(L'Osservatore Romano/Pool Photo via AP)
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  • lunedì 13 Gennaio 2020

Il rapporto fra Benedetto XVI e Papa Francesco non è proprio come in “I due papi”

Il papa emerito ha appena pubblicato un libro molto critico contro la fazione progressista della Chiesa, che fa capo al suo successore

(L'Osservatore Romano/Pool Photo via AP)

Nell’ultimo weekend diversi giornali internazionali hanno pubblicato un estratto del nuovo saggio del papa emerito Benedetto XVI, scritto insieme al cardinale guineano Robert Sarah e intitolato Dal profondo dei nostri cuori. Il libro sta già facendo discutere perché – negli estratti circolati – Benedetto XVI critica molto severamente la proposta di ordinare sacerdoti gli uomini sposati in alcune regioni particolarmente remote del mondo, come l’Amazzonia. La proposta era stata avanzata lo scorso autunno dalla riunione mondiale dei vescovi – il cosiddetto Sinodo – e Papa Francesco dovrebbe decidere se accoglierla o meno nelle prossime settimane.

È la seconda volta in pochi mesi che Benedetto XVI si esprime pubblicamente su un tema molto delicato e su cui Papa Francesco sembra pensarla in maniera opposta (la proposta di ordinare sacerdoti degli uomini sposati era stata discussa per volere della Chiesa stessa, cioè del Papa). Il nuovo libro di Benedetto XVI esce anche in un momento in cui si sta discutendo molto del rapporto fra lui e Francesco a causa del film I due papi, uscito da poco su Netflix e incentrato su una loro immaginaria conversazione avuta nel 2012.

Al contrario di quanto si vede nel film, in cui Benedetto XVI e Francesco sviluppano una specie di amicizia dopo un periodo di ostilità, i due non si conoscevano molto bene prima delle dimissioni di Benedetto XVI, e oggi sembrano sempre più distanti: soprattutto per volere di Benedetto XVI e dei suoi collaboratori, secondo alcuni analisti di cose vaticane. «Altro che silenzio e preghiera», ha commentato la teologa Natalia Imperatori su Twitter citando la promessa che aveva fatto Benedetto XVI al momento delle sue dimissioni, cioè un rispettoso silenzio sulle misure che avrebbe preso il nuovo papa.

Nei primi anni da papa emerito Benedetto XVI aveva centellinato le sue apparizioni e uscite pubbliche, limitandosi a pochi e mirati interventi: come quando appena due anni fa scrisse al Corriere della Sera spiegando di sentirsi «in pellegrinaggio verso Casa»; una dichiarazione che in molti interpretarono come una specie di ammissione dei suoi problemi di salute, su cui ormai da anni girano voci e notizie mai confermate. Nell’aprile del 2019, però, aveva scritto un articolo sulla rivista cattolica tedesca Klerusblatt spiegando che a suo dire gli innumerevoli casi di pedofilia e abusi sessuali all’interno della Chiesa fossero dovuti a una laicizzazione del clero, causata dall’influenza negativa della società civile (una tesi molto diffusa fra la fazione conservatrice della Chiesa).

Nel suo nuovo libro Benedetto XVI fa un ulteriore passo in avanti, criticando esplicitamente una proposta arrivata dalla fazione più progressista e vicina a Papa Francesco. «Lo stato coniugale riguarda l’uomo nella sua totalità: e dato che servire il Signore richiede tutte le risorse di una persona, non sembra possibile che le due vocazioni si realizzino contemporaneamente», scrive Benedetto XVI in un passaggio. In un altro punto del testo, ribadisce che il celibato dei sacerdoti debba essere considerato «una necessità», mentre nella conclusione scritta a quattro mani con Sarah aggiunge che i sacerdoti sono sempre meno e sempre più in crisi perché il loro ruolo «è stato ferito dalla rivelazione di molti scandali, e turbato dalla costante messa in discussione del loro celibato».

La distanza da Papa Francesco non potrebbe essere più ampia: negli ultimi anni il papa si è scusato più volte per la riluttanza e l’ostilità con cui la Chiesa ha gestito i casi di abusi sessuali compiuti dai propri religiosi, e poche settimane fa ha abolito una legge vaticana che prevedeva l’utilizzo del «segreto pontificio» per i casi di violenza sessuale e depistaggio.

Papa Francesco, insomma, non ha mai dato la colpa a fattori esterni per le violenze compiute dai propri membri, e a giudicare dai suoi scritti sembra ritenere che la crisi del sacerdozio vada risolta con una graduale apertura: va intesa in questo senso la proposta di aprire il sacerdozio agli uomini sposati nelle regioni in cui invece la religione cattolica è in rapida espansione – come quelle abitate dalle comunità indigene dell’Amazzonia – e il personale per celebrare le messe e altri riti è insufficiente. Il celibato dei sacerdoti, fra l’altro, è stato introdotto quasi un millennio dopo la vita di Gesù Cristo e da anni ne sono contestate le ragioni e la legittimità, anche all’interno della Chiesa.

Da secoli nella Chiesa esistono fazioni diverse, che nella progressiva polarizzazione degli ultimi anni si sono consolidate intorno a due orientamenti: quello conservatore e quello progressista. In altre parole, non è strano che due membri della Chiesa possano pensarla in modo così diverso su un argomento del genere. Eppure, è notevole che ai due estremi opposti dello spettro si trovino il Papa attuale e il suo predecessore. «Alcuni potrebbero considerare quello di Benedetto XVI un grande contributo teologico al dibattito», ha scritto James Martin, sacerdote gesuita e collaboratore della nota rivista cattolica America: «ma data la posizione unica in cui si trova, alcuni potrebbero considerarlo il prodotto di un “magistero parallelo”, cosa che può portare a una spaccatura».

Per molti commentatori, il problema è proprio il ruolo di “papa emerito”, che Benedetto XVI ha scelto per sé. Il ruolo non è previsto dall’ordinamento della Chiesa cattolica e già nei mesi successivi alle sue dimissioni da papa si discusse se fosse legittimo o meno.

Diversi commentatori progressisti sostengono per esempio che la scelta di Benedetto XVI di continuare ad avere una figura pubblica e un ruolo all’interno della Chiesa, anche se onorifico, abbia alimentato le divisioni all’interno del clero e della comunità dei fedeli. La frangia più radicalmente conservatrice, per esempio, da anni ritiene che Francesco sia un papa sostanzialmente illegittimo in parte per via delle modalità con cui avvennero le dimissioni di Benedetto XVI – arrivate dopo mesi di scandali – e in parte per la direzione nettamente diversa che Francesco ha imposto alla Chiesa.

Altri commentatori hanno lasciato intendere che il ruolo di Benedetto XVI sia al centro di una strumentalizzazione da parte dei suoi collaboratori e dalla fazione conservatrice, interessati a portare avanti le proprie battaglie e a minare la legittimità di Papa Francesco. Francesco Peloso, vaticanista e collaboratore di Internazionale e Vatican Insider, ha scritto su Twitter che dubita che Benedetto XVI «sia in grado di intendere e volere». Massimo Faggioli, storico della Chiesa e commentatore di cose vaticane, ha parlato dell’esistenza di un «circo» intorno a Benedetto XVI, che si starebbe approfittando di lui.