I luoghi che il papa ha visitato a Lampedusa hanno tutti una storia

Legata soprattutto alle migrazioni e alle morti nel mar Mediterraneo, vista la posizione dell'isola, ma anche a pirati e calciatori

Papa Leone XIV a Lampedusa, 4 luglio 2026 (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Papa Leone XIV a Lampedusa, 4 luglio 2026 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Nel suo viaggio di sabato a Lampedusa, rilevante per diverse ragioni, papa Leone XIV ha visitato alcuni luoghi molto significativi legati alle migrazioni e alle morti nel mar Mediterraneo, nonché alla storia della piccola isola siciliana. Lampedusa dista 120 chilometri dalle coste della Tunisia e poco meno di 300 da quelle libiche: per questo ogni anno, da tempo, arrivano lì migliaia di persone migranti che attraversano il Mediterraneo su imbarcazioni usa e getta, dopo un viaggio difficile e pericoloso.

Il primo posto visitato da Leone XIV dopo essere atterrato all’aeroporto locale è stato il cimitero a Cala Pisana, sulla costa sudest dell’isola, dove sono sepolte molte persone migranti morte in mare, oltre a quasi tutte le persone morte sull’isola (che ha una presenza umana stabile solo da metà Ottocento). Il papa ha deposto una corona di fiori in un piccolo spiazzo di terra in cui c’è la tomba di Yusuf Ali Kanneh, un bambino di sei mesi morto in un naufragio nel 2020. È una delle poche tombe di persone migranti con un nome: la gran parte delle salme seppellite lì non è mai stata identificata.

Le tombe di alcune persone migranti, tra cui quella di Yusuf Ali Kanneh, al cimitero di Lampedusa, 3 luglio 2026 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Da oltre dieci anni esiste un gruppo informale di abitanti che fa questo, in mezzo ad altre attività legate all’accoglienza: dare un nome ai migranti morti in mare il cui corpo è arrivato sull’isola. Si chiama “Forum Lampedusa Solidale”, ne fanno parte volontari che cercano di recuperare informazioni sui morti andando a parlare con i compagni di viaggio sbarcati sull’isola e leggendo le relazioni della Guardia Costiera, che si occupa dei soccorsi in mare. Di rado riescono a ricostruire la storia di una persona. Più spesso raccolgono elementi sulle circostanze della sua morte, per esempio la data e il luogo, nella speranza che in futuro saranno utili in un eventuale processo di identificazione.

Un tempo al cimitero di Lampedusa le persone migranti venivano seppellite sotto un’anonima spianata di cemento: solo grazie all’impegno del Forum, e all’iniziativa del vecchio custode, Vincenzo Costanza, che iniziò a incidere la data delle sepolture sul cemento, ora sulle targhe di alcune tombe c’è scritto qualcosa in più.

Il papa depone una corona di fiori al cimitero di Lampedusa, 4 luglio 2026 (Pool Photo/Ciro Fusco, Via AP)

Su varie tombe ci sono anche i disegni di conchiglie, pesci, gabbiani e nuvole realizzati nel 2018 dal famoso disegnatore svizzero Armin Greder, entrato in contatto con il Forum.

Nel tempo il Forum ha anche sostituito molti fogli di plastica di varie targhe con maioliche fatte da un artigiano locale. I volontari non si limitano a fare questo lavoro da soli: organizzano anche piccoli tour al cimitero in cui mostrano le tombe dei migranti e raccontano ai partecipanti (di solito studenti, giornalisti e alcuni turisti) le storie delle persone morte in mare. Non dicono quante esattamente sono quelle sepolte lì, perché vogliono concentrarsi su tutti coloro che muoiono ogni anno nel mar Mediterraneo.

Alcuni pesci disegnati da Greder in una tomba senza nomi (Il Post)

Un altro posto visitato dal papa è la Porta d’Europa, il celebre arco realizzato nel 2008 dall’artista Mimmo Paladino per commemorare le persone migranti morte in mare. Si trova nel punto più a sud di Lampedusa, a punta del Cavallo, a ridosso della scogliera.

La struttura, su cui sono attaccati diversi oggetti, è alta cinque metri e larga tre, ed è stata realizzata in ferro zincato e terracotta: Paladino ha detto di aver scelto quest’ultimo materiale perché è più sensibile agli effetti delle intemperie e quindi si modifica nel tempo.

Il papa alla Porta d’Europa a Lampedusa, 4 luglio 2026 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Il progetto era stato voluto dall’associazione culturale Amani e dallo scrittore Arnoldo Mosca Mondadori, pronipote del fondatore dell’omonima casa editrice, molto impegnato nel sociale. Paladino ha ricordato che inizialmente aveva avuto delle riserve sul progetto perché prima di allora non aveva mai creato opere con un significato politico.

Nel tempo il monumento ha subito diversi atti vandalici, che hanno poi richiesto riparazioni. Alcuni anni fa fu restaurato con i soldi di una raccolta fondi: i lavori terminarono il 3 ottobre 2021, in occasione dell’ottavo anniversario del noto naufragio del 2013, in cui morirono 368 persone.

Subito accanto alla Porta d’Europa il papa si è arrampicato sul tetto di uno dei moltissimi bunker della Seconda guerra mondiale presenti a Lampedusa (assai poco valorizzati: di solito quello su cui è salito il papa è pieno di spazzatura). Gli unici che sembrano apprezzare questi bunker sono i pipistrelli, che si rifugiano spesso al loro interno. L’anno scorso sull’isola è stata scoperta la presenza di un piccolo pipistrello, il Miniopterus maghrebensis, che fino a quel momento si pensava si trovasse solo in Nord Africa.

Il bunker su cui si è arrampicato il papa (Il Post)

Leone XIV è poi stato al molo Favarolo, l’unico molo militare dell’isola, dove vengono sbarcate le navi della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera che soccorrono le persone in mare, quando si avvicinano alle acque territoriali italiane.

Di recente l’amministrazione dell’isola ha voluto dedicare il molo a papa Francesco, che nel 2013 organizzò la propria prima visita ufficiale fuori da Roma proprio a Lampedusa. Il molo è una sorta di striscia di cemento lunga circa 150 metri: si trova all’ingresso del porto più recente dell’isola, nel sudest. Tutti i migranti, salvo rare eccezioni, sbarcano qui. Per questo oltre alle forze dell’ordine, al molo hanno accesso le autorità sanitarie, le organizzazioni internazionali, i volontari di Mediterranean Hope (il programma per migranti e rifugiati della Federazione delle chiese evangeliche in Italia), quelli del Forum Lampedusa Solidale e quelli della parrocchia locale.

È uno spazio però particolarmente spoglio: le uniche strutture permanenti sono tre gazebo di legno, che non proteggono adeguatamente da sole, vento e acqua, e altrettante cisterne per il carburante delle navi della Guardia di Finanza. Non c’è un attacco per l’elettricità, né una connessione a internet. Non c’è nemmeno uno spazio adeguato per ospitare i giornalisti che vogliono seguire gli sbarchi: chi vuole può arrampicarsi sul tetto di una vicina struttura abbandonata, a suo rischio e pericolo.

Migranti al molo Favarolo, 17 settembre 2023 (ANSA/CIRO FUSCO)

Da qualche anno c’è una struttura in cemento che ospita sei gabinetti. Giuseppe Loverde, il guardiano del molo Favarolo, ha raccontato di recente all’Espresso che spesso nei bagni manca l’acqua, «la butto io con i secchi. La carta igienica non c’è mai, la compriamo io e mia moglie». Lui e sua moglie hanno comprato anche tre faretti a led per fare luce sul molo, dopo che per settimane a gennaio i danni provocati dal ciclone Harry non sono stati riparati. Il molo è stato riparato prima della visita del papa, con un intervento finanziato dalla Regione Siciliana.

Prima di ripartire, infine, Leone XIV ha celebrato la messa al campo sportivo dell’isola, quello su cui si allena e gioca la squadra di calcio di Lampedusa. Non è un campo da calcio qualsiasi: è coltivato a Paspalum, un’erba graminacea poco diffusa in Europa che ha il vantaggio di poter essere irrigata anche con l’acqua di mare, e che quindi garantisce le buone condizioni del campo nei vari periodi dell’anno. Lo ha finanziato nel 2017 la Lega Serie B.

Papa Leone XIV e la Madonna di Porto Salvo durante la messa celebrata al campo sportivo di Lampedusa, 4 luglio 2026 (AP Photo/Alessandra Tarantino)

Durante la messa è stata esposta la statua della Madonna di Porto Salvo, che di solito è conservata nella chiesetta a lei intitolata, che ha una storia particolare.

Fu costruita infatti al posto di un santuario situato in una grotta, secoli fa, quando nel Mediterraneo si era diffuso un culto della Madonna, che i navigatori pregavano per buon auspicio. All’epoca Lampedusa era disabitata, perché era molto difficile da raggiungere e inospitale: per questo era diventata rifugio dei pirati sia cristiani che musulmani. Entrambi veneravano il santuario della Madonna di Porto Salvo, in cui venivano lasciate molte offerte. Accanto a una icona della madonna si dice che ci fosse anche la tomba di un predicatore islamico.

Del santuario non resta nulla: sembra sia stato pesantemente danneggiato prima nell’Ottocento dopo una prima colonizzazione di una famiglia maltese, e poi distrutto dalle bombe degli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, nelle operazioni preliminari allo sbarco in Sicilia. Oggi c’è una chiesetta tutta bianca con i bordi affrescati in azzurro: quella di Porto Salvo, appunto.