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  • Martedì 14 luglio 2026

Sono passati 10 anni dalla strage di Nizza

Un uomo che si ispirava all'ISIS investì con un camion centinaia di persone sul lungomare: ne uccise 86 e ne ferì oltre 400

Nizza, 18 luglio 2016 (AP Photo/Francois Mori)
Nizza, 18 luglio 2016 (AP Photo/Francois Mori)
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Alle 22:30 del 14 luglio 2016 a Nizza Mohamed Lahouaiej Bouhlel, un uomo di 31 anni di origini tunisine ma residente in Francia, investì con un camion centinaia di persone uccidendone 86 e ferendone oltre 400. Sfruttò i festeggiamenti per l’anniversario della presa della Bastiglia (che in Francia è festa nazionale): molte persone avevano affollato la Promenade des Anglais, la passeggiata sul lungomare di Nizza che per l’occasione era stata in parte pedonalizzata e e da dove le persone avevano appena assistito a uno spettacolo di fuochi d’artificio.

Nei giorni successivi l’attentato fu rivendicato dall’ISIS, che però non ebbe un ruolo diretto nell’organizzazione: Bouhlel lo preparò autonomamente. L’ISIS è un gruppo terroristico sunnita (uno dei due principali rami dottrinali dell’Islam, insieme a quello sciita) che tra il 2014 e il 2016 raggiunse la massima espansione territoriale controllando buone parti del nord e dell’est della Siria e del nord e dell’ovest dell’Iraq. Sempre in quegli anni l’ISIS fu l’ispiratore o l’organizzatore di diversi attentati terroristici in Europa e non solo.

Poco prima delle 22 del 14 luglio Bouhlel era arrivato in bici in un quartiere nella parte orientale di Nizza, dove aveva recuperato il camion che aveva noleggiato qualche giorno prima. Tra le 22 e le 22:20 circa ci fu lo spettacolo dei fuochi d’artificio. Bouhlel raggiunse nel frattempo il lungomare e intorno alle 22:30 accelerò contro la folla per circa 2 chilometri della Promenade des Anglais, procedendo a zig zag per massimizzare il numero di vittime. Dopo circa 5 minuti Bouhlel fu ucciso dalla polizia, che aveva ripetutamente sparato contro la cabina del camion che stava guidando.

Le indagini successive scoprirono che l’attentato fu preparato per mesi e con l’aiuto di altre otto persone, che nel 2022 sono state condannate con pene tra i 2 e i 18 anni di carcere per aver collaborato alla strage. Analizzando il cellulare di Bouhlel furono trovate fotografie fatte esattamente un anno prima durante lo spettacolo con i fuochi d’artificio a Nizza. Bouhlel aveva anche cercato su Internet informazioni sul Captagon (fenetillina), uno psicostimolante commerciato illegalmente in diversi paesi arabi e che in passato era stato utilizzato da altri autori di attentati terroristici perché aumenta il senso di sicurezza e la soglia del dolore, e diminuisce la stanchezza.

Bouhlel era sposato con figli, faceva l’autotrasportatore e già all’inizio del 2016 era stato fermato per violenza volontaria mentre era in possesso di un’arma e per una lite. Le persone che lo conoscevano lo descrivevano come una persona violenta, instabile e non particolarmente legata alla religione. Nonostante quest’ultimo aspetto, Bouhlel in pochi anni si avvicinò all’islamismo radicale: emerse un messaggio che mandò nel gennaio del 2015 a seguito dell’attacco nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo a Parigi, dove scrisse a una delle persone che lo avevano poi aiutato con l’attentato: «Io non sono Charlie. Sono felice che abbiano mandato qualche soldato di Allah per completare l’opera». Nel periodo di radicalizzazione Bouhlel si accostò principalmente all’ISIS.

Nel settembre del 2014, del resto, uno dei portavoce dell’ISIS aveva invitato tutti i suoi militanti ad attaccare l’Occidente in qualsiasi modo possibile, e di farlo autonomamente senza attendere istruzioni o piani precisi da parte dell’organizzazione terroristica.

L’attentato fu quindi ispirato ma non organizzato dall’ISIS. L’influenza indiretta dell’ISIS in quegli anni portò ad allargare il concetto di attentato terroristico, tanto che il ministro degli Interni francese dell’epoca, Bernard Cazeneuve, definì l’attentato di Nizza «di una tipologia nuova». Attentati simili, da questo punto di vista, erano stati compiuti nei mesi precedenti a San Bernardino in California, a Orlando in Florida e a Dacca in Bangladesh. Tutte iniziative che si differenziavano dagli attacchi coordinati del novembre 2015 a Parigi e di quelli di Bruxelles di marzo 2016, che invece erano stati compiuti da membri dell’ISIS a tutti gli effetti.

Nei giorni successivi all’attentato di Nizza in Francia si tennero diverse manifestazioni di solidarietà e fu prorogato lo stato di emergenza in vigore dagli attentati di Parigi del novembre precedente, che garantiva poteri eccezionali al governo. Si parlò poi molto anche dei tre “eroi di Nizza”: un passante, un ciclista e un motociclista che cercarono in momenti diversi di fermare il camion.

Ci fu anche qualche polemica: osservatori e analisti si chiesero se la strage di Nizza fosse evitabile e se ci fossero state carenze, sia da parte dell’intelligence (Bouhlel non era noto ai servizi segreti, né a livello nazionale né a livello locale) sia delle forze dell’ordine. Soprattutto il giornale Libération accusò il ministro dell’Interno Cazeneuve di avere mentito circa i sistemi di sicurezza disposti lungo la Promenade des Anglais perché nel punto da dove Bouhlel entrò nella zona pedonale c’erano solamente due agenti della polizia locale e nessun altro mezzo meglio equipaggiato per tenere sotto controllo l’area. Cazeneuve negò sempre le accuse.

La strage ebbe notevole risalto anche in Italia. Nizza è vicino al confine con la Liguria e soprattutto in estate molti italiani vanno in vacanza lì. L’Italia fu il paese con più cittadini uccisi nell’attentato dopo la Francia: 6, compreso un cittadino italo-americano. Nei mesi successivi fu molto raccontata in Italia la storia di Gaetano Moscato, un 71enne di Ivrea ex dipendente della Olivetti che era in vacanza a Nizza. Nell’attentato Moscato perse una gamba, che gli fu sostituita da una protesi.

Nel 2022 ci fu poi il processo ai complici di Bouhlel. Si svolse in un’aula di tribunale speciale, che era stata costruita per i processi relativi agli attacchi terroristici avvenuti a Parigi, e riguardò solo l’attacco e non eventuali falle nella sicurezza e nell’organizzazione delle celebrazioni, come invece avevano chiesto diversi sopravvissuti e parenti dei morti nell’attentato. Si concluse con la condanna di tutte le otto persone accusate. Tre uomini che procurarono a Bouhlel il camion e le armi con cui compì l’attacco ricevettero le pene più severe: due a 18 anni e uno a 12 anni. Altre cinque persone, quattro uomini e una donna, che erano a processo per traffico di armi, furono condannate a pene dai 2 agli 8 anni.