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  • Domenica 10 maggio 2026

C’è di nuovo uno stallo tra Stati Uniti e Iran

Trump ha rifiutato la risposta iraniana alla sua proposta per far terminare la guerra, e lo stretto di Hormuz resta ancora bloccato

Un uomo sventola la bandiera iraniana di fronte a un manifesto del governo che mostra lo stretto di Hormuz bloccato, a Tehran, il 6 maggio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
Un uomo sventola la bandiera iraniana di fronte a un manifesto del governo che mostra lo stretto di Hormuz bloccato, a Tehran, il 6 maggio 2026 (AP Photo/Vahid Salemi)
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Domenica il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito in un post sui social network «DEL TUTTO INACCETTABILE» la risposta che l’Iran ha fatto avere al governo statunitense riguardo la proposta di accordo per far finire la guerra in Medio Oriente. Trump l’ha liquidata in modo sbrigativo senza dire cosa contenesse di preciso, e ora c’è di nuovo una situazione di stallo tra i due paesi, dopo diversi tentativi per arrivare a un accordo: sebbene gli attacchi siano sostanzialmente diminuiti negli ultimi giorni, la guerra non è finita e lo stretto di Hormuz rimane chiuso, con enormi conseguenze per le forniture di energia e per l’economia globale.

La proposta degli Stati Uniti era del resto molto vaga. Era un memorandum d’intesa, un accordo diplomatico non vincolante, che in 14 punti prevedeva la fine immediata della guerra ma posticipava il grosso dei negoziati ai successivi 30 giorni, periodo durante il quale sia l’Iran che gli Stati Uniti si sarebbero dovuti impegnare a togliere progressivamente i rispettivi blocchi nello stretto di Hormuz.

La proposta era arrivata all’Iran qualche giorno fa, e solo domenica ha risposto: lo ha fatto tramite il Pakistan, che anche nei precedenti tentativi di accordo si era posto come mediatore. Come detto il contenuto della risposta iraniana non è pubblico, ma secondo il Wall Street Journal l’Iran avrebbe concordato sulla riapertura dello stretto di Hormuz, ovviamente a condizione che gli Stati Uniti fossero disposti a revocare il blocco navale che a loro volta hanno imposto sullo stretto, e che sta provocando gravi conseguenze economiche per l’Iran.

L’Iran avrebbe invece sostanzialmente rigettato la richiesta statunitense di smantellare il suo programma nucleare e di consegnare le scorte di uranio arricchito (cioè del materiale che serve per produrre la bomba atomica). Secondo quanto scrive il Wall Street Journal, anche l’Iran avrebbe rimandato i dettagli sul nucleare a futuri negoziati.

Prima del rifiuto di Trump, domenica pomeriggio il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva detto in un’intervista che in ogni caso la guerra «non è finita». Questo proprio perché l’Iran ha ancora un programma nucleare e scorte di uranio arricchito. Ha anche menzionato la necessità di eventuali missioni per portare via dal paese l’uranio arricchito, facendo intendere che ci potrebbero essere ulteriori operazioni militari nel paese, ma senza dare dettagli.

Queste dichiarazioni sono coerenti con il suo atteggiamento degli scorsi mesi, in cui si è dimostrato molto restìo a raggiungere un accordo con l’Iran e a terminare così la guerra. Per Netanyahu l’aver portato gli Stati Uniti in guerra con l’Iran per due volte nell’ultimo anno è stato infatti un successo, dato che basa buona parte del suo consenso politico sulla narrazione per cui l’Iran è la più grave e pressante minaccia per la sicurezza di Israele. Nel pomeriggio di domenica c’era stata una telefonata tra Netanyahu e Trump.

Nel frattempo domenica le aviazioni di alcuni paesi arabi del Golfo hanno detto di avere intercettato vari droni provenienti dall’Iran. Non è del tutto chiaro perché gli attacchi siano ripresi, dopo alcuni giorni di quiete.