I modi di dire non sono tutti innocui
«Fare il portoghese» può essere percepito come offensivo anche se non lo è, mentre dire «ambaradàn» per "confusione" è un altro discorso

«Fare il portoghese» può essere percepito come offensivo anche se non lo è, mentre dire «ambaradàn» per "confusione" è un altro discorso

Come si è arrivati pensare che sia negativo? E perché definirsi "politicamente scorretti" è diventato sinonimo di sincerità e coraggio? [Continua]

Se la battaglia contro i suoi eccessi genera Trump, i fautori della battaglia hanno perso

Da anni ormai dire la cosa più greve, violenta, assurda è diventato il modo più facile e conformista per cercare di farsi notare, come un sasso contro una vetrina, scrive Mauro Covacich

Alessandro Carrera racconta su Europa il critico e scrittore australiano ricordato qui sempre solo per un libro, o il titolo di un libro

E "qualcuno, almeno ogni tanto, deve pur prendersi la briga di esserlo", scrive Michele Serra

«Volevo scrivere di quella signora di Napoli, di professione tiktoker, che avendo raccontato di essere stata a Roccaraso, cittadina della montagna abruzzese, e di essersi divertita assai, ne aveva provocato l’invasione domenicale da parte delle sue legioni di followers»

I cambiamenti annunciati da Mark Zuckerberg imitano il sistema di X, e sono considerati un modo per allinearsi a Donald Trump

Il proprietario di X ha riesumato un caso di abusi sessuali che l’attuale primo ministro Keir Starmer affrontò (in realtà molto efficacemente) quand’era procuratore generale

È il conduttore del podcast più seguito nel paese, che ha ospitato e sostenuto Donald Trump, e che i Democratici criticano e snobbano da anni

È uno dei segmenti demografici in cui è andato meglio, e che ha mobilitato maggiormente, grazie ai consigli del figlio e a personalità di podcast, YouTube e Twitch

Sulla questione ucraina, che divide Giorgia Meloni e Matteo Salvini, e sugli approcci in politica estera di Elly Schlein e Giuseppe Conte

Tutte – ma veramente tutte – le cose che può essere utile sapere prima del 5 novembre

«Il primo fu installato nella suite 208 dell’Hilton di Hong Kong nel 1974, cinquant'anni fa. Io lo incontrai nell'estate 1982 all'Hotel Lutetia di Carona sul lago di Lugano, e ne fui attratta come da un oscuro magnete. Ancora oggi, nostalgica di quei tempi, tendo ad avvicinarmi con le mani e la mente libere. E proprio per onorare questa ritualità e solitudine, dopo la separazione mi sono regalata un minibar da casa. Ci ho messo pochissimo a capire che era stato un errore: il minibar deve stare in albergo perché è come l’amore ideale, deve stare a distanza e lasciarsi ricordare o immaginare»

Non sono quelle dei media tradizionali bensì quelle organizzate da alcuni podcaster molto seguiti, in cui non c'è il rischio di domande sgradite

Ai premi Hugo di quest'anno il 10 per cento dei voti era evidentemente falsificato per far vincere un finalista

«In un articolo pubblicato sull’“Unità” il 29 maggio 1989, Ginzburg cita Wittgenstein e fa una serie di esempi: da una parte ci sono “non vedente”, “non udente”, “anziano”, “colf”, “operatore ecologico”, “persona di colore”; dall’altra: “cieco”, “sordo”, “vecchio”, “donna di servizio”, “spazzino”, “negro”. Le prime sono parole-cadaveri, le seconde parole della realtà. Quell’articolo è stato usato più volte proprio dai critici del politicamente corretto. Ma la citazione è immaginaria»

Si seguono i grandi flussi di consumo, il grosso dei cibi e dei vestiti che si comprano ha il marchio impareggiabile della normalità, si clicca “Ferragni” perché si è letto da qualche parte che tutti cliccano Ferragni.

«Torniamo al politicamente corretto. Che sia una questione molto, molto complicata, si sa. Mi sembra giusto aggiungere che proprio le questioni molto, molto complicate richiedono (per non complicarsi ulteriormente) un qualche sforzo di chiarimento. E qualche presa di posizione»
