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  • giovedì 16 Agosto 2012

L’Ecuador ha concesso asilo ad Assange

Lo ha comunicato il ministro degli Esteri Ricardo Patino, il Regno Unito ha risposto che rimane il "dovere vincolante" di arrestarlo

Punto della situazione, 18.00. Oggi il ministro degli Esteri dell’Ecuador Ricardo Patino ha dichiarato che la richiesta di asilo del fondatore di WikiLeaks Julian Assange, 41 anni, è stata accolta (qui la dichiarazione ufficiale completa). Assange è accusato di molestie sessuali da due ex attiviste di WikiLeaks svedesi, per fatti avvenuti in Svezia nell’agosto del 2010. I responsabili delle indagini contro di lui lo vogliono interrogare. Per sfuggire all’estradizione dal Regno Unito, e con il timore che questa conduca ad un’ulteriore estradizione negli Stati Uniti, Assange, che è un cittadino australiano, si è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador – paese con le cui autorità intrattiene rapporti amichevoli da anni – lo scorso 19 giugno. La decisione di oggi dell’Ecuador ha causato reazioni di protesta da parte delle autorità svedesi, mentre il Regno Unito ha confermato che rimane il “dovere vincolante” di arrestare Assange. L’uomo rimane in alcune stanze dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, senza poter uscire dal palazzo, guardato 24 ore su 24 dalla polizia, mentre ci si chiede se sia possibile che il Regno Unito utilizzi una legge approvata nel 1987 che consentirebbe con un laborioso procedimento legale di sospendere lo status di territorio diplomatico all’ambasciata, creando però un pericoloso precedente.

17.33 – Un portavoce del ministero degli Esteri svedesi ha definito “inaccettabile che l’Ecuador stia ostacolando il procedimento legale svedese” e ha annunciato che l’ambasciatore dell’Ecuador in Svezia è stato convocato con urgenza al ministero degli Esteri per avere spiegazioni sulle accuse che sono state fatte questa mattina al sistema legale del paese. Intanto, l’unico altro commento del ministro degli Esteri in persona, Carl Bildt, arrivato tramite il suo account Twitter, è stato il link a un rapporto di Freedom House del 2011, che definiva la stampa ecuadoriana “parzialmente libera”.

 

17.19 – Claes Borgström, l’avvocato delle due donne svedesi che accusano Assange di molestie sessuali (le accuse contro Assange sono riassunte, con ordine, qui) ha dichiarato a Reuters che la decisione dell’Ecuador

È un abuso dello strumento dell’asilo politico, che ha lo scopo di proteggere le persone dalla persecuzione e dalla tortura se sono rimandate nel loro paese d’origine. Qui non si tratta di questo. [Assange] non rischia di essere mandato negli Stati Uniti per essere torturato o condannato a morte. Deve essere processato in Svezia. Questo è completamente assurdo.

Assange non è formalmente incriminato in Svezia, ma su di lui è in corso un’indagine. L’Ecuador ha dichiarato oggi che ha cercato di avere assicurazioni dal Regno Unito e dalla Svezia che Assange non sarà estradato in un altro paese – intendendo con questo gli Stati Uniti, dove Assange non è formalmente incriminato ma potrebbe esserlo segretamente per i documenti riservati pubblicati da WikiLeaks – ma non le ha ottenute. La legislazione europea impedisce a Regno Unito e Svezia di estradare persone in paesi dove potrebbero essere condannati a morte.

17.01 – L’editoriale del Guardian sulla vicenda Assange ha qualche altra considerazione interessante, che mostra come il Regno Unito si trovi in una posizione da cui è complicato uscire senza danni. La concessione dell’asilo ad Assange, in realtà, “ha cambiato poco” nella situazione. È molto difficile, scrive Peter Beaumont, che la polizia faccia irruzione nell’ambasciata utilizzando la legge del 1987 (vedi aggiornamento delle 15.31), per il motivo principale che si creerebbe un precedente pericolosissimo per le missioni britanniche all’estero, soprattutto nei paesi con cui i rapporti diplomatici sono delicati. D’altra parte, il Regno Unito vuole anche evitare di creare un precedente opposto, in cui un uomo si rinchiude in un’ambasciata e ci rimane per evitare un mandato di arresto europeo, come quello nei confronti di Assange.

16.43 – Come scrive J.P. Rathbone sul Financial Times, il governo dell’Ecuador intende cercare supporto in questa disputa con il Regno Unito tra i paesi sudamericani in cui hanno più presa i discorsi “antimperialisti” e anticolonialisti, ancora molto sentiti in America Latina. La questione di Assange dovrebbe essere discussa infatti in diverse sedi diplomatiche nei prossimi giorni, in particolare a margine di incontri di organizzazioni sovranazionali come l’Unione delle Nazioni Sudamericane e l’Organizzazione degli Stati Americani.

16.37 – Il movimento OccupyWallStreet ha annunciato che inizierà da subito un presidio permanente davanti al consolato britannico a New York, “fino a che il Regno Unito non permetterà ad Assange di andarsene e cercare rifugio in Ecuador”.

16.18 – Il New York Times ha qualche altro dettaglio sulla vita di Julian Assange nell’ambasciata ecuadoriana, che come dicevamo (vedi aggiornamento delle 15.09) è un appartamento in una palazzina vicino a Hyde Park, a poca distanza dai grandi magazzini Harrod’s. Assange dorme su un materasso ad aria piazzato in un piccolo ufficio dell’ambasciata, usa il computer e continua a occuparsi della gestione di WikiLeaks. La stanza non ha finestre e secondo alcuni Assange è provato dalla sua permanenza nell’ambasciata. Il cibo, secondo quanto riportano alcuni testimoni, arriva spesso dai ristoranti dei dintorni. Il NYTimes ha anche provato a ricostruire come deve essere avere Assange come ospite, «che in precedenza ha vissuto una vita da nomade nelle case degli amici e si è fatto la fama di essere un ospite unico». L’articolo perde un po’ di mordente quando riporta quello che dice l’attivista tedesco Daniel Domscheit-Berg, 34 anni, noto per aver litigato furiosamente con Assange e da allora suo critico feroce: Domscheit-Berg «ha accusato Assange in una sua biografia di esser rimasto a casa sua per diversi mesi, non invitato, e di aver maltrattato il suo gatto. In un’intervista con il NYT all’inizio del 2011, Domscheit-Berg aggiunse che Assange si era rifiutato di tirare lo sciacquone durante la sua intera permanenza.»

16.01 – BBC ha un ottimo “Domande & risposte” sul caso Assange (in inglese).

15.54 – Ci sono diversi precedenti della permanenza prolungata di personaggi che richiedono asilo nelle ambasciate straniere, a cui è garantita l’extraterritorialità dalla Convenzione di Vienna del 1961 (sono a tutti gli effetti territorio del paese straniero, anche se con il permesso dell’ambasciatore la polizia del paese ospitante può effettuare arresti al suo interno). Uno dei più celebri è quello del cardinale cattolico ungherese Jozesf Mindszenty, che passò 15 anni nell’ambasciata statunitense a Budapest dopo l’invasione sovietica del paese nel 1956. Mindszenty potè lasciare l’Ungheria quando venne raggiunto un accordo tra i paesi coinvolti, nel 1971, andando in esilio in Austria, dove morì quattro anni dopo a 83 anni.

15.50 – E Julian Assange? Assange ha visto l’annuncio del ministro degli Esteri ecuadoriano alla televisione, molto probabilmente nelle camere che occupa da due mesi al piano terra dell’ambasciata. Secondo quanto scrive il Guardian, Assange avrebbe reagito alla notizia ringraziando il personale dell’ambasciata e dichiarando «Per me e il mio popolo è una vittoria significativa. Probabilmente ora le cose diventeranno più stressanti.»

15.47Una cosa su Julian Assange, di Francesco Costa, giornalista e blogger del Post.

15.43 – Fuori dall’ambasciata dell’Ecuador ci sono stati alcuni scontri tra sostenitori di Assange e la polizia. Un video di BBC mostra un uomo che sembra essere ammanettato e portato via dagli agenti, anche se per ora non ci sono dichiarazioni ufficiali su eventuali arresti.

15.31 – L’episodio di Assange si lega per alcuni aspetti l’omicidio dell’agente di polizia Yvonne Fletcher, a cui venne sparato da una finestra dell’ambasciata libica a Londra nel 1984, mentre sorvegliava una manifestazione contro la Libia. La polizia assediò l’ambasciata per 11 giorni, ma non irruppe mai, e la questione venne risolta con laboriosi negoziati, che permisero agli occupanti dell’ambasciata – incluso l’autore dell’omicidio, mai identificato con certezza – di andarsene in automobile e di andare a prendere un aereo per la Libia. Tre anni dopo, venne approvato il Diplomatic and Consular Premises Act del 1987, la legge a cui hanno fatto riferimento le autorità britanniche nei giorni scorsi (provocando la sdegnata reazione dell’Ecuador) che stabilisce la possibilità di sospendere in casi eccezionali lo status di territorio diplomatico a ambasciate e simili. La legge non pare essere mai stata utilizzata. (Aggiornamento: il Guardian scrive che è stata usata per sgomberare alcuni abusivi in un edificio di proprietà dell’ambasciata cambogiana.)

15.29 – Ci sono poi le opzioni più da film e avventurose: scappare da una finestra o nascondersi in una valigia diplomatica. Mentre la prima pone più problemi di quanti non ne risolva, la seconda sarebbe probabilmente illegale: le valigie diplomatiche sono “inviolabili” secondo le convenzioni internazionali, ma possono contenere solo documenti ufficiali e/o riservati.

15.26 – Un’altra possibilità è che le autorità dell’Ecuador diano ad Assange una qualche carica diplomatica. Anche questo non gli impedirebbe di lasciare l’ambasciata liberamente, dato che le autorità britanniche hanno già fatto sapere che, in primo luogo, il paese ospitante deve accettare formalmente la nomina, e in secondo luogo che anche in passato sono stati arrestati diversi diplomatici per crimini commessi non nell’esercizio delle proprie funzioni.

15.24 – Intanto, in una dichiarazione di Assange riportata da BBC, la concessione dell’asilo è stata definita come “una vittoria significativa”.

15.18 – L’edificio dove si trova l’ambasciata non ha un’uscita di sicurezza e la zona intorno è sorvegliata dalle telecamere. Le altre opzioni possibili che vengono ampiamente discusse in queste ore, e che sono state già riassunte in diversi articoli insieme con i risvolti legali del caso, sono diversamente plausibili e parecchio interessanti, per quello che dicono delle procedure e delle leggi che regolano l’extraterritorialità. Ad esempio, se Assange lascia l’ambasciata in un’auto del corpo diplomatico dell’Ecuador, la polizia britannica è autorizzata a fermarla ma non a perquisirla. In altre parole, Assange potrebbe salire sull’auto ma poi non ne potrebbe scendere, perché appena messo il piede a terra, per strada o in aeroporto, verrebbe arrestato, e questo rende l’opzione impraticabile.

15.15 – Si parla quindi esplicitamente di come Assange potrebbe abbandonare l’ambasciata e raggiungere l’aeroporto, visto che appena metterà il piede fuori dall’edificio non sarà più protetto dall’extraterritorialità e potrà essere arrestato. Davanti alla porta dello stabile c’è stabilmente la polizia britannica.

15.09 – Negli sviluppi della situazione, insomma, sono di fondamentale importanza alcuni luoghi della zona delle ambasciate di Londra, i loro ingressi e gli spostamenti che potrebbe fare Assange. L’ambasciata dell’Ecuador si trova nell’appartamento 3B di un’elegante palazzina al numero 3 di Hans Crescent, poche centinaia di metri a sud di Hyde Park.


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15.04 – E ora, che cosa succede? Negli ultimi giorni, la stampa britannica – e non solo – si è occupata molto di analizzare le diverse possibilità, nel caso in cui la richiesta di asilo fosse stata accettata. Le autorità britanniche avevano chiarito già prima che, da parte loro, l’accoglimento della richiesta di asilo non avrebbe cambiato le proprie posizioni. L’arresto di Assange e l’estradizione in Svezia è ancora obbligatoria e, quel che è più importante, ad Assange non sarà garantito un salvacondotto per lasciare l’ambasciata e raggiungere il paese sudamericano dell’Ecuador.

15.00 – Il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt ha reagito con un tweet più generico, senza fare riferimento esplicito a Julian Assange: “Il nostro solido sistema legale e costituzionale garantisce i diritti di tutti e di ciascuno. Rifiutiamo qualsiasi accusa del contrario”.

 

14.53 – In questi minuti, il Foreign Office sta pubblicando diversi tweet sulla questione, dal tono piuttosto deciso. Subito dopo essersi definiti “disappointed” dalla decisione dell’Ecuador, sull’account è stato scritto che “Secondo la nostra legge, con il signor Assange che ha esaurito tutte le opzioni per ricorrere in appello, le autorità britanniche hanno il dovere vincolante di estradarlo in Svezia.”

 

14.47 – Una delle primissime reazioni del Foreign Office britannico sulla questione è stata affidata ad un tweet dal suo account ufficiale.

 

14.44 – Alla notizia dell’accoglimento della richiesta di asilo, diversi manifestanti che sostengono Assange hanno festeggiato e gridato slogan. Tim Reid di BBC ha pubblicato una foto che viene dall’esterno dell’ambasciata.

Aggiornamento 14.41. Il governo dell’Ecuador ha deciso di accettare la richiesta di asilo presentata da Julian Assange. Durante la conferenza stampa il ministro degli Esteri dell’Ecuador, Ricardo Patino, ha elogiato il lavoro di Assange come attivista e “professionista della comunicazione”; ha detto che Assange, nel caso di un’estradizione negli Stati Uniti, non riceverebbe un equo processo, e che i procuratori svedesi non hanno avuto un atteggiamento equo nei confronti del fondatore di Wikileaks. Il ministro ha ribadito l’irritazione del suo governo per la lettera ricevuta dalle autorità britanniche, che minacciava un’irruzione nell’ambasciata di Londra. Non è chiaro se e come avverrà il trasferimento di Assange da Londra a Quito, visto che una volta tornato sul suolo britannico il fondatore di Wikileaks potrebbe comunque essere arrestato: il ministro si è augurato che il Regno Unito possa provvedere a un “passaggio sicuro” per Assange fuori dal paese. Il governo britannico ieri aveva minacciato di sospendere lo status diplomatico dell’ambasciata e arrestare Assange, in esecuzione di quanto disposto da un suo tribunale.

***

Il ministro degli Esteri dell’Ecuador, Ricardo Patino, ha accusato il Regno Unito di trattare il suo paese come «una colonia britannica» minacciando un attacco alla sua ambasciata a Londra qualora il governo decidesse di dare asilo politico a Julian Assange, fondatore di Wikileaks.

Assange si trova nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra da due mesi: è arrivato il 19 giugno, chiedendo asilo e cercando di evitare l’estradizione in Svezia, dove dovrebbe essere interrogato riguardo le accuse di molestie sessuali rivoltegli da due donne. Assange sostiene che il magistrato svedese che ha chiesto l’estradizione non è imparziale e ha spesso sostenuto che dietro la sua estradizione in Svezia c’è un complotto degli Stati Uniti, intenzionati a danneggiarlo – e incriminarlo, dopo l’estradizione – a causa della diffusione dei documenti riservati sui governi mondiali.

Le accuse dell’Ecuador si devono alla possibile intenzione del Regno Unito di sospendere lo status diplomatico dell’ambasciata così da potervi entrare e arrestare Assange. Patino ha detto di aver ricevuto una lettera dalle istituzioni britanniche che spiega che, in base a una legge del 1987, le autorità britanniche hanno il potere di “prendere provvedimenti tali da poter arrestare Julian Assange”. Patino ha detto che se tali misure dovessero essere disposte, “sarebbero interpretate dall’Ecuador come un atto inaccettabile, nemico e ostile, e un attentato alla nostra sovranità. Ci costringerebbe a rispondere”.

Assange ha perso tutti gli appelli fin qui contro la richiesta di estradizione. Un portavoce del ministero degli Esteri britannico ha detto a BBC che il governo è “determinato” a far rispettare la sentenza di estradizione nei confronti di Assange. La decisione finale sulla richiesta di asilo dovrebbe essere annunciata nel corso della giornata di oggi.

La stessa BBC spiega anche la lettera del Regno Unito è riuscita a “ottenere l’impensabile”, cioè unire le forze politiche dell’Ecuador. Da settimane infatti il caso Assange mette in grossa difficoltà il governo del presidente Rafael Correa, molto criticato per la sua gestione incerta della situazione, e le minacce britanniche per una volta hanno unito maggioranza e opposizione. Secondo il New York Times, l’Ecuador alla fine deciderà di non dare formalmente asilo politico ad Assange ma gli permetterà di restare a tempo indeterminato nella sua ambasciata sotto una qualche forma di protezione umanitaria. Questa strada permetterebbe ad Assange e alle autorità dell’Ecuador di evitare il complicato e rischioso trasferimento aereo di Assange da Londra a Quito, visto che fuori dall’ambasciata il fondatore di Wikileaks potrebbe essere arrestato dalle autorità.

In queste settimane è stata discussa anche la scelta di Assange di cercare rifugio in Ecuador, piuttosto che in altri paesi. Sotto il governo del presidente Correa, scrive il New York Times, l’Ecuador ha stabilito “un giro di vite” sulle libertà dei giornalisti, tema che il fondatore di Wikileaks sostiene di avere a cuore. Assange ha detto che è stato lo stesso Correa a proporgli di chiedere asilo, durante l’intervista per il programma che conduce settimanalmente su Russia Today, canale televisivo finanziato dal governo russo (altro governo tutt’altro che amico dei giornalisti). Nella circostanza, Assange aveva definito Correa «un popolare politico di sinistra che ha cambiato l’Ecuador».

foto: Oli Scarff/Getty Images