La leadership di Keir Starmer è sempre più precaria
Decine di deputati e anche alcuni ministri gli hanno chiesto di farsi da parte, dopo il discorso con cui ha cercato di salvare il suo governo

Il discorso con cui lunedì il primo ministro britannico laburista Keir Starmer ha cercato di salvare il suo governo non ha convinto l’opposizione interna al partito, che l’ha ritenuto tardivo e non abbastanza ambizioso. È iniziata la rivolta di un pezzo del partito, che si è allargata ad alcuni ministri: secondo le ricostruzioni dei media britannici, durante la riunione del governo in corso almeno 6 ministri inviteranno Starmer a riconsiderare la sua decisione di non volersi dimettere.
Lunedì gliel’hanno chiesto almeno 77 parlamentari, 4 meno della soglia necessaria ad aprire una mozione di sfiducia formale (in cui va indicato già un o una leader alternativi). Li hanno seguiti, secondo i media, la ministra dell’Interno, Shabana Mahmood, e quella degli Esteri, Yvette Cooper. Martedì si sono aggiunti Ed Miliband (Energia), Wes Streeting (Sanità), John Healey (Difesa) e Lisa Nandy (Digitale e Cultura). I giornali britannici stanno paragonando la situazione all’ondata di dimissioni che nell’estate del 2022 travolse il governo di Boris Johnson (dei Conservatori).
Non tutta l’opposizione interna chiede a Starmer di dimettersi immediatamente, una parte vuole che presenti un piano per cambiare leader entro tempi certi: un’ipotesi è entro settembre. La proposta è una transizione ordinata, sul modello di quella tra Tony Blair e Gordon Brown nel 2007, sempre tra i Laburisti (Blair accettò la staffetta dopo un appello dei parlamentari perché lasciasse il posto a Brown).
Non è affatto detto che Starmer accetti: lunedì aveva detto che avrebbe partecipato all’elezione interna per restare leader, qualora ci si arrivasse, e in questo momento è difficile stimare quanto sostegno gli resti nel partito.

L’esterno del numero 10 di Downing Street a Londra, la residenza del primo ministro britannico, fotografato lunedì sera (Ben Montgomery/Getty Images)
Tra i parlamentari che hanno chiesto a Starmer di lasciare, ci sono esponenti molto vicini ai suoi rivali che per ora invece non si sono esposti in prima persona: il dissenso, quindi, potrebbe allargarsi ancora, se Starmer si ostinerà a resistere. Tra loro, ci sono alleati del ministro della Salute Streeting, che già in passato Starmer aveva accusato di complottare contro di lui ed è considerato un possibile successore.
Queste manovre suggeriscono un certo coordinamento tra le correnti del partito. La richiesta di indicare un piano per il ricambio al governo ha due obiettivi: cercare di non somigliare ai Conservatori, che nella scorsa legislatura cambiarono tre primi ministri in modo caotico, e dare tempo al principale rivale di Starmer, Andy Burnham, di tornare in parlamento. Essere deputati è un requisito per diventare leader, e per questo la questione dei tempi è centrale.
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Burnham è il sindaco dell’area metropolitana di Manchester e l’operazione ha senso perché, dai tempi della pandemia, è il politico Laburista più popolare, molto più di Starmer e dei membri del suo governo. Per tornare parlamentare serve un’elezione suppletiva, e avrebbe già individuato un collegio dove candidarsi dalle parti di Manchester, con il consenso dell’attuale detentore del seggio che si dimetterebbe apposta (ma serve comunque qualche mese).
Lunedì l’ex vice prima ministra Angela Rayner, un’altra aspirante leader, ha chiesto che il partito consenta a Burnham di tornare in parlamento: negli scorsi mesi Starmer l’aveva impedito, considerandolo una minaccia alla sua leadership. Nel discorso di lunedì il primo ministro ha dato una risposta sibillina, dicendo che la scelta spetta al direttivo del partito, che però di fatto risponde alle sue decisioni.
Più tempo aiuterebbe anche Rayner: potrebbe concludersi l’accertamento fiscale sulle irregolarità nell’acquisto di una casa, per cui a settembre si era dimessa, che è la principale ragione per cui finora ha esitato a candidarsi.
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