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  • lunedì 9 Agosto 2021

Momenti olimpici che si sono fatti notare

Record e medaglie notevoli, prime volte, medagliati sessantenni e vincitrici tredicenni: semplicemente gran bei momenti di sport

(AP Photo/Ashley Landis)

Sono finite le Olimpiadi di Tokyo, a cui hanno partecipato 11mila atleti in 330 eventi di oltre 30 sport. Dopo aver fatto i conti con il medagliere (vinto dagli Stati Uniti, con un oro di vantaggio sulla Cina, e con l’Italia decima con 10 ori, 10 argenti e 20 bronzi) e in attesa delle Olimpiadi di Parigi (mancano un po’ più di mille giorni), un rapido compendio dei momenti che più si sono fatti notare e che presumibilmente più si faranno ricordare.

Droni e pittogrammi
La cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Tokyo 2020 è stata senza pubblico, in una forma ridotta e rivisitata a causa della pandemia. L’ultima tedofora è stata la tennista Naomi Osaka e tra i momenti che più si sono fatti apprezzare ce n’è stato uno che ha riguardato l’uso coordinato di molti droni.

E un altro, meno tecnologico ma di grande effetto, in cui sono stati ricreati dal vivo i cinquanta pittogrammi che indicano le discipline olimpiche.

Il ritiro e il ritorno di Simone Biles
La 24enne ginnasta statunitense era tra gli atleti più attesi a Tokyo, perché dopo i quattro ori che aveva vinto nel 2016 a Rio ci si aspettava che potesse fare altrettanto, o addirittura meglio. Dopo qualche prestazione al di sotto dei suoi incredibili standard, già nei primi giorni delle Olimpiadi Biles si era ritirata dalla gara di ginnastica artistica a squadre, e poi da una serie di altre gare individuali. Ha detto di aver avuto problemi di stress e di non essersi trovata nelle condizioni psicofisiche adatte per gareggiare, spiegando di aver sofferto di “twisties”, problemi di natura psicomotoria che fanno perdere l’orientamento durante l’esecuzione di alcuni esercizi.

Dopo essersi allenata in segreto in una palestra giapponese, Biles è tornata per la gara individuale alla trave, un attrezzo parecchio difficile da affrontare e l’unico in cui a Rio non aveva vinto l’oro, e ha vinto il bronzo. «Vale più di tutti gli ori», ha detto.

La velocissima Elaine Thompson-Herah
La ventinovenne velocista giamaicana ha vinto tre ori: nei 100 e nei 200 metri e nella staffetta 4×100. Ancora meglio rispetto a Rio, dove già aveva vinto l’oro nei 100 e nei 200, ma dove nella staffetta si era fermata all’argento. Nei 100 e nei 200 Thompson-Herah si è inoltre avvicinata più di ogni altra donna nella storia agli storici e quasi inarrivabili record che la statunitense Florence Griffith fece nel 1988.

Jesús Ángel García
È spagnolo e a Tokyo è arrivato 35esimo nella 50 chilometri di marcia. Ha 51 anni, ed era la sua ottava partecipazione alle Olimpiadi, sempre nella 50 chilometri di marcia: una gara sfinente, che tra l’altro alle Olimpiadi di Parigi non sarà riproposta. Le sue prime Olimpiadi furono quelle di Barcellona del 1992 e il miglior risultato fu un quarto posto a Pechino, nel 2008.

(Clive Brunskill/Getty Images)

L’oro condiviso di Barshim e Tamberi
Nella finale del salto in alto maschile, al termine di una gara in cui erano rimasti solo loro, con la stessa altezza saltata e gli stessi errori, l’italiano Gianmarco Tamberi e il qatariota Mutaz Barshim – molto amici e entrambi con un complicato infortunio alle spalle – hanno deciso, potendolo fare, che ne avevano abbastanza di gareggiare e che a un possibile “spareggio” preferivano due medaglie d’oro, una a testa. Non è la primissima volta in cui un oro olimpico viene assegnato ex aequo, ma il modo in cui è successo e la storia dell’amicizia tra i due lo rendono un momento olimpico che si farà ricordare, non solo in Italia.

– Leggi anche: Possiamo avere due ori?

Marcell Jacobs e la 4×100 italiana
Per chi nell’ultima settimana sia stato su un’isola senza edicole, social, televisioni, giornali e connessione internet, vi informiamo che pochi minuti dopo la vittoria di Tamberi (e di Barshim), l’italiano Marcell Jacobs ha vinto la medaglia d’oro nei 100 metri: in una giornata come ce n’erano state pochissime, forse nessuna, nella storia dello sport italiano. Andava già benissimo così, ma poi Jacobs, Lorenzo Patta, Fausto Desalu e Filippo Tortu hanno vinto – in rimonta, e che rimonta – l’oro nella staffetta 4×100.

(Matthias Hangst/Getty Images)

La marcia pugliese e l’atletica italiana
Agli ori di Tamberi, Jacobs e della 4×100 si sono aggiunti i due ori vinti nella 20 chilometri di marcia da Antonella Palmisano e Massimo Stano, entrambi pugliesi. In tutto fanno cinque ori per l’atletica leggera italiana a Tokyo, dopo che a Rio non era arrivata nemmeno una medaglia.

Emma McKeon
La 27enne nuotatrice australiana è tornata a casa da Tokyo con in valigia (o forse al collo) sette medaglie, quattro delle quali d’oro. Ha vinto più ori lei, da sola, che paesi come Spagna, Svezia, Svizzera o Turchia. E ha eguagliato il record di ori vinti da un’atleta in una sola edizione delle Olimpiadi, che fu fatto nel 1952 dalla ginnasta sovietica Mariya Gorokhovskaya. Già a Rio, comunque, McKeon se l’era cavata benino:

La vincente ginnastica artistica russa
La Russia (o per essere più precisi il Comitato olimpico russo) ha vinto 71 medaglie, 20 delle quali d’oro. Due ori che si sono fatti parecchio notare sono quelli vinti nel concorso a squadre della ginnastica maschile e femminile. Nella ginnastica femminile a squadre, la Russia non vinceva l’oro dalle Olimpiadi del 1992, e ha vinto piuttosto a sorpresa contro le favoritissime statunitensi (non solo per Biles). Nella ginnastica maschile i russi hanno vinto un oro che è rimasto in bilico fino all’ultimo esercizio, dopo 25 anni in cui a vincere erano state sempre le squadre di Cina o Giappone.

(Jamie Squire/Getty Images)

La non vincente ginnasta ritmica russa
Nella ginnastica ritmica, invece, la grande favorita era la russa Dina Averina, pluricampionessa mondiale, e c’era comunque qualche possibilità che a vincere potesse essere Arina, sua sorella gemella. Anche perché dal 1996 nella ginnastica ritmica l’oro individuale era sempre andato alla Russia. A Tokyo, invece, l’oro l’ha vinto l’israeliana Linoy Ashram; Dina Averina si è presa solo l’argento e Arina Averina è arrivata quarta. A leggere e ascoltare le sue successive interviste, sembra tra l’altro che Dina Averina non l’abbia presa benissimo, visto che si è detta in disaccordo con i voti dei giudici.

I tuffi di Quan Hongchan
La 14enne tuffatrice cinese ha vinto l’oro nella piattaforma da 10 metri, dopo una finale in cui ogni suo tuffo ha ricevuto almeno un 10 e nella quale due tuffi hanno ricevuto 10 da ognuno dei sette giudici che li hanno votati.

La costanza di Mijaín López
Il 38enne lottatore cubano ha vinto per la quarta volta consecutiva l’oro nella lotta greco-romana. È da Pechino 2008, le sue prime Olimpiadi, che il vincitore nella categoria riservata agli atleti più pesanti è lui. Oltre a lui, solo altri cinque atleti sono riusciti a vincere, per quattro Olimpiadi di fila, l’oro in una stessa gara individuale: in questo gruppo ristretto ci sono anche Michael Phelps e Carl Lewis. Non è detto, comunque, che López non ci riproverà a Parigi.

(Tom Pennington/Getty Images)

L’oro per Tom Daley, infine
Il 27enne tuffatore britannico aveva vinto il bronzo a Londra e a Rio, e a Tokyo è finalmente riuscito a vincere l’oro: nei tuffi sincronizzati da 10 metri, insieme a Matty Lee. Poi ha anche vinto un bronzo individuale. Frattanto Daley, grande appassionato dei lavori a maglia, ha anche fatto un cardigan, venduto all’asta per beneficenza.

Gli anni di Andrew Hoy
Sono 62 e lui ha vinto (insieme e in parte grazie al suo cavallo) un argento e un bronzo nell’equitazione. Le sue prime Olimpiadi furono quelle del 1984 a Los Angeles ed è ora il più anziano medagliato olimpico da quando nel 1968 il velista svizzero Louis Noverraz vinse un argento a 66 anni.

(Julian Finney/Getty Images)

Lo skateboard, il surf, l’arrampicata, il basket 3 contro 3
Sono quattro dei nuovi sport di queste Olimpiadi, che saranno riconfermati anche a Parigi. Il surf ha un po’ sofferto del fatto che le onde non fossero granché, l’arrampicata (presente in una formula che ha scontentato molti appassionati ma che ha reso le gare piuttosto avvincenti) ha visto vincere a sorpresa lo spagnolo Alberto Ginés López e – per niente a sorpresa – la slovena Janja Garnbret. Nel basket 3 contro 3 l’oro femminile è andato agli Stati Uniti (che hanno vinto anche in quello “tradizionale” 5 contro 5). Il primo oro olimpico maschile di basket 3 contro 3 è andato invece alla Lettonia.

– Leggi anche: Come si diventa sport olimpico

Lo skateboard, in cui il Giappone è tra l’altro andato un gran bene, con tre ori e cinque medaglie complessive, si è fatto notare per la gioventù e la generale spensieratezza di molti suoi atleti e atlete. Una delle gare, tra l’altro, è stata vinta dalla tredicenne Momiji Nishiya, la seconda più giovane vincitrice nella storia delle Olimpiadi.

La quinta finale olimpica consecutiva di Federica Pellegrini
Nei 200 metri stile libero, la sua gara, di cui dal 2009 è detentrice del record del mondo. Dopo la finale ha detto: «È stato un bel viaggio, me la sono goduta. Sono felice anche del tempo. È il mio ultimo 200 a livello internazionale, a 33 anni è il momento migliore. Sono fiera di essere stata capitana negli ultimi mesi. Lascio una squadra mai così forte, ci sarà un bel nuoto nei prossimi anni in Italia».

L’incredibile vittoria di Karsten Warholm
Il 25enne ostacolista norvegese ha vinto, come da previsioni, l’oro nei 400 metri ostacoli. Era alquanto difficile prevedere però il come: Warholm ha vinto con un tempo di 45 secondi e 95 centesimi. Ha migliorato di diversi decimi di secondo il record mondiale che lui stesso aveva fatto a luglio, quando aveva corso i 400 ostacoli in 46 secondi e 70 centesimi, migliorando a sua volta un record che resisteva da ancor prima che lui nascesse.

Ed è a suo modo incredibile anche il secondo posto di quella stessa gara: perché lo statunitense Rai Benjamin ha corso in 46 secondi e 17 centesimi. Un tempo eccezionale, che senza il 45,95 di Warholm sarebbe stato a sua volta un incredibile record mondiale.

Un’altra maratona di Eliud Kipchoge
Il 36enne keniano ha vinto la maratona, dominandola, probabilmente la gara più olimpica di tutte. Dopo che già aveva vinto cinque anni fa a Rio, Kipchoge ha corso i 42 chilometri e 195 metri della maratona in 2 ore, 8 minuti e 38 secondi, ed è arrivato con quasi un minuto e mezzo di vantaggio sul secondo, l’olandese Abdi Nageeye.

– Leggi anche: La storia della maratona olimpica

Gli ori giapponesi nel softball e nel baseball
Entrambi gli sport sono parecchio seguiti in Giappone, e in entrambi le squadre di casa hanno vinto in finale contro gli Stati Uniti. Le vittorie hanno ancora più valore perché già si sa che né il baseball né il softball saranno sport olimpici a Parigi: era, per molti e per molte, davvero l’occasione di una vita.

(Yuichi Masuda/Getty Images)

Ryo Kiyuna nel Nippon Budokan
A Parigi non tornerà nemmeno il karate, un’arte marziale giapponese con radici millenarie i cui principi furono formalizzati nel 1868 sull’isola giapponese di Okinawa. A Tokyo il karate era diviso in due discipline: il kumite (dove tra gli altri ha vinto l’italiano Luigi Busà) e il kata, dove ci si esibisce da soli eseguendo una serie di mosse contro un avversario immaginario, venendo poi valutati dai giudici su parametri sia tecnici che atletici. Nel kata – senza dubbio strano e di difficile comprensione per i profani – l’oro maschile è andato al giapponese Ryo Kiyuna: che quindi ha vinto in casa, all’interno dello storico Nippon Budokan, un palazzetto dedicato alle arti marziali.

Grandi momenti di sportività
Come spesso succede alle Olimpiadi, anche a Tokyo si sono visti diversi casi di atleti e atlete che si sono aiutati, appoggiati e complimentati a vicenda. Tra i tanti esempi possibili, alcuni dei quali raccolti sul sito delle Olimpiadi, c’è quello di Nijel Amos, atleta del Botswana, e dello statunitense Isaiah Jewett. Nella semifinale degli 800 metri i due si sono toccati e sono caduti a terra, perdendo così ogni possibilità di accedere alla finale. Una volta a terra, comunque, si sono dati la mano, si sono aiutati l’un l’altro a rialzarsi e, con calma, sono arrivati insieme fino al traguardo.

(Christian Petersen/Getty Images)

Prime medaglie e primi ori
A Tokyo i paesi ad aver vinto una medaglia sono stati 88 (un record) e quelli ad aver vinto una medaglia d’oro sono stati 63 (anche questo un record). E prima delle Olimpiadi c’erano 71 paesi che non avevano vai vinto una medaglia e 109 che non ne avevano mai vinta una d’oro. Alcuni ce l’hanno fatta proprio a Tokyo.

I paesi che a Tokyo hanno vinto le prime medaglie olimpiche della loro storia sono: Turkmenistan, San Marino (che ci ha evidentemente preso gusto e ha vinto un argento e due bronzi) e Burkina Faso.

I paesi ad aver vinto il loro primo oro olimpico sono stati invece Filippine, Qatar e Bermuda, che con una superficie di 53,1 chilometri quadrati è diventato anche il paese più piccolo a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi.