Perché i film di Bollywood sono ambientati in Svizzera

Lo racconta il nuovo numero di The Passenger, la rivista di viaggio di Iperborea

L’India è il paese di cui si occupa il nuovo numero di The Passenger, il libro-magazine della casa editrice Iperborea dedicato ai viaggi, che esce il 4 marzo. Ci sono illustrazioni, infografiche, consigli di romanzi, saggi e canzoni, articoli, reportage, commenti. La scrittrice Arundhati Roy racconta come funziona il crudele sistema delle caste tuttora in vigore; la giornalista Sonia Faleiro fa un ritratto di Vinesh Phogat, una delle più forti lottatrici di stile libero al mondo; il professore Arunava Sinha suggerisce 4 libri diversi della sterminata letteratura indiana fatta di 12 lingue e dialetti; la designer Susmita Mohanty ripercorre la storia dell’Isro, il programma spaziale indiano.

Tutte le fotografie sono state realizzate dalla fotografa e videomaker Gaia Squarci, che vive tra Milano e New York, insegna all’International Center of Photography e collabora con le agenzie fotografiche Prospekt e Reuters. Ha un approccio personale e ha lavorato su temi legati alla relazione tra uomo e ambiente, sulla disabilità e i rapporti familiari. Le sue foto sono state pubblicate, tra gli altri, dal New York Times, Time, Magazine, Vogue, Internazionale e Io Donna.

I numeri di The Passenger usciti finora hanno parlato di BrasileBerlino, Norvegia, Grecia, PortogalloIslanda, Paesi Bassi e Giappone. Oltre che sul sito, potete seguire la rivista su Instagram, Facebook e Twitter.

Di seguito, un estratto di “Stacco: Svizzera”, in cui la scrittrice e fotografa Juhi Saklani racconta il successo della Svizzera come meta ambita ed esotica dei film di Bollywood, l’Hollywood indiano.

La copertina di The Passenger – India

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Stacco: Svizzera

Testo di Juhi Saklani
Traduzione di Giogia Guerzoni

Una giovane donna ha appena incontrato l’uomo che ama, che da brava ragazza qual è non ha ancora sposato, o forse il suo amore è ancora segreto. Si ritira in camera, chiude gli occhi e… ecco che arriva quell’elemento fondamentale dei film di Bollywood del secolo scorso, la Scena del sogno: gli attori corrono al rallentatore intonando una canzone d’amore, l’eroina indossa sari e stole che fluttuano nella brezza. E come sfondo di qualsiasi sogno che si rispetti non può che esserci… la Svizzera.

Nessuno sapeva comporre queste sequenze musicali meglio di Yash Chopra (1932-2012), produttore e regista, vero e proprio colosso di Bollywood: nella sua lunga carriera arrivò a produrre più di cinquanta film, tra cui molti di enorme successo. Attivo già negli anni Sessanta con film critici nei confronti della società conservatrice e negli anni Settanta con intensi drammi d’azione, è tuttavia ricordato prevalentemente per i suoi film successivi, che hanno formato un’immagine duratura dell’amore romantico in India – e la Svizzera era un elemento chiave nella sua ricetta. Vette innevate, laghi cristallini, idilliche scene pastorali con tanto di pecore nei prati – lo sfondo perfetto per eroi ed eroine che si corrono incontro come se fosse fisicamente impossibile contenere l’impulso della passione, ed esplodono in balli e canti come se fossero l’unico modo per sfogare il loro sentimento.

Dopo aver prodotto scene del genere nei suoi film per quasi trent’anni, nel 2011 Chopra è stato nominato ambasciatore onorario della città svizzera di Interlaken, dove nel 2016 gli hanno persino dedicato una statua, mentre il suo amato lago Lauenensee, vicino a Gstaad, dove ha girato molti dei suoi film, è stato ribattezzato (ufficiosamente) in suo onore.

Il set della soap opera Kundali Bhagya in uno studio di Bollywood a Mumbai, Maharashtra, India.
(Gaia Squarci – Prospekt Photographers)

Chopra aveva già girato nei Giardini dei tulipani di Keukenhof, vicino ad Amsterdam, il tema musicale del suo film Silsila («Una serie di eventi», del 1981), ma dopo l’incredibile successo del suo ritratto della Svizzera nel film Chandni («Chiaro di luna», 1989), non è più tornato indietro. Nel film, l’eponima eroina Chandni, interpretata dall’attrice Sridevi, sogna di corteggiare il suo amante nelle Alpi. In Darr («Paura», 1993), c’è Juhi Chawla nel ruolo della protagonista che, al settimo cielo perché il suo fidanzato le ha comprato una casa, apre la porta e corre fuori cantando – direttamente in Svizzera! In Dil to pagal hai («Il cuore è matto», 1997), Madhuri Dixit è una timida ragazza che esprime i suoi sentimenti dondolandosi dolcemente al ritmo di una canzone romantica nel bel mezzo di un prato svizzero.

Chopra ha aperto le porte a un’invasione, sia di turisti che di altri registi. Nel 1996, la giornalista di cinema Anupama Chopra scriveva: «Povera Saroj Khan: la migliore coreografa di Bollywood è appena tornata dalla Svizzera – per la sesta volta in cinque mesi. “Vedere le montagne è una tortura” dice.»

Negli anni Novanta le sceneggiature includevano regolarmente l’istruzione «Stacco: Svizzera» e nelle location più popolari le troupe erano così numerose che dovevano fare attenzione a non intralciarsi a vicenda. Nel 2012, Yash Chopra, ormai anziano, ha realizzato il suo ultimo film, Jab tak hai jaan («Finché c’è vita»). Pur essendo quasi del tutto ambientato a Londra, il regista voleva che le riprese del tema musicale fossero girate nel suo paese preferito, ma è mancato prima di terminarle. Il team ha deciso di eliminare del tutto la canzone. Come ha spiegato all’epoca Shah Rukh Khan, attore protagonista del film e idolo indiscusso di Bollywood: «Nessuno voleva andare in Svizzera senza Yash Chopra».

Uno strumento del Jantar Mantar, complesso di strumenti astronomici fatti costruire dal Maharaja Jai Singh II attorno al 1724 per compilare tavole astronomiche, calcolare il tempo e prevedere i movimenti del sole, della luna e dei pianeti del sistema solare; Nuova Delhi, Delhi, India. (Gaia Squarci – Prospekt Photographers)