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  • Lunedì 11 maggio 2026

Keir Starmer cerca di salvare il suo governo

In un discorso ha provato a convincere il partito a non sfiduciarlo dopo il disastro alle elezioni della scorsa settimana, ma potrebbe non bastare

Keir Starmer durante la conferenza stampa dell'11 maggio a Londra
Keir Starmer durante la conferenza stampa dell'11 maggio a Londra (Carl Court/Getty Images)
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Il primo ministro britannico Keir Starmer ha ribadito di non volersi dimettere, in un discorso diretto più al suo partito che al paese. I Laburisti sono reduci da un disastro alle elezioni di settimana scorsa, quando si è votato per i parlamenti di Galles e Scozia e alle amministrative in Inghilterra, e si è riaperto il dibattito sulla possibilità di sostituire Starmer come leader e come primo ministro. Il pezzo di partito che sperava si facesse da parte è rimasto deluso.

I media britannici l’hanno definito «discorso del reset», perché negli intenti di Starmer dovrebbe rilanciare la sua leadership e convincere gli oppositori interni che la priorità è non spaccare il partito. La questione è se questi si accontenteranno degli impegni che ha preso per riavvicinare, come ha insistito, il governo ai valori dei Laburisti, cioè un po’ più a sinistra.

Il principale argomento di Starmer è stato sostenere che i Laburisti non possano permettersi di replicare il caos dei Conservatori, che avevano cambiato tre primi ministri nella scorsa legislatura: non è detto che funzioni come deterrente, visto che le prossime elezioni politiche sono lontane (sono previste nel 2029) e chi aspira a sostituirlo potrebbe convincersi di avere abbastanza tempo per ritrovare consensi.

Starmer è stato applaudito prima del discorso: come non fosse successo niente

Starmer ha proposto tre esempi del reset del governo, che dovrebbero servire anche a placare il malcontento nel partito: la nazionalizzazione dell’acciaieria British Steel di Scunthorpe, che è l’ultima con altoforni attivi del paese; una relazione più stretta con l’Unione Europea, senza sbilanciarsi su come concretizzarla; un piano per l’impiego dei giovani che offra loro tirocini e più formazione.

– Leggi anche: Cosa può succedere ora tra i Laburisti britannici

Nel fine settimana Starmer aveva fatto un’altra mossa per provare a salvare la sua leadership: era stata pianificata in anticipo, perché sapeva che le elezioni di giovedì scorso sarebbero andate malissimo. Ha richiamato in servizio come inviati speciali del governo l’ex primo ministro Gordon Brown, in carica tra il 2007 e il 2010, e l’ex vice segretaria del partito Harriet Harman. Hanno entrambi 75 anni e molti hanno interpretato la loro nomina come in contraddizione con i piani di rinnovamento del governo.

Chiamare in aiuto Brown ha comunque una sua logica. È una figura autorevole e rispettata tra i Laburisti, con una reputazione integerrima, anche perché non ha cercato di riciclarsi dopo la politica, come aveva fatto per esempio David Cameron quando era stato riproposto come ministro degli Esteri dall’ultimo governo dei Conservatori.

Un frame del video che annunciava la nomina di Brown

Brown tra l’altro ha cooperato con le indagini su Peter Mandelson, il decano dei Laburisti coinvolto negli Epstein Files in un caso che ha creato molti altri problemi a Starmer e gli è quasi costato l’incarico. In questi mesi non si è fatto problemi a criticare Starmer: ha contribuito a convincere il governo a ripensare l’annullamento di un’esenzione fiscale per le famiglie a basso reddito. Brown non percepirà un salario per l’incarico.

Un fattore dalla parte di Starmer è che, seppure più correnti del partito concordino sulla necessità di cacciarlo, restano divise su come farlo. Lui ha chiarito che parteciperebbe a un’eventuale elezione interna se venisse presentata una mozione di sfiducia. Per aprirla, serve il sostegno di almeno 81 parlamentari che indichino già tra loro un o una leader alternativa.

Nel fine settimana, di fronte alla riluttanza dei colleghi, Catherine West, una deputata sostanzialmente sconosciuta, ha detto che se nessuno di loro verrà allo scoperto sarà lei a presentare formalmente una sfiducia. A molti commentatori è parsa una fuga in avanti, mentre appunto gli oppositori di Starmer stavano ancora decidendo come muoversi e lui dava un’intervista all’Observer in cui parlava di restare primo ministro per molti altri anni, dimostrando un certo distacco dalla realtà.

Uno dei passaggi più efficaci del discorso è stato un attacco a Farage, il cui partito è il vero vincitore della tornata elettorale, per i fallimenti di Brexit

I tre principali aspiranti leader sono Angela Rayner, Wes Streeting e il sindaco dell’area metropolitana di Manchester, Andy Burnham, che a differenza dei primi due non è in parlamento.

Domenica Rayner aveva dato una specie di ultimatum a Starmer, chiedendo un netto rinnovamento nelle proposte del governo e che fosse consentito a Burnham di tornare in parlamento, cosa che gli permetterebbe di sfidare Starmer. Streeting, che è ministro della Salute, secondo il Telegraph invece avrebbe detto a Starmer di essere pronto a partecipare a un’elezione interna, ma di non volerla aprire lui per primo.

Nel discorso Starmer ha dato una risposta a metà su Burnham, sostenendo che abbiano ottimi rapporti ma che il suo ritorno in parlamento (servirebbe fare dimettere qualcuno per un’elezione suppletiva) debba essere deciso dal direttivo del partito, che però è comunque controllato da lui. L’impressione è che tutti e tre i potenziali sfidanti stiano aspettando che qualcuno faccia la prima mossa. Nel breve termine, una situazione così confusa potrebbe aiutare Starmer a restare lì.