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  • Martedì 12 maggio 2026

Cosa ha sbagliato Keir Starmer

E come è arrivato alla crisi di questi giorni, con un governo che perde pezzi

Starmer si sistema gli occhiali prima di un discorso a Londra, il 29 aprile
Starmer si sistema gli occhiali prima di un discorso a Londra, il 29 aprile (Stefan Rousseau - WPA Pool/Getty Images)
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Uno sketch trasmesso due giorni fa da un late show britannico racconta con efficacia uno dei principali problemi della leadership del primo ministro Keir Starmer. Al suo personaggio viene mostrato un futuro distopico in cui nel 2046 governa Nigel Farage e il Regno Unito è devastato: è un monito affinché faccia la scelta giusta nel presente, in cui il suo partito gli sta chiedendo di farsi da parte. Lui però nello sketch trae l’insegnamento sbagliato: godersi il tempo che gli resta da primo ministro prima delle elezioni che porteranno a quello scenario.

Il difetto che secondo i suoi detrattori accomuna lo Starmer finto e quello vero è l’essere scollato dalla realtà.

Si è visto anche in questi giorni, dopo i risultati disastrosi ottenuti dai Laburisti alle elezioni della scorsa settimana in Scozia e Galles e alle amministrative in Inghilterra. Starmer se n’è assunto subito la responsabilità, ma ne ha ignorato le conseguenze immediate: prima ha fatto un’intervista in cui ha sostenuto di voler governare per altri 10 anni, poi un discorso ostinato mentre un pezzo del partito iniziava già a muoversi per sostituirlo come leader.

In quel discorso Starmer ha analizzato correttamente la crisi dei Laburisti ma, invece di convincerli, ha ricordato come lui sia a corto di soluzioni: ha ammesso che gli elettori non lo ascoltano più, e allora perché dovrebbero credere ai suoi piani per rilanciare il governo? Martedì il suo modo per tentare di uscire dalla crisi è stato sfidare i rivali interni a farsi avanti, ma senza neppure dare ai ministri il tempo di criticarlo durante la riunione del governo.

Un poliziotto fuori da Downing Street, la residenza del primo ministro britannico, a Londra, il 12 maggio

Un poliziotto fuori da Downing Street, la residenza del primo ministro britannico, a Londra, il 12 maggio (Chris Ratcliffe/Bloomberg)

Starmer stravinse le elezioni del luglio del 2024, ma in meno di due anni è diventato il primo ministro più impopolare da quando l’indice viene misurato, eccezion fatta per il brevissimo governo di Liz Truss, nel 2022. Starmer ha faticato nel gestire le molte crisi del suo mandato: la più grave è stata lo scandalo per il coinvolgimento negli “Epstein files” di Peter Mandelson, un decano del Partito Laburista voluto come ambasciatore negli Stati Uniti proprio da Starmer e al momento sotto indagine.

Quello di Starmer è stato il primo governo Laburista dopo 14 anni di Conservatori. Secondo le ricostruzioni di due dei principali cronisti politici britannici, il partito non si era preparato sufficientemente per tornare al governo e anche per questo Starmer è sembrato fin da subito in affanno. I preparativi (scegliere ministri, funzionari, chi nominare nelle agenzie pubbliche, scrivere un piano dei primi provvedimenti e così via) erano stati affidati alla prima capa di gabinetto di Starmer, Sue Gray, ma si erano rivelati inadeguati. Gray era stata licenziata dopo pochi mesi, al primo caso mediatico per Starmer.

Era legato ad alcuni regali costosi che aveva accettato quando era ancora leader dell’opposizione: non c’erano state irregolarità, ma era stato motivo d’imbarazzo per un governo che stava chiedendo sacrifici alla popolazione citando il buco nel bilancio statale ereditato dai Conservatori. Anche la comunicazione di Starmer è stata poco costante: dopo una campagna elettorale in cui aveva promesso un rinnovamento nazionale, aveva usato toni raggelanti in uno dei primi discorsi, dicendo che «le cose peggioreranno prima di migliorare».

– Leggi anche: Cosa può succedere ora tra i Laburisti britannici

Il posto di Gray era stato preso da Morgan McSweeney, lo stratega elettorale dei Laburisti, che aveva accumulato ancora più potere. È uno schema poi ripetuto dal primo ministro: scaricare la responsabilità sugli altri, ogni volta che si presentava un problema o c’era da prendere una decisione risoluta. McSweeney è stato licenziato a febbraio, per il caso di Mandelson, poi si è scoperto che la nomina ad ambasciatore era avvenuta, su pressione del governo, nonostante il parere contrario dei servizi di sicurezza.

Keir Starmer insieme a Peter Mandelson, a Washington, il 26 febbraio del 2025

Keir Starmer insieme a Peter Mandelson, a Washington, il 26 febbraio del 2025 (Carl Court/Pool Photo via AP)

L’autodifesa di Starmer è stata sostenere di essere stato tenuto all’oscuro di tutto, eppure era il primo ministro. Starmer non al corrente di cose è diventato una specie di meme, a volte in modo ingeneroso. La gestione raffazzonata del caso di Mandelson, di questi mesi, è stata probabilmente il punto di non ritorno nell’involuzione della leadership di Starmer.

È stata preceduta da provvedimenti contraddittori, che hanno dato l’impressione di un primo ministro senza una visione di lungo periodo né un’ideologia salda, e di un governo intrappolato nella contingenza, a costo di perdere in coerenza. Per esempio non ha mantenuto la promessa di non alzare le tasse e ha fatto clamorose inversioni su altre misure economiche impopolari, rinunciando ad alcuni tagli alla spesa sociale e a cancellare i sussidi ai pensionati per le bollette invernali.

I Laburisti hanno perso consensi sia a sinistra, a vantaggio dei Verdi, sia tra l’elettorato moderato, che ha guardato ai Libdem o alla destra populista di Nigel Farage. Alle elezioni della settimana scorsa tutti e tre i partiti hanno sottratto voti ai Laburisti (soprattutto i Verdi).

Starmer ha preso provvedimenti eccezionalmente duri e securitari per un governo progressista. Poco dopo essere entrato in carica era venuto in visita in Italia, elogiando gli accordi del governo di Giorgia Meloni con i paesi di origine e transito delle persone migranti, fatti per ridurre l’immigrazione e molto criticati dalle associazioni per la tutela dei diritti umani.

Nigel Farage fuori dal municidio di Romford, in Inghilterra, l'8 maggio

Nigel Farage fuori dal municipio di Romford, in Inghilterra, l’8 maggio (Chris Ratcliffe/Bloomberg)

In seguito Starmer aveva ripreso uno slogan nazionalista dei tempi di Brexit, parlando di «riprendere il controllo dei confini» e in seguito ha proposto una riforma assai restrittiva del sistema d’asilo. Ha fatto infine accordi costosi e limitati con la Francia per chiederle una mano a fermare le partenze attraverso il canale della Manica, che quest’anno sono parzialmente diminuite rispetto allo stesso periodo del 2025.

La trionfale campagna elettorale del 2024 era stata centrata sul cambiamento, ma il governo di Starmer è somigliato rapidamente a quelli dei Conservatori che l’hanno preceduto: per la litigiosità interna e l’impressione che l’obiettivo adesso sia salvare l’incarico di primo ministro, più che rinnovare il paese.

– Leggi anche: Nigel Farage può mangiarsi la politica britannica

Questo ha messo in ombra una gestione tutto sommato accorta della politica estera, fatta di migliori rapporti con l’Unione Europea o sfruttando la fascinazione di Donald Trump verso la famiglia reale britannica per attenuare i contrasti con gli Stati Uniti. È accaduto lo stesso per le riforme strutturali avviate dal governo: sui maggiori poteri ai sindacati, sugli enti locali, sulla nazionalizzazione delle ferrovie e sulla creazione di un’azienda energetica statale finanziata con quasi 6 miliardi di sterline.

Per il momento, l’argomento più efficace di Starmer è stato dire che cambiare leader destabilizzerebbe il paese e avvantaggerebbe la destra populista di Farage. È difficile, però, avvantaggiarla più di così: imitandone la retorica, i Laburisti l’hanno legittimata e ormai da un anno Farage è stabilmente primo nelle intenzioni di voto. I Laburisti, invece, sono appaiati al terzo posto con i Conservatori e i Verdi.

È vero che in un sistema così frammentato basterebbe un recupero di pochi punti per giocarsela e che le elezioni sono previste nel 2029, quindi tra molto tempo. Mercoledì è atteso il discorso di re Carlo che presenterà il programma del governo per la prossima sessione del parlamento e di un mandato che Starmer è sempre meno certo di riuscire a finire.