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Mi chiamo Viola e ho un problema con le boygenius

«Un’ossessione non si nutre mai di solo riconoscimento della bravura di qualcuno. C’è sempre un gancio personale profondo, qualcosa di intangibile che risponde alla necessità inespressa di essere vista. Di riconoscere in qualcun altro un’esperienza condivisa, un modo simile di scandagliare l’esistenza. Nel caso delle boygenius, al di là dell’ammirazione per tre ragazze abbastanza spudorate da paragonarsi ai Beatles, a Crosby, Stills & Nash o ai Nirvana, ho capito che per me la ragione è la loro amicizia, l’assoluta priorità che – intervista dopo intervista, canzone dopo canzone, concerto dopo concerto – Bridgers, Dacus e Baker danno al loro rapporto, identificato ancora e ancora come un’ancora di salvezza, per riuscire dopo tanta solitudine a sentirsi davvero accettati e protetti»

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Niente come la voce umana

«La riscoperta degli Staples Jr. Singers inizia in maniera timida, con un 45 giri acquistato per un dollaro da Greg Belson, un collezionista. Il pezzo finisce in una raccolta e qualche copia dell'album riaffiora sul mercato. Belson riesce a comprarne una, a 600 dollari, e la gira a una casa discografica. Inizia una benigna caccia all’uomo, simile a quella che portò a riscoprire Sixto Rodriguez. L’etichetta riesce a rintracciare Annie Brown: si è sposata e ha aperto un negozio di vestiti a West Point, in Mississippi. Oltre a lei ci sono altri due fratelli, Edward e R.C., che come Annie hanno continuato a suonare gospel per tutta la vita. La casa discografica si fa autorizzare la ristampa e riesce anche a convincere i fratelli Brown a tornare a suonare per promuoverla, con quattro date a New York»

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3/2