Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim festeggiano l'oro nel salto in alto (Richard Heathcote/Getty Images)

«Possiamo avere due ori?»

In una finale di salto in alto che verrà ricordata a lungo, Gianmarco Tamberi e Mutaz Barshim hanno scelto di vincere due medaglie d'oro di comune accordo

Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim festeggiano l'oro nel salto in alto (Richard Heathcote/Getty Images)

La finale maschile del salto in alto alle Olimpiadi, disputata domenica nel primo pomeriggio italiano, era una delle gare più attese del fine settimana a Tokyo. È stata effettivamente una finale appassionante e si è conclusa in un modo che raramente si era visto ai Giochi olimpici. L’italiano Gianmarco Tamberi e il qatariota Mutaz Barshim, campione del mondo in carica, hanno condiviso la medaglia d’oro, ricevendone una a testa.

Tamberi e Barshim avevano saltato meglio di tutti gli altri concorrenti: sei tentativi tutti validi, ma si erano fermati insieme ai 2,37 metri. Dopo tre tentativi non riusciti alla misura successiva (2,39), il giudice di gara aveva spiegato loro che sarebbe stato possibile continuare la finale con il “jump-off”, una specie di spareggio da disputare sull’ultima misura saltata (2,37) con un unico tentativo, andando poi a scendere ancora in caso di errori condivisi, fino al primo salto buono. Così facendo l’oro sarebbe andato a soltanto uno dei due: un bel rischio per entrambi, visto dove erano arrivati.

Barshim però ha interrotto subito il giudice chiedendogli: «Possiamo avere due ori?». Dopo qualche secondo di esitazione, il giudice ha risposto: «È possibile, se decidete entrambi di essere campioni».

Prima che il giudice finisse di parlare, Barshim ha dato la mano a Tamberi, che appena ha capito cosa stava succedendo gli è saltato addosso, continuando poi a festeggiare il suo primo oro olimpico per tutta la pista. L’esito della gara si è quindi deciso con la regola 26.8.4 dell’atletica leggera, che in alcuni casi prevede la condivisione dell’oro se di comune accordo tra gli atleti coinvolti.

Tamberi e Barshim sono coetanei e amici, ed entrambi avevano avuto lo stesso infortunio al tendine d’achille che aveva richiesto lunghi periodi di riabilitazione. Nelle interviste dopo la gara, Barshim ha detto: «Due ori sono meglio che uno». Tamberi ha aggiunto: «Non c’era una persona con cui avrei voluto condividere l’oro più di Barshim, con cui siamo passati attraverso lo stesso problema».

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