L’ong Sea-Watch dice che la Guardia costiera libica ha sparato a una sua nave che aveva appena terminato un’operazione di soccorso

L’ong Sea-Watch ha detto che una nave della cosiddetta Guardia costiera libica ha sparato 15 colpi contro la sua nave Sea-Watch 5, che si trova nel Mediterraneo e che ha appena terminato un’operazione di soccorso di 90 persone. Secondo quanto dice l’ong in un primo momento la Guardia costiera libica aveva seguito e minacciato l’equipaggio della Sea-Watch di abbordare la nave, se non si fosse diretta a Tripoli. La richiesta era in contrasto con la direttiva di dirigersi verso nord delle autorità della Germania (la nave ha bandiera tedesca): Sea-Watch dice che ora le motovedette libiche hanno smesso di seguire la nave dell’ong, che si sta dirigendo verso l’Italia, in attesa che le autorità le indichino il “porto sicuro” a cui attraccare.
Quella di “porto sicuro” è una definizione data dalle varie leggi internazionali che regolano il soccorso marittimo, e che prevedono che gli sbarchi debbano avvenire nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica a dove è avvenuto il salvataggio sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani.
L’episodio ricorda quello che successe lo scorso agosto alla nave Ocean Viking dell’ong Sos Mediterranée, verso cui la Guardia costiera libica sparò una serie di colpi diretti proprio a colpire i membri dell’equipaggio, un atto senza precedenti per una nave umanitaria. La Guardia costiera libica è l’insieme di milizie armate finanziate e addestrate dall’Italia e dall’Unione Europea per fermare le partenze dei migranti dalla Libia. Non è nuovo che abbia comportamenti violenti e intimidatori: è solita sparare per forzare lo spostamento delle navi che soccorrono le persone migranti nel mar Mediterraneo, ma in genere spara in aria o nelle vicinanze delle imbarcazioni.
Sea-Watch ha detto di aver segnalato l’accaduto alle autorità italiane, che però le hanno risposto che non è di loro competenza.


