Mandelson non ha finito di mettere nei guai Starmer
L’ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, coinvolto negli “Epstein files”, era stato nominato contro il parere dei servizi di sicurezza

Nel Regno Unito la leadership del primo ministro Keir Starmer è tornata a essere molto incerta a causa degli sviluppi di una storia che da mesi crea difficoltà e imbarazzo al governo: la nomina di Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, rimosso a settembre 2025 per il suo coinvolgimento nei cosiddetti “Epstein files”. Giovedì un’inchiesta del Guardian ha rivelato che Mandelson aveva assunto l’incarico a febbraio 2025, nonostante il mese prima non avesse superato una consueta verifica delle credenziali a cui i politici britannici vengono sottoposti per poter accedere a informazioni governative.
È uno sviluppo importante perché, secondo i documenti presenti negli Epstein files, Mandelson – attualmente indagato – passò informazioni riservate sul governo britannico a Jeffrey Epstein, il finanziere arrestato nel 2019 con l’accusa di aver sfruttato sessualmente decine di minorenni e morto suicida in carcere alcune settimane dopo. I fatti risalgono all’ultima volta che fu ministro, tra il 2008 e il 2010, ma già prima del suo coinvolgimento negli Epstein files Mandelson era un politico di lungo corso con una certa reputazione di maneggione, oltre che un pezzo grosso del Partito Laburista.
L’inchiesta del Guardian ha portato giovedì stesso alle dimissioni del sottosegretario Olly Robbins, il più importante funzionario del ministero degli Esteri, che aveva approvato la nomina di Mandelson nonostante il parere negativo dei servizi di sicurezza (all’epoca, Robbins era in carica da appena due settimane). Da Parigi, dove si trovava per un incontro con altri leader europei, venerdì Starmer ha detto che né lui né altri ministri sapevano niente del mancato superamento del controllo delle credenziali di Mandelson, e ha definito «sconcertante» il fatto che non fosse stato informato.
I partiti di opposizione hanno chiesto le dimissioni di Starmer, la cui leadership era peraltro già stata molto indebolita da questo stesso scandalo, che a febbraio aveva portato alle dimissioni del suo capo di gabinetto, Morgan McSweeney, una delle persone più influenti all’interno del partito. Si era assunto lui la responsabilità della nomina di Mandelson, ma le informazioni emerse negli ultimi giorni hanno animato un dibattito su chi sapesse cosa e quando, nel governo, riguardo al parere negativo dei servizi di sicurezza.
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Secondo BBC, Robbins sarebbe stato convocato per martedì 21 aprile alla Commissione affari esteri del parlamento, per rispondere alle domande sulla procedura di verifica delle credenziali di Mandelson, che era stato nominato ambasciatore nel dicembre del 2024, quindi prima della verifica. Di fatto Starmer ha indirettamente scaricato la responsabilità su Robbins, senza nominarlo. «È imperdonabile che non mi sia stato comunicato che [Mandelson] non aveva superato i controlli di sicurezza, mentre assicuravo al parlamento che la procedura era stata rispettata», ha detto venerdì ai giornalisti a Parigi, annunciando che ne discuterà al parlamento lunedì.
Sempre secondo BBC, il Servizio di controllo di sicurezza del Regno Unito (UKSV) aveva fornito al ministero degli Esteri un parere negativo molto esplicito riguardo a Mandelson. Di norma la raccomandazione che riassume l’esito della verifica può assumere tre forme possibili: «sì», «sì con riserve» e «no». Mandelson aveva ricevuto un «no», secondo le fonti citate da BBC, e solo il ministero degli Esteri ha l’autorità di annullare una raccomandazione di questo tipo. Attualmente la ministra è Yvette Cooper, ma a gennaio del 2025 era David Lammy, attuale vice primo ministro e ministro della Giustizia. Il cambio era avvenuto dopo un rimpasto di governo successivo alle dimissioni della vice prima ministra Angela Rayner a settembre.
Lo scandalo di Mandelson è considerato una delle principali ragioni, non l’unica, per cui Starmer è uno dei primi ministri più impopolari nella storia del Regno Unito: secondo un sondaggio di YouGov solo il 21 per cento dell’elettorato pensa che stia facendo un buon lavoro.
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