video di Bombardiro Crocodilo e altri personaggi surreali creati apposta per confondere gli spettatori, e alla stessa categoria delle storie grottesche della frutta antropomorfa. Ma è un filone creato per compiacere il regime iraniano in tempo di guerra. 

Tra le scene ricorrenti: il sedere del presidente americano Donald Trump che prende fuoco; Trump che piange; missili potentissimi che distruggono bersagli americani; Trump umiliato che obbedisce al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu; portaerei che affondano, e così via. L’idea è che le persone li gireranno ai loro contatti, anche soltanto per curiosità: «Hai visto questo?».

Il gruppo “Media Esplosivi” sostiene di non avere legami con il regime, o per essere più precisi sostiene che un eventuale legame tra il gruppo e il regime è indimostrabile. È possibile che questa quantità di video filo iraniani abbia un’origine doppia: in parte è commissionata e prodotta dal regime, in parte è creata da persone che lo fanno per entusiasmo.