A Hong Kong per la prima volta è stata vietata l’annuale veglia di commemorazione delle proteste di piazza Tienanmen

La folla radunata a Hong Kong per ricordare il trentesimo anniversario delle proteste di piazza Tienanmen, nel 2019. (AP Photo/Kin Cheung)
La folla radunata a Hong Kong per ricordare il trentesimo anniversario delle proteste di piazza Tienanmen, nel 2019. (AP Photo/Kin Cheung)

La polizia di Hong Kong ha vietato per la prima volta l’organizzazione dell’annuale veglia di commemorazione delle proteste di piazza Tienanmen, a Pechino. Il divieto è stato motivato con il rischio della diffusione del coronavirus tra i manifestanti, anche se in molti credono che il vero motivo sia il timore di nuove proteste, come quelle che gli attivisti per la democrazia portano avanti da quasi un anno.

Negli ultimi giorni, con la fine di molte delle misure restrittive per la pandemia da coronavirus, le proteste erano ricominciate in seguito alla proposta di legge approvata di recente dall’Assemblea Nazionale del popolo della Cina, massima autorità legislativa della Repubblica popolare, che darà nuovi grandi poteri al governo cinese in materia di sicurezza nazionale ad Hong Kong: i dettagli del testo non sono ancora chiari, ma il timore è che la Cina possa di fatto mettersi nella posizione di punire qualunque atto ritenuto contrario alla “sicurezza nazionale”.

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Hong Kong, territorio autonomo nel sud est della Cina, è uno degli unici due posti della Cina, insieme a Macao, in cui le manifestazioni per il ricordo delle proteste di piazza Tienanmen del 4 giugno 1989 sono consentite, per via del loro statuto speciale. Nel resto del paese sono da sempre vietate.

Gli organizzatori della manifestazione hanno detto che si ritroveranno comunque a Victoria Park per commemorare l’anniversario, accendendo una candela in silenzio, e hanno invitato tutti gli altri cittadini a fare lo stesso organizzando manifestazioni online.

Il 4 giugno 1989, l’esercito cinese represse con violenza le grandi manifestazioni studentesche che da settimane chiedevano democrazia e rispetto dei diritti umani nel paese. Non sono mai state diffuse stime ufficiali, ma si ritiene che i morti tra i civili furono diverse centinaia. L’episodio più famoso e riprodotto delle proteste fu quello del manifestante – la cui identità è rimasta ignota – che bloccò disarmato una colonna di carri armati cinesi sulla piazza.