Le ultime sulla manovra

Le modifiche al testo in sei punti, da prendere con le molle: salta del tutto l'abolizione delle province e forse anche il contributo di solidarietà

La settimana prossima la discussione parlamentare sulla manovra economica d’emergenza entrerà nella sua fase più importante: dopo settimane di tira e molla e proposte vissute l’arco di una giornata il centrodestra deve decidere quali modifiche apportare al decreto varato dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 agosto. Oggi i giornali parlano di “accordo chiuso” e forniscono molte informazioni sullo stato della discussione nel centrodestra e nel governo. Di seguito le modifiche più significative: leggerle è utile ad apprendere lo stato dell’arte ma noi consigliamo di prenderle con le molle, ché di definitivo dovrebbero avere poco.

IVA
L’aliquota dell’IVA al 20 per cento dovrebbe essere aumentata di un punto percentuale. Nessun aumento per le aliquote agevolate del 4 per cento e del 10 per cento. Il gettito sarebbe di 4 miliardi di euro l’anno. Repubblica scrive che, su richiesta di Tremonti, parte del gettito potrebbe essere “conservato in un fondo per finanziare una successiva riforma fiscale, quella delle tre aliquote IRPEF più basse per tutti”.

Tagli agli enti locali
Con le risorse provenienti dall’aumento dell’IVA si dovrebbero ridurre i tagli a Comuni ed enti locali. Il ministro Maroni ha garantito un alleggerimento dei tagli pari a tre miliardi di euro.

Soppressione delle province e accorpamento dei piccoli comuni
Niente taglio delle province sotto i 300.000 abitanti e niente unione dei 1970 piccoli comuni con meno di mille abitanti. Le norme saranno stralciate. Paolo Bonaiuti ha detto ieri che le norme saranno inserite in “un disegno costituzionale più ampio, che includa tutta la riforma dell’architettura istituzionale, compreso il dimezzamento dei parlamentari”.

Contributo di solidarietà
Il contributo di solidarietà sarà rivisto, forse eliminato del tutto. Nel caso si decida per una revisione, la tassa dovrebbe riguardare i redditi sopra i 200.000 euro (oggi riguarda quelli sopra i 90.000 euro).

La “patrimoniale sugli evasori”
Le risorse che non arriveranno dal contributo di solidarietà dovrebbero arrivare da una “patrimoniale sugli evasori”. La proposta è della Lega: si tratterebbe di una tassa da far pagare sui beni di lusso qualora il loro valore risultasse superiore o incompatibile con le tasse pagate nell’anno precedente.

L’articolo 8
La manovra stabilisce che, con un accordo sottoscritto dalle associazioni dei lavoratori più rappresentative sul piano nazionale o di quelle operanti in azienda, diversamente da quanto dice l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, il lavoratore licenziato non abbia diritto al reintegro, ma a un congruo indennizzo economico. Esclusi i licenziamenti discriminatori o quelli delle lavoratrici in concomitanza del matrimonio. La norma potrebbe essere modificata, consentendo la deroga solo in casi di eccezionale gravità.

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foto: Marco Merlini / LaPresse

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