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  • Mercoledì 3 giugno 2026

L’Ucraina sta mettendo migliaia di questi robot da guerra al posto dei soldati

Per ora sono guidati da piloti umani, che decidono se sparare o no contro i soldati russi: «Non vogliamo che diventi proprio come Terminator»

di Daniele Raineri

Un robot DevDroid TW 12,7 dell'esercito ucraino (Daniele Raineri/il Post)
Un robot DevDroid TW 12,7 dell'esercito ucraino (Daniele Raineri/il Post)
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Il governo ucraino ha fatto un ordine di 25mila robot da guerra nel primo semestre di quest’anno e di altri 25mila per il secondo semestre, incluso il modello DevDroid che vedete in queste fotografie scattate in Ucraina. Sono robot fabbricati quasi per intero da aziende ucraine con componenti ucraini. La quantità è quattro volte quella dell’anno scorso. Secondo alcune indiscrezioni, l’anno prossimo il governo ne ordinerà 100mila. 

L’Ucraina sta rimpiazzando i soldati al fronte con questi robot, anche se il fronte come vedremo non è più come ce lo immaginiamo. I robot possono anche andare all’assalto e lo hanno già fatto, ma il loro impiego è soprattutto in difesa, perché c’è una guerra di resistenza contro l’avanzata dei russi. 

A novembre del 2025 un robot ha ucciso quattro soldati russi dentro a un blindato. A gennaio tre soldati russi si sono arresi a un robot che aveva un altoparlante e trasmetteva gli ordini dei soldati ucraini. A febbraio un drone ucraino in volo ha filmato un robot a terra mentre di notte prendeva di mira e uccideva un soldato russo. I DevDroid hanno partecipato alla recente riconquista della città di Kupiansk, nell’est dell’Ucraina.

Il tono del paragrafo che avete appena letto ricorda alcuni articoli di giornali del settembre 1916, nel mezzo della Prima guerra mondiale, che raccontavano la comparsa di grossi macchinari resistenti ai proiettili e capaci di trasportare un equipaggio attraverso il campo di battaglia, chiamati «carri armati».

(Daniele Raineri/il Post)

Meteor, 30 anni, un ufficiale ucraino che ha impiegato i robot sul fronte attorno alla città di Pokrovsk (i militari hanno un nome in codice che usano al posto del nome vero), spiega che ogni DevDroid è controllato da due operatori: uno si occupa della guida e dei movimenti, l’altro comanda l’arma. I robot sono dotati di un sistema di intelligenza artificiale. «L’AI vede i movimenti dei soldati russi davanti al robot, li inquadra e prende la mira. Avvisa anche l’operatore umano della presenza di bersaglio. Ma è l’operatore umano che decide se il robot spara oppure no: non vogliamo che diventi proprio come Terminator”, dice Meteor. 

E i soldati russi non rispondono al fuoco? Quanti colpi servono per mettere fuori uso un DevDroid? A queste domande Meteor risponde che l’arma del robot spara fino a 1,8 chilometri di distanza, che è molto più della gittata dei fucili d’assalto in dotazione ai soldati russi. 

I DevDroid si muovono in quella che gli ucraini chiamano “kill zone” e i russi “zona grigia”, e che ha preso il posto del fronte. È una fascia di territorio conteso larga circa 30 chilometri e sorvolata a ogni ora da decine di migliaia di droni che costano meno di uno smartphone. I piloti dei droni sono attirati da ogni movimento a terra e se vedono un soldato gli si avventano contro e lo uccidono con una carica esplosiva. Il drone esplode a contatto. 

Gli spostamenti in quella fascia con i veicoli sono quasi impossibili, perché danno ancora più nell’occhio dei soldati. I carri armati sono inutili, perché i droni li fanno saltare in aria. Costretti dai loro superiori ad avanzare, i soldati russi hanno provato ad attraversare la kill zone in tanti modi diversi: con le motociclette, su monopattini elettrici e persino a cavallo. Ma i dronisti ucraini li sorprendono allo scoperto e ogni mese ne ammazzano più di 30mila, secondo dati corroborati da prove. 

Nella zona grigia i soldati ucraini restano spesso bloccati nelle loro postazioni per mesi, perché appena provano a spostarsi sono scoperti e inseguiti dai dronisti russi. Cibo e munizioni arrivano loro via droni. I siti di notizie ucraini raccontano di militari assediati nelle stesse buche per periodi di tempo lunghi fino a nove mesi e quando riescono a tornare hanno l’aspetto di naufraghi con la barba folta e i volti anneriti. Non c’è una linea fortificata tracciata con precisione ma tante piccole posizioni di soldati ucraini che cercano a oltranza di tenere indietro i russi. Attorno è un misto di fossati, campi minati, rottami di veicoli e tante piante.

Vista dallo spazio la kill zone è una grande fascia verde che va da nord a sud nell’Ucraina orientale, perché in più di quattro anni di guerra non si è quasi spostata e i campi un tempo coltivati sono stati abbandonati e sono diventati boscaglie. È un intrico di alberelli dove i soldati si tengono bassi per non farsi vedere dai droni. E ora si sono aggiunti i robot a motore elettrico, che girano coperti da reti mimetiche. 

Il compito principale dei DevDroid è difendere le posizioni ucraine. A ogni robot viene assegnato un settore del fronte da presidiare. «Li spostiamo di continuo da un punto all’altro per evitare che i droni russi riescano a trovarli. È una tattica che chiamiamo la giostra», dice Meteor. «Quando invece c’è da attaccare la cosa migliore non è farli muovere di soppiatto ma farli correre», aggiunge. 

(Daniele Raineri/il Post)

L’ufficiale mostra l’aggeggio per pilotare i robot. È un joypad della Xbox, una console per giocare ai videogiochi, ma il sistema è compatibile anche con il joypad della Playstation. È stata una scelta dei produttori. Una generazione di soldati cresciuta giocando con le console adesso si trova in mano gli stessi comandi per fare la guerra. 

Meteor fa parte di un reparto specifico di una brigata (la 157esima meccanizzata) che impiega i robot, ed è stato formato a gennaio. Altri reparti simili sono stati creati pochi mesi prima. Il DevDroid che vedete in queste foto aveva partecipato poco prima a una dimostrazione riservata agli ufficiali ucraini in modo che fossero aggiornati su come sta cambiando il conflitto che stanno combattendo. 

Più dei robot cingolati che arrancano verso le posizioni nemiche, più dei missili che arrivano all’alba su Kyiv, se questa fase della guerra ucraina dovesse essere riassunta in una scena potrebbe essere questa: un ingegnere ucraino di 43 anni dello stesso reparto di Meteor, in divisa mimetica, che alza la testa da un banco con un microscopio e mostra un circuito che ha appena finito di costruire. «Questo è il circuito che riceve i comandi del robot. Se lo acquistiamo costa 200 euro. Se ce lo facciamo da soli costa 18 euro di materiali». 

La produzione delle nuove armi ucraine, inclusi i robot, deve essere scalabile: deve poter far fronte a un aumento delle richieste senza grandi stravolgimenti nello sforzo di produzione. E deve essere economica. Al quinto anno di resistenza all’invasione gli ucraini hanno bisogno di macchine che infliggano danni ai soldati russi, senza costare e senza fronzoli. Quando si muovono i DevDroid sembrano la versione su cingoli dei robottini casalinghi che fanno le pulizie, ma sparano. 

(Daniele Raineri/il Post)

L’importanza della connessione internet per combattere
In questa nuova fase della guerra la connessione internet satellitare Starlink, gestita da un’azienda di Elon Musk, ha un ruolo fondamentale. I droni che volano sono controllati via radio, ma quando scendono troppo in basso finiscono sotto il cosiddetto orizzonte radio e perdono il collegamento con i piloti. Per i robot terrestri il problema sarebbe ancora più serio: si muovono sempre al livello del suolo tra alberi, edifici e rilievi del terreno e non possono affidarsi alle comunicazioni radio. Così ogni DevDroid è dotato anche di un terminale Starlink e le comunicazioni con i piloti avvengono via internet. 

In teoria i russi non potevano accedere ai servizi di SpaceX, l’azienda che vende i kit Starlink, ma in pratica fino all’inizio di febbraio riuscivano a comprare e usare tutti i kit Starlink che volevano grazie a intermediari compiacenti. A gennaio un drone esplosivo russo dotato di Starlink è riuscito a colpire un treno in movimento nella regione di Kharkiv, un’impresa che è stata resa possibile dalla connessione satellitare. 

A quel punto il ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, 35 anni, ha chiesto a SpaceX di bloccare l’accesso russo a Starlink e di verificare tutti gli account per escludere gli imbroglioni che compravano abbonamenti a Starlink e li passavano ai militari russi. Così i russi sono rimasti senza connessione internet al fronte. È una delle ragioni che spiegano perché in questi mesi non stanno riuscendo ad avanzare. 

Meteor dice che quando un robot ucraino viene colpito la prima parte che provano a recuperare è la scheda della connessione Starlink, in modo da non perdere i soldi dell’abbonamento che hanno già pagato. Così possono montare la scheda su un altro robot. 

– Leggi anche: Che cos’è Starlink

La guerra con i robot è più realistica dei negoziati
La produzione di droni in Ucraina ha anche un significato politico perché ci dice qualcosa sulla percezione che gli ucraini hanno dell’invasione e della sua durata. L’illusione di una fine del conflitto vicina grazie a un negoziato è appunto un’illusione. Un paese che inventa un modo nuovo di fare la guerra e ci investe risorse enormi non crede a una soluzione veloce. Saranno le armi, dai fucili di epoca sovietica ai droni guidati dall’intelligenza artificiale, che un giorno porteranno la Russia al tavolo del negoziato, non la mediazione arruffata del presidente statunitense Donald Trump.

C’è anche un altro risvolto politico. Il governo ucraino deve risolvere con urgenza il problema della mancanza di soldati al fronte, degli arruolamenti forzati di gente comune e delle diserzioni. Il compito di questi robot è morire al posto dei soldati. A marzo Andriy Biletsky, comandante del Terzo Corpo d’Armata delle Forze terrestri ucraine, ha detto che l’obiettivo è sostituire un terzo dei militari ucraini al fronte con i robot entro il 2027. 

Per i soldati un conto è essere assediati in una posizione avanzata di pochi metri quadrati, magari d’inverno, con i russi che pressano ogni giorno e senza sapere quando sarà possibile tornare indietro, e un altro conto è pilotare un robot armato da un posto relativamente sicuro a chilometri di distanza. 

Tra novembre e dicembre un DevDroid della Terza Brigata d’Assalto ha respinto i soldati russi per 45 giorni consecutivi. Ogni due giorni i soldati lo richiamavano indietro per una pausa di quattro ore, ricaricavano la sua batteria e le munizioni. «Nella posizione era presente soltanto il sistema», ha detto il comandante della sua compagnia. «Questo era il concetto fondamentale: i robot non sanguinano».

Fedorov, il già citato ministro della Difesa, ha dichiarato che il 100 per cento delle operazioni logistiche saranno eseguite da robot (nello specifico si riferiva a piattaforme senza armi che possono tollerare quintali di carico). Per operazioni logistiche s’intende portare cibo e munizioni ai soldati dentro la kill zone ed evacuare i feriti, missioni incredibilmente pericolose perché i movimenti attirano i droni più delle postazioni fisse.

Matematico, un soldato responsabile della riparazione dei droni (prima della guerra studiava matematica pura e sull’avambraccio ha tatuate la trasformata di Fourier e la curva di Hilbert), dice che i robot che oggi si occupano della logistica hanno un’aspettativa di vita attorno alle 10 missioni. 

I robot sono reali e potrebbero anche pilotarsi da soli, ma che il piano per rimpiazzare i soldati su larga scala possa funzionare è ancora tutto da dimostrare.

Matematico, il soldato responsabile della riparazione dei droni, al lavoro (Sofia Bobok per il Post)

Come sono fatti i robot
Come si vede dalle foto, il robot è diviso grosso modo in un modulo sopra e un modulo sotto. Sopra c’è l’arma, con tre bracci che la fanno muovere e un nastro protetto per le munizioni. I soldati lo chiamano Wally, come Wall-e, il lungometraggio della Pixar che ha per protagonista un robot su cingoli. DevDroid ha tre telecamere sul muso: una normale, una con una lente grandangolare che permette un’inquadratura più ampia, e un’altra è una telecamera termica che serve a vedere quando c’è buio.

Il gruppo di telecamere di Wally è gestito da un software di intelligenza artificiale che ha due modalità: capisce quando qualcosa cambia nell’inquadratura, e quindi quando c’è movimento, oppure cerca in modo specifico soldati e mezzi russi perché è stata allenata a riconoscerli con i dati tratti da molti video di combattimento. 

Sotto, la parte con i cingoli è una piattaforma modulare, nel senso che in questo caso porta una mitragliatrice ma può essere usata anche per altro. I soldati possono montare un’arma diversa, oppure toglierla del tutto: può essere usata anche per portare taniche di acqua e cibo ai soldati. Senz’arma la piattaforma può portare 300 chili di carico, soldati inclusi. In breve: le piattaforme (i moduli sotto) sono cingolati a batteria elettrica con un’autonomia di 35 chilometri che rispondono ai comandi da decine di chilometri di distanza. Poi gli ucraini le configurano come vogliono. In questo periodo stanno montando dei piccoli generatori a carburante che alimentano la batteria per allungare il raggio d’azione fino a 80 chilometri.

L’arma del robot in queste foto è una mitragliatrice Browning da 12,7 millimetri, con 300 colpi. È un calibro grosso, che può fare a pezzi un’auto o abbattere un elicottero. Il sistema formato dalla mitragliatrice, dai bracci che fanno muovere la mitragliatrice e dalle tre telecamere sul muso si chiama DevBox ed è la parte più tecnologica del robot. 

I cinefili più sofisticati riconosceranno quest’arma perché nel finale del quarto film della serie Rambo il protagonista si impadronisce proprio di una Browning a bordo di una jeep e dall’alto di una collina, quando tutto sembra perduto, salva la situazione e stermina un gruppo di perfidi soldati birmani.

(Daniele Raineri/il Post)

Questo articolo è il primo di una serie sulle nuove armi usate nella guerra in Ucraina. Sono scritti da Daniele Raineri, che ha raccolto il materiale sul campo durante una trasferta, raccontata giorno per giorno nella newsletter Outpost.