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  • Mercoledì 8 luglio 2026

Cosa si sa dell’indagine sullo spionaggio a favore della Russia

Due ex agenti dei servizi segreti italiani sono stati arrestati e ci sono altri militari indagati, in una storia che comprende informazioni segrete passate su foglietti di carta

Un fotogramma di un video dei Carabinieri in cui due persone indagate si scambiano un foglietto su una panchina a Roma ( ANSA/CARABINIERI ROS)
Un fotogramma di un video dei Carabinieri in cui due persone indagate si scambiano un foglietto su una panchina a Roma ( ANSA/CARABINIERI ROS)
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Due ex agenti dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna (AISI, parte dei servizi segreti italiani) sono stati arrestati con l’accusa di spionaggio a favore della Russia. Sono indagati anche per accesso abusivo a sistemi informatici. La procura ritiene che un ex agente dei servizi segreti russi abbia ricevuto informazioni segrete in cambio di soldi. Si chiama Mikhail Astakhov e ufficialmente lavora come militare all’ambasciata russa in Italia: per questo gode dell’immunità diplomatica, una forma di tutela giuridica riconosciuta ai diplomatici stranieri in base alla quale non possono essere detenuti o processati dallo Stato in cui prestano servizio.

I due ex agenti italiani, ora agli arresti domiciliari, sono Gavino Raoul Piras e Vincenzo Di Pasquale, entrambi di 59 anni. Oltre a loro sono indagati cinque militari che erano ancora in servizio, e ora devono rispondere dei reati di procacciamento di notizie sulla sicurezza dello Stato, spionaggio politico o militare, rivelazione di segreti di Stato e di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione.

Stando a quanto emerso finora, l’indagine è stata avviata su segnalazione dell’AISI. Secondo chi indaga Astakhov, un ufficiale dell’intelligence militare russa (il GRU), sarebbe stato il diretto destinatario delle informazioni riservate, e a tenere i contatti con lui sarebbe stato Piras. Al momento non è chiaro il ruolo di Di Pasquale.

Secondo le indagini Astakhov e Piras avrebbero iniziato a incontrarsi a Roma nel 2023. Si sarebbero visti in più occasioni al parco, al bar e a casa di Piras: Astakhov avrebbe chiesto varie informazioni di intelligence a Piras riguardanti tra le altre cose l’industria della difesa italiana, la NATO, il programma di riarmo italiano e quello europeo, e le armi destinate all’Ucraina. Queste e altre informazioni segrete sarebbero state chieste e passate su foglietti di carta e schede di memoria SD.

Repubblica, che ha letto alcuni atti dell’indagine, scrive che dalle intercettazioni è emerso che Astakhov avrebbe chiesto informazioni anche su alcuni agenti dei servizi segreti italiani sotto copertura, ricevendole da Piras. Sempre Piras avrebbe dato nome, fotografia e numero di telefono di una funzionaria dell’AISE, i servizi segreti per l’estero, impegnata in attività di controspionaggio.

Nell’abitazione di Piras sarebbe inoltre stato trovato un foglietto con un elenco di informazioni chieste dai russi: riguardavano l’efficacia degli attacchi alle infrastrutture per il nucleare in Iran, gli obiettivi della difesa dell’Unione Europea, la possibilità di aiutare l’Ucraina a fabbricare missili a lungo raggio e le armi acquistate dall’Italia.

Fotogramma di un video registrato durante le indagini del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri (ANSA/CARABINIERI ROS)

In cambio di queste e altre informazioni, Piras avrebbe ricevuto buste contenenti 4mila euro in contanti. Martedì, durante le perquisizioni, sono stati sequestrati 20mila euro (non è chiaro se solo a casa sua, o anche a quella di Di Pasquale). Piras comunque si sarebbe lamentato con Astakhov di aver ricevuto pochi soldi per le informazioni date finora. Gli avrebbe anche detto che ampliare la rete di informatori nei servizi segreti italiani non sarebbe stato difficile per i russi: «Basta pagare».

Repubblica scrive che a breve Astakhov sarà dichiarato “persona non grata”, una locuzione usata in ambito diplomatico che in latino significa “persona non gradita”: significa che non sarà più accettato come diplomatico dall’Italia. Quando un diplomatico viene dichiarato persona non grata, generalmente entro pochi giorni viene richiamato dal suo paese (anche se di fatto è un’espulsione).

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha parlato della vicenda come della «punta di un iceberg gigantesco». Ha detto poi di non essere sorpreso dall’indagine perché le persone che fanno spionaggio «sono ovunque», e che l’Italia è esposta al rischio di situazioni di questo tipo.

– Leggi anche: Un’altra indagine sullo spionaggio e su un ex agente dei servizi segreti, spiegata