Buone notizie sull’epidemia di ebola

La Sierra Leone ha dimesso il suo ultimo paziente, il numero dei contagi continua a diminuire in tutta l'Africa occidentale

Operatori sanitari in un centro medico di Conakry in Guinea (CELLOU BINANI/AFP/Getty Images)

Negli ultimi mesi la situazione relativa all’epidemia di ebola in Africa è molto migliorata rispetto a un anno fa. Ci sono comunque ancora alcune cautele nel dichiarare ufficialmente l’emergenza finita, ma la diminuzione del numero di pazienti sta permettendo alle strutture sanitarie di occuparsi con maggior cura e attenzione di chi è ancora malato, riducendo ulteriormente i rischi di contagio.

All’inizio della settimana in Sierra Leone è stata festeggiata la dimissione dell’ultima paziente guarita da ebola nel paese, e per la prima volta in più di un anno non ci sono più persone in Sierra Leone in cura per ebola e nessun nuovo caso confermato della malattia. Martedì 25 agosto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha fatto partire il conteggio dei 42 giorni necessari per dichiarare ufficialmente finita l’epidemia nel paese, dove si era registrato il numero più alto di contagi. Grazie agli sforzi compiuti soprattutto lo scorso anno per affrontare il picco dell’emergenza, la Sierra Leone ha a disposizione un numero ormai sufficiente di posti in ospedale e in altre strutture mediche attrezzate per isolare eventuali nuovi pazienti, evitando che si possano verificare contagi con la facilità con cui erano accaduti nel 2014.

Nel suo ultimo bollettino, l’OMS ha segnalato che nella settimana finita il 23 agosto ci sono stati tre soli nuovi casi di ebola, tutti e tre registrati in Guinea nell’area di Ratoma, che fa parte della capitale Conakry. Un caso riguarda un tassista di 40 anni e sono quindi in corso le ricerche per mettersi in contatto con i suoi clienti, che negli ultimi giorni potrebbero essere stati contagiati. Le autorità sanitarie stanno inoltre monitorando circa 600 persone per assicurarsi che non sviluppino sintomi riconducibili a ebola. In Liberia, invece, nello stesso periodo di riferimento non ci sono stati nuovi casi: gli ultimi pazienti senza più segni di ebola sono stati dimessi a fine luglio.

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I dati complessivi sull’epidemia di ebola iniziata lo scorso anno nell’Africa occidentale sono comunque impressionanti. I casi totali di contagio sono stati 28.005 tra confermati, probabili e sospetti, e hanno interessato soprattutto Guinea, Liberia e Sierra Leone. Tra i contagiati sono morte 11.287 persone con una distribuzione più o meno uguale tra uomini e donne. Il paese in cui sono morte più persone a causa di ebola è la Liberia con 4.808, seguita dalla Sierra Leone con 3.952 e dalla Guinea con 2.527. Il maggior numero di contagi è stato registrato in Sierra Leone, con quasi la metà di tutti quelli rilevati durante l’epidemia (13.541). A causa di ebola sono morte anche 8 persone in Nigeria, 6 nel Mali, e una negli Stati Uniti che proveniva dalla Liberia.

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Proprio in Liberia la situazione sembrava essere migliore rispetto ad altri paesi dell’Africa occidentale: il paese era stato dichiarato libero da ebola il 9 maggio scorso dall’OMS, al termine dei 42 giorni consecutivi in cui non erano stati registrati nuovi casi. Era poi iniziato un periodo di controllo di tre mesi per assicurarsi che non sfuggissero nuovi contagi ma a fine giugno è stata rilevata la morte di una persona, risultata poi positiva ai test che permettono di identificare la presenza del virus ebola. Le ricerche hanno permesso di identificare cinque persone entrate in contatto con quella malata che hanno a loro volta contratto il virus: una è morta, mentre altre quattro sono state dimesse di recente dopo avere ricevuto assistenza medica per tenere sotto controllo il virus.

A distanza di quasi due anni dai primi casi, i ricercatori sono ancora al lavoro per ricostruire con certezza quale possa essere stato il primo focolaio della malattia che ha poi portato all’epidemia nell’Africa occidentale. Uno dei primi casi certi è stato registrato nel dicembre del 2013 nei pressi di Guéckédou, tra le foreste della Guinea poco distante dal confine con Liberia e Sierra Leone. Le persone che erano venute in contatto con quella malata hanno permesso al virus di diffondersi in altre aree rurali, dove era difficile tenere sotto controllo il contagio. A marzo del 2014 i casi in Liberia erano almeno 8 e in Sierra Leone 6. Si iniziò a parlare di emergenza a giugno dello scorso anno quando furono stimate almeno 759 infezioni e la morte di oltre 450 persone in tutta l’Africa occidentale. Il picco fu raggiunto nei mesi seguenti, portando al più grande contagio nella storia di ebola.

Il virus ebbe una rapida diffusione anche a causa della scarsa preparazione delle autorità sanitarie locali sia dal punto di vista delle strutture per l’accoglienza, sia sulla possibilità di intervenire nei villaggi dove si verificavano i primi contagi. Come spiegano sull’Economist, per motivi economici molti paesi dell’Africa occidentale non spendono grandi risorse per la sanità: fatte le proporzioni dovute al potere di acquisto, la Sierra Leone spende meno di 300 dollari a persona per la sanità, la Spagna dieci volte tanto. Negli Stati Uniti ci sono 245 medici ogni 100mila pazienti, in Guinea ce ne sono 10. Questa condizione ha avuto un impatto sensibile sullo stesso personale sanitario, che in molti casi non aveva strumenti e protezione adatti per curare i pazienti senza essere contagiato. Dall’inizio dell’epidemia, si stima che siano rimasti contagiati almeno 881 operatori sanitari e che 512 di questi siano morti.

Nelle prossime settimane l’OMS si coordinerà con i governi di Liberia, Guinea e Sierra Leone per continuare a monitorare la situazione: nel complesso è oggettivamente migliorata rispetto a un anno fa, ma saranno necessari ancora molti mesi per dichiarare finita del tutto l’emergenza legata a ebola, come ha dimostrato il caso della Liberia.

Ebola fu identificato per la prima volta nella Repubblica Democratica del Congo nel 1976. Il virus causa febbre, vomito, disturbi intestinali con forte disidratazione ed emorragie interne, che possono causare la morte. Non esiste un vaccino per evitare di ammalarsi, né una cura efficace con farmaci per ridurre al minimo gli effetti del virus. Di solito quando viene diagnosticata la malattia si viene ricoverati e messi in isolamento, per evitare il contagio di altre persone. Dopodiché vengono avviate terapie per ridurre il più possibile la febbre, mantenere idratati i pazienti e tenere sotto controllo il decorso della malattia. Chi guarisce lo deve principalmente al proprio sistema immunitario, che riesce a superare l’infezione e a rendere innocuo il virus, come avviene dopo qualche giorno per un’influenza. In sostanza, molto della guarigione dipende dalle condizioni di salute generali di ogni individuo, dall’età (più si è giovani meglio è) e da numerose altre variabili a livello genetico: come per le altre malattie virali.

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