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  • Venerdì 17 luglio 2026

La repressione a Hong Kong contro le librerie indipendenti

Da anni sono prese di mira dal regime cinese, che arresta proprietari e impiegati e usa diversi metodi per farle chiudere

Un cliente dell'Hunter Bookstore di Hong Kong legge una rivista sulla protesta di Piazza Tienanmen del 1989. Dal 2020 a Hong Kong sono vietate le manifestazioni in ricordo dell'evento, come da sempre in tutta la Cina (May James/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)
Un cliente dell'Hunter Bookstore di Hong Kong legge una rivista sulla protesta di Piazza Tienanmen del 1989. Dal 2020 a Hong Kong sono vietate le manifestazioni in ricordo dell'evento, come da sempre in tutta la Cina (May James/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)
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Mercoledì la polizia di Hong Kong ha arrestato cinque persone che lavoravano in due librerie indipendenti, Greenfield Book Store e Have A Nice Stay, accusandole di vendere libri sovversivi che incitano all’odio contro il governo, la magistratura e la polizia locali. Non è la prima volta che succede una cosa del genere a Hong Kong, regione amministrativa speciale cinese che per molto tempo aveva goduto di un certo margine di autonomia e democrazia, ma che da qualche anno è sempre più controllata dal regime cinese e sempre meno libera.

Le librerie indipendenti sono state a lungo un simbolo dell’indipendenza di Hong Kong rispetto al regime cinese e gli attacchi nei loro confronti sono uno degli aspetti più emblematici della progressiva soppressione della libertà di espressione. Fino a dieci anni fa erano molte di più. Erano frequentate anche da cittadini cinesi che potevano acquistare libri che in Cina erano vietati, come biografie non autorizzate dei leader del Partito Comunista o libri che ricostruivano eventi storici censurati dal regime.

L’evento più importante nella repressione delle librerie indipendenti fu nel 2015, quando cinque uomini legati a una libreria e casa editrice che aveva pubblicato un libro sulla vita privata del presidente Xi Jinping scomparvero.

I cinque furono arrestati dalla polizia cinese fra Cina, Hong Kong e Thailandia, e trasferiti senza un processo in carceri cinesi dove vennero interrogati per mesi. Dopo oltre 400 giorni a uno di loro, il libraio Lam Wing-kee, fu permesso di tornare a Hong Kong con l’ordine di recuperare informazioni sui clienti della libreria e tornare in Cina tre giorni dopo. Una volta superato il confine, però, Lam denunciò la sua condizione e le autorità locali, al tempo più indipendenti, si rifiutarono di estradarlo.

Lam Wing-kee fotografato nel 2021 a Taipei, a Taiwan, dove nel 2019 si era trasferito e aveva aperto una libreria. Lam è morto a luglio del 2026 (Walid Berrazeg/Anadolu Agency via Getty Images)

Oggi la repressione viene fatta soprattutto con la legge sulla sicurezza nazionale approvata dalla Cina nel 2024 e pensata come strumento per esercitare pieno controllo su Hong Kong e reprimere in maniera severa il dissenso. La legge ha aumentato le pene per le persone che vendono o possiedono pubblicazioni considerate sovversive dal governo, ma non include una lista di titoli vietati, lasciando ampio margine al regime per arrestare e condannare chiunque venga considerato una minaccia.

I librai arrestati mercoledì rischiano fino a sette anni di carcere. Have A Nice Stay, una delle due librerie prese di mira, aveva annunciato due giorni prima che avrebbe chiuso a fine agosto dopo quattro anni di attività. Aveva citato problemi finanziari, «l’incertezza del contesto sociale» di Hong Kong e in particolare la definizione volutamente poco chiara contenuta nella legge del 2024 di quali testi siano illegali.

– Leggi anche: Cinque anni di repressione a Hong Kong

Le stesse accuse erano state rivolte a marzo al proprietario e a tre dipendenti della libreria Book Punch. I quattro erano stati arrestati per aver reso disponibile la biografia dell’imprenditore dei media e attivista pro-democrazia Jimmy Lai, condannato a febbraio a 20 anni di carcere in un processo diventato un simbolo della repressione cinese su Hong Kong.

E ugualmente era successo a giugno con la proprietaria e un altro impiegato dell’Hunter Bookstore, dove venivano venduti libri che ricordano la strage di piazza Tienanmen, fra gli eventi della storia cinese su cui il regime applica la censura più rigida (la strage avvenne il 4 giugno del 1989 e fu ordinata dall’allora governo di Deng Xiaoping). I librai del Book Punch e dell’Hunter Bookstore sono stati poi rilasciati su cauzione, in attesa di processo.

Nel 2022 cinque logopedisti furono condannati a 19 mesi di prigione per aver pubblicato un libro per bambini in cui Hong Kong era rappresentata come un branco di pecore tormentate dai lupi provenienti dalla Cina continentale.

Leticia Wong, proprietaria dell’Hunter Bookstore, il 20 giugno del 2025. Prima di aprire la libreria Wong era stata una consigliera distrettuale del Partito Civico, un partito pro-democrazia scioltosi ufficialmente nel 2024 (AP Photo/Chan Long Hei)

Un altro modo per limitare l’attività delle librerie indipendenti è impedire loro di partecipare alla Fiera del libro di Hong Kong, una delle manifestazioni editoriali più frequentate al mondo, che fra il 2014 e il 2015 aveva superato il milione di visitatori. Da allora il pubblico della fiera è in calo e sono sempre meno anche gli editori e i librai a cui è permesso partecipare. Per esempio, quest’anno Have A Nice Stay e Greenfield Book Store erano state escluse, così come altre due note librerie indipendenti della città, Elmbook e Luckwin.

Secondo Human Rights Watch dalla fine del 2023 la polizia della città ha avviato inoltre verifiche fiscali su almeno sei librerie indipendenti, un’altra tecnica con cui la Cina fa in modo che queste attività siano costrette a chiudere.

Libri scritti dal presidente cinese Xi Jinping esposti alla Fiera del libro di Hong Kong, il 16 luglio del 2026 (Photo by Cheng Xin/Getty Images)