• Italia
  • Mercoledì 8 luglio 2026

Il titolare dell’azienda di Satnam Singh è stato condannato a 16 anni

Per l'omicidio del bracciante indiano, lasciato davanti a casa sua con un braccio tranciato dopo un grave incidente sul lavoro

Il presidio davanti al tribunale di Latina in attesa della sentenza di primo grado nel processo per la morte di Satnam Singh, 8 luglio 2026 (Ansa/Fabrizio Scarfò)
Il presidio davanti al tribunale di Latina in attesa della sentenza di primo grado nel processo per la morte di Satnam Singh, 8 luglio 2026 (Ansa/Fabrizio Scarfò)

Il tribunale di Latina ha condannato in primo grado a 16 anni di reclusione Antonello Lovato, il titolare dell’azienda agricola dove il lavoratore indiano Satnam Singh ebbe un grave incidente sul lavoro per il quale morì. Il reato contestato a Lovato è omicidio volontario con “dolo eventuale”: significa che secondo l’accusa non ha agito con lo scopo principale di uccidere (quello è il “dolo diretto”), ma che di fronte alla possibilità che il suo modo di agire causasse la morte di Singh, ha deciso di agire comunque, accettando quel rischio.

La procura aveva chiesto una condanna a 22 anni, ma a Lovato sono state riconosciute le attenuanti generiche: sono quelle con cui il giudice può ridurre una pena ritenendo che ci siano elementi a favore dell’imputato, anche se non c’è una specifica attenuante prevista dalla legge che si possa applicare al caso in esame. Le motivazioni della sentenza saranno pubblicate tra 90 giorni.

Singh lavorava in nero nell’azienda Agrilovato di Borgo Santa Maria, in provincia di Latina. Il 19 giugno del 2024, mentre preparava le serre per coltivare i meloni, rimase incastrato in un macchinario per avvolgere la plastica. La macchina, che era trainata da un trattore, gli tranciò un braccio e gli provocò diverse fratture alle gambe. Lovato era lì, ma invece di portarlo in ospedale lo caricò su un furgone, mise il braccio tranciato in una cassetta della frutta e scaricò Singh davanti alla sua abitazione.

Un compagno di lavoro chiamò la sindacalista Laura Hardeep Kaur per chiedere aiuto. «Mi inviò la foto del braccio staccato e buttato in una cassetta, era talmente macabra che all’inizio pensai a uno scherzo», ricorda. Quando arrivò, vide Singh a terra esanime. «Era in condizioni orribili, non riuscirò mai a togliermelo dalla mente». Chiamò i soccorsi, ma ormai era passata un’ora e mezza e l’uomo aveva perso molto sangue. Singh fu portato in elicottero all’ospedale San Camillo di Roma, dove morì due giorni dopo. Aveva 31 anni.

Lovato disse di aver agito in questo modo perché fu preso dal panico, e di avere assecondato le richieste della compagna di Singh, Soni, che lo implorava di portarli a casa. I suoi avvocati hanno sostenuto che chiamò i soccorsi, ma solo dopo essersi allontanato dalla casa di Singh, e che andò subito in questura a spiegare cosa era accaduto. Intervistato dal Tg1, il padre di Lovato disse che il figlio aveva avvisato Singh di non avvicinarsi al macchinario: «Ma ha fatto di testa sua. Una leggerezza che è costata cara a tutti». Renzo Lovato, padre di Antonello, era amministratore di fatto dell’azienda, mentre il figlio era il rappresentante legale.

Braccianti indiani durante la manifestazione contro il caporalato organizzata da Cisl e Uil a Latina in seguito alla morte di Satnam Singh, 25 Giugno 2024 (Roberto Monaldo/LaPresse)

Braccianti indiani durante la manifestazione contro il caporalato organizzata da Cisl e Uil a Latina in seguito alla morte di Satnam Singh, 25 giugno 2024 (Roberto Monaldo/LaPresse)

A luglio del 2024 Lovato fu arrestato. Si trova ancora in carcere. Soni, che lavorava con Singh nell’azienda agricola, raccontò ai magistrati che Lovato le impedì di chiamare i soccorsi. Durante l’incidente probatorio, un procedimento con cui si acquisiscono prove durante la fase delle indagini preliminari, disse che Lovato, scaricando Satnam davanti a casa, gli fece sbattere la testa contro il cordolo di cemento di un muretto.

Per contestare queste dichiarazioni, i legali di Lovato chiesero un secondo incidente probatorio, in cui chiamarono a testimoniare uno dei pochi dipendenti regolari dell’azienda, una donna italiana. La donna disse che Singh utilizzò il macchinario di propria iniziativa disobbedendo al datore di lavoro, e che fu la compagna di Singh a chiedere «insistentemente» di portarlo a casa dopo l’incidente.

La compagna di Satnam Singh accompagnata in aula dalla sorella per l’incidente probatorio, Latina, 26 luglio 2024 (Cecilia Fabiano/LaPresse)

La compagna di Satnam Singh (a destra) accompagnata in aula dalla sorella per l’incidente probatorio, Latina, 26 luglio 2024 (Cecilia Fabiano/LaPresse)

Il processo di primo grado è cominciato il primo aprile del 2025. I familiari della vittima, la Regione Lazio, i comuni di Cisterna e di Latina, l’INAIL, la CGIL e l’associazione antimafia Libera si sono costituiti come parte civile, cioè come persone o enti danneggiati che possono chiedere un risarcimento.

Alle udienze hanno testimoniato in totale 32 persone. Antonello Lovato ha detto di non aver mai voluto la morte di Satnam Singh, di aver perso la testa, e che sarà sempre vicino alla compagna Soni «in tutti i modi possibili». Nell’ultima udienza ha dichiarato di voler sostenere la donna e i familiari di Singh.

L’azienda agricola dove lavorava Satnam Singh, Latina, 22 Giugno 2024 (Cecilia Fabiano/LaPresse)

L’azienda agricola dove lavorava Satnam Singh, Latina, 22 giugno 2024 (Cecilia Fabiano/LaPresse)

Alcuni lavoratori indiani hanno raccontato il contesto lavorativo e hanno riferito cosa è successo dopo l’incidente. Uno di loro ha detto di aver visto il furgone di Lovato lasciare l’azienda agricola, mentre la compagna di Singh gridava e piangeva a bordo. Un altro ha detto: «Lovato mi disse “è morto, aiutami, dove lo butto?”», e di avergli risposto di chiamare subito un’ambulanza perché poteva essere ancora vivo.

Un ispettore dei carabinieri ha detto che Singh non era assunto e non aveva il permesso di soggiorno, e che il giorno dell’incidente solo due lavoratori erano regolarmente dichiarati. Su questo aspetto i magistrati di Latina hanno aperto un’altra indagine, che ha portato a un processo parallelo ancora in corso, nel quale Antonello Lovato e suo padre Renzo sono imputati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravato. Secondo la procura i braccianti erano impiegati in nero e pagati 5,50 euro all’ora.

– Leggi anche: Le mattine dei lavoratori indiani, a Latina

La questione principale di cui si è discusso durante il dibattimento era se Satnam Singh si sarebbe potuto salvare chiamando subito i soccorsi. L’autopsia stabilì che il lavoratore aveva avuto una forte emorragia provocata dalla recisione delle vene del braccio e da alcune ferite alle gambe, e che questa avrebbe potuto essere una delle cause del decesso. La medica legale Maria Cristina Setacci ha detto che il lavoratore sarebbe probabilmente sopravvissuto se fosse stato soccorso subito, portandolo al pronto soccorso di Latina. «La rapidità nel bloccare il sanguinamento è fondamentale, anche una cinghia stretta sull’arto avrebbe potuto salvarlo», ha detto.

Ma Singh arrivò al San Camillo in condizioni già disperate: era incosciente e aveva un livello di emoglobina molto basso. Durante il processo, il chirurgo che lo operò ha detto che Singh aveva perso circa due litri di sangue. La difesa di Lovato ha sostenuto invece la tesi secondo la quale la morte sarebbe avvenuta per una sepsi, cioè per una grave infezione.

– Leggi anche: Un anno dopo la morte di Satnam Singh, a Latina è tornato tutto come prima