La proposta di escludere lo scenario più pessimistico sul riscaldamento globale

È una notizia importante, ma non significa che i climatologi si fossero sbagliati, come ha sostenuto di recente Trump

(Lukas Schulze/Getty Images)
(Lukas Schulze/Getty Images)
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Da quasi due mesi il confronto scientifico e il dibattito politico sul riscaldamento globale riguardano una proposta per rivedere lo scenario più pessimistico del cambiamento climatico, che per lungo tempo ha valutato come plausibile un aumento della temperatura media globale di oltre 4 °C entro la fine del secolo rispetto al periodo preindustriale.

Secondo le nuove analisi, quello scenario appare ormai implausibile considerato il rallentamento nella produzione di emissioni di gas serra e il successo dei sistemi per produrre elettricità da fonti rinnovabili, il cui prezzo non era mai stato così basso come negli ultimi anni.

Non è insolito che gli scenari sul clima vengano rivisti, ma la notizia è stata ampiamente ripresa da molti politici conservatori per alimentare la loro retorica negazionista sul cambiamento climatico. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sfruttato la novità per accusare le organizzazioni delle Nazioni Unite che si occupano del clima di avere «SBAGLIATO! SBAGLIATO! SBAGLIATO!», con un post sul suo social network Truth in cui ha poi parlato di «assurdità allarmistiche sul clima». Molti politici conservatori statunitensi gli sono poi andati dietro cercando di screditare le iniziative dell’ONU per coordinare la riduzione dell’impiego dei combustibili fossili, la principale causa dell’effetto serra che sta portando a un aumento della temperatura media globale.

La proposta di abbandonare lo scenario più pessimistico, noto come RCP8.5, era stata formulata a inizio aprile da una quarantina di ricercatori e ricercatrici che elaborano scenari climatici per conto del World Climate Research Programme, un’iniziativa indipendente sostenuta da alcune agenzie dell’ONU. Il gruppo di ricerca produce analisi e studi che vengono poi presi in considerazione dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) dell’ONU, il principale organismo scientifico internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. Nei propri rapporti, l’IPCC contempla scenari con traiettorie più o meno positive a seconda dell’andamento delle emissioni di gas serra e altri parametri.

Nel nuovo studio le emissioni continuano ad aumentare, ma meno di quanto avveniva nelle valutazioni che avevano portato a RCP8.5. Nel nuovo scenario più pessimistico, entro la fine del secolo la temperatura media globale potrebbe aumentare di 3,5 °C, quindi circa un grado in meno rispetto alla valutazione precedente. Al tempo stesso, se si mantenesse quella traiettoria, intorno al 2150 si raggiungerebbe comunque il livello di riscaldamento globale indicato da RCP8.5. In altre parole, nel caso peggiore ci sarebbe ugualmente un forte aumento della temperatura media globale, ma spalmato su qualche decennio in più.

RCP8.5 era stato pubblicato nel 2011 e aveva poi ricevuto un aggiornamento nel 2017, ma già all’epoca non era indicato come lo scenario più probabile. Come si fa sempre nelle valutazioni del rischio, era semplicemente il riferimento per il peggiore degli esiti possibili, una sorta di punto utile per tarare gli altri scenari considerati più probabili. Le valutazioni fatte una quindicina di anni fa non erano quindi sbagliate o esagerate, prendevano semplicemente in considerazione le condizioni dell’epoca e si basavano su quelle per fare gli scenari.

Negli ultimi anni le cose sono però cambiate considerevolmente, soprattutto grazie al successo dell’energia prodotta con le cosiddette fonti rinnovabili, che sfruttano l’energia del vento e del Sole. Nel 2025 le nuove installazioni di impianti solari fotovoltaici sono aumentate di circa il 12 per cento, facendo raggiungere una capacità totale installata nel mondo di circa 2.800 gigawatt e rendendo il fotovoltaico la tecnologia energetica con la maggiore capacità installata a livello globale. I pannelli non erano mai costati così poco, soprattutto grazie ai progressi nel loro ciclo produttivo e a un aumento della loro durata, reso possibile soprattutto grazie ai progressi raggiunti in Cina, il principale produttore e installatore al mondo.

Da qualche tempo il mantenimento di RCP8.5 aveva ricevuto critiche da esperti e gruppi di ricerca, proprio perché non teneva in considerazione le ultime novità sulle rinnovabili e contemplava la possibilità di un aumento considerevole nel consumo del carbone, la cui combustione è altamente inquinante. Al tempo stesso, altri gruppi di ricerca avevano ricordato che avere uno scenario pessimistico era importante per tarare tutti gli altri scenari.

RCP8.5 era però diventato lo strumento preferito dai negazionisti del cambiamento climatico per sostenere che le valutazioni scientifiche fossero esagerate, imprecise e distanti dalla realtà. Lo scenario era inoltre ripreso spesso dai media, portando a un allarmismo climatico che era controproducente per una corretta informazione sul riscaldamento globale e i rischi che comporta.

Portare un nuovo scenario da un riscaldamento di oltre 4 °C a uno di 3,5 °C non cambia comunque molto. Se nella peggiore delle ipotesi si dovesse raggiungere quell’esito, intere parti del pianeta diventerebbero impossibili da abitare per via dell’innalzamento dei mari e della desertificazione. La maggiore energia presente nell’atmosfera porterebbe inoltre a eventi atmosferici sempre più estremi, con uragani, tifoni, inondazioni e prolungati periodi di siccità in altre aree del pianeta.

Anche nel caso di una revisione complessiva, tutti gli scenari contemplano ormai un superamento del limite degli 1,5 °C di aumento della temperatura media globale, la soglia che era stata fissata con l’Accordo di Parigi una decina di anni fa. Gli scenari più ottimistici parlano di una stabilizzazione del riscaldamento globale intorno a 1,5 °C o poco più a fine secolo, ma ipotizzano che prima si verificherà un temporaneo superamento della soglia (“overshoot”), da correggere nella seconda metà del secolo con una cospicua sottrazione di anidride carbonica dall’atmosfera. Per farlo sono però necessarie tecnologie per rimuoverla ancora in fase di studio e sulla cui efficacia ci sono dubbi.

Le valutazioni come lo studio pubblicato ad aprile saranno usate dall’IPCC per lavorare ai prossimi rapporti sul clima, la cui pubblicazione è prevista tra il 2028 e il 2029. Quei documenti sono il punto di riferimento dei governi per organizzare e rivedere le loro politiche per la riduzione delle emissioni.