Blake Lively e Justin Baldoni non andranno a processo

I due attori si sono accordati per chiudere la controversia legata alle accuse di molestie e diffamazione durante la lavorazione del film “It Ends with Us”

Blake Lively alla corte federale di New York l'11 febbraio 2026 (Getty)
Blake Lively alla corte federale di New York l'11 febbraio 2026 (Getty)
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L’attrice Blake Lively ha raggiunto un accordo legale con il regista, produttore e attore Justin Baldoni, che aveva accusato di molestie sessuali e di aver organizzato una campagna con altre persone per rovinare la sua reputazione. Il processo, che avrebbe dovuto dirimere una controversia tra le più raccontate dello show business statunitense di questi anni, sarebbe dovuto cominciare il 18 maggio, e non ci si aspettava che prima sarebbe arrivato un accordo.

Secondo la versione di Lively, le molestie sarebbero avvenute durante le riprese del film It Ends with Us, nel quale avevano lavorato entrambi, Lively come attrice e Baldoni come attore e regista. Baldoni aveva sempre respinto tutte le accuse e a sua volta aveva fatto causa a Lively per diffamazione, richiesta che poi era stata respinta da un giudice.

Ad aprile un giudice federale della California aveva respinto le cause intentate a Baldoni da Lively per molestie sessuali e diffamazione, accogliendone solo tre minori, relative al reato di ritorsione sul lavoro (in cui però non era accusato Baldoni ma la società di produzione). Il giudice aveva specificato che le accuse di molestie erano state archiviate per questioni procedurali, e non perché fosse provato che Baldoni non commise alcun illecito.

– Leggi anche: Le cause legali tra Blake Lively e Justin Baldoni, spiegate

Non sono stati resi noti i termini dell’accordo raggiunto tra Baldoni e Lively, ma è stato solo pubblicato un comunicato che ha un tono molto diverso da quello usato nei mesi precedenti dalle due parti. I due hanno scritto che «restano fermamente impegnati a garantire ambienti di lavoro privi di comportamenti inappropriati e disfunzionali» aggiungendo che sperano che «l’accordo consenta di chiudere la vicenda e permetta a tutte le persone coinvolte di andare avanti in modo costruttivo e sereno, anche favorendo un clima rispettoso online». L’ultima parte probabilmente si riferisce alla dimensione che questo caso ha avuto online, visto che Lively è stata parecchio attaccata sui social negli ultimi due anni.

Il caso attorno a It Ends with Us era cominciato alla fine del 2024, quando molti utenti online avevano notato che Baldoni stava promuovendo il film separatamente rispetto al resto del cast. In quei giorni circolarono numerose speculazioni, soprattutto sui social, anche sul modo in cui Blake Lively parlava del film: fu criticata, tra le altre cose, per non essersi soffermata sul tema della violenza domestica, che era centrale nella storia, e per aver utilizzato una propria linea di prodotti come sponsor del film. Già allora sui giornali scandalistici si era parlato di presunti comportamenti inappropriati di Baldoni sul set, ma l’attenzione e le critiche si concentrarono soprattutto su Lively.

Nel dicembre 2024 Lively accusò Baldoni di diffamazione e molestie sessuali. Tra le varie cose disse che Baldoni l’aveva baciata senza preavviso durante le riprese, che le aveva parlato della propria vita sessuale e che era entrato, con il produttore Jamey Heath, senza permesso nella roulotte dove si stava preparando mentre era svestita e stava allattando.

Negli stessi giorni, il New York Times pubblicò un articolo in cui ricostruiva le strategie che Baldoni avrebbe utilizzato per mettere in cattiva luce Lively ed evitare che l’attenzione si concentrasse sulle accuse contro di lui. Ad agosto del 2024 – quando erano cominciate a emergere le prime critiche a Lively – Baldoni aveva assunto la consulente di comunicazione Melissa Nathan, che in passato aveva lavorato anche con Johnny Depp durante il processo contro l’ex moglie Amber Heard, con l’obiettivo di influenzare la percezione pubblica del caso, soprattutto online.

Secondo il New York Times, questo incarico non si sarebbe limitato a una normale attività di pubbliche relazioni ma avrebbe incluso una strategia per screditare Lively: tra i messaggi citati negli atti c’è uno scambio in cui un collaboratore di Baldoni parla di «seppellire» Lively, intendendo distruggerne la reputazione. Nathan rispose: «Sai che possiamo seppellire chiunque». Inoltre Baldoni, Nathan e altri collaboratori avrebbero discusso esplicitamente di come costruire e diffondere un’immagine negativa dell’attrice.

Il New York Times scrisse che era impossibile sapere quanto di quella cattiva pubblicità fosse stata disseminata dal team assunto da Baldoni e quanto invece «fosse solo stata intercettata e amplificata». Dai messaggi citati dal New York Times, però, loro se ne attribuivano la responsabilità; il 16 agosto 2024 il Daily Mail pubblicò un articolo intitolato “Blake Lively verrà cancellata?” e Nathan lo commentò dicendo: «È questo il motivo per cui mi avete assunta no? Sono la migliore».