Nigel Farage può mangiarsi la politica britannica
La frammentazione vista alle recenti elezioni avvantaggia la sua destra populista, che non è mai stata così forte e organizzata
di Matteo Castellucci

Alle elezioni di settimana scorsa nel Regno Unito Reform UK, il partito di destra populista di Nigel Farage, ha consolidato i suoi consensi praticamente ovunque. Il riassetto del sistema politico, che non è mai stato così frammentato, gioca a suo favore, rendendo realistica un’ipotesi impensabile fino a pochi mesi fa: che Farage possa ambire credibilmente a diventare primo ministro.
Alle amministrative di un anno fa era stato evidente che Reform poteva competere con i Laburisti e i Conservatori, i partiti storici ed egemoni di un bipolarismo che non c’è più. A quelle di quest’anno, oltre a ripetere i successi alle amministrative in Inghilterra, Reform ha ottenuto per la prima volta buoni risultati in Scozia e in Galles, dove si votava per i parlamenti locali, dimostrando di essere ormai un progetto strutturato e nazionale, con un radicamento che i precedenti partiti di Farage non avevano mai avuto.
Il risultato in Galles e in Scozia è eclatante, in questo senso. Alle precedenti elezioni, nel 2021, lì Reform praticamente non esisteva: aveva preso rispettivamente l’1,5 per cento e lo 0,2 per cento. Stavolta è arrivata seconda con il 29 per cento in Galles, dove i Laburisti hanno perso per la prima volta da più di un secolo, e terza con quasi il 16 per cento in Scozia (anche se a pari merito con i Laburisti in termini di seggi).
In Inghilterra Reform si è confermata la principale forza di destra, sottraendo seggi ai Conservatori. Ha vinto anche nei posti di tradizione operaia noti come “muro rosso”, a nord, perché un tempo considerati feudi dei Laburisti (rosso è il loro colore). Questi collegi elettorali nel 2019 erano passati ai Conservatori.
Il principale dato politico di queste elezioni, notato da varie analisi, è la conferma della frammentazione del sistema. Il calo drastico di Laburisti e Conservatori (rispettivamente di 18 e di 10 punti rispetto al 2024) ha portato ai minimi storici la quota di voti dei partiti maggiori, dimezzandola rispetto a pochi anni fa. Significa che il sistema è più contendibile.
La crescita parallela dei consensi dei Verdi tra l’elettorato progressista, e la conferma dei Liberal-democratici per quello centrista, fanno sì che ci siano non più due, ma cinque partiti che se la giocano ad armi quasi pari. O sei in Scozia e Galles, dove giovedì hanno vinto gli indipendentisti: il Partito Nazionale Scozzese (come succede dal 2007) e Plaid Cymru (per la prima volta). Lo mostra bene il grafico qui sotto.
In un contesto così, Reform può vincere le prossime elezioni politiche anche senza espandere ulteriormente i suoi consensi. Gli è sufficiente rimanere prima: al momento stacca gli altri quattro partiti, appaiati su percentuali simili. Più i partiti sono vicini, più si abbassa la quota di voti necessari a vincere: più l’esito diventa imprevedibile.
Alle parlamentari il Regno Unito ha un sistema elettorale uninominale che storicamente ha penalizzato i partiti di Farage, capaci di raccogliere milioni di voti a livello nazionale ma quasi mai di arrivare primi in uno dei 650 collegi in cui è spezzettata la mappa. Questo sistema produce distorsioni: alle scorse elezioni, per esempio, Reform aveva ottenuto solo 5 seggi (i 5 in cui era arrivata prima) pur con oltre 4 milioni di voti; i Libdem 72 seggi con 600mila voti in meno di Farage.
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Insomma fanno la differenza la macchina organizzativa e la capacità di mobilitazione dei partiti: Reform ha dimostrato di disporne. Il partito sta cercando di professionalizzarsi da tempo e dichiara 270mila iscritti, più dei Laburisti e dei Conservatori, sei volte quelli dei tempi d’oro dello UKIP (il Partito per l’indipendenza del Regno Unito, di cui Farage è stato lo storico leader). Ora Reform avrà seggi nei parlamenti di Scozia e Galles, con gli staff e i fondi pubblici che questo comporta.
Le prossime parlamentari sono previste nel 2029. La principale incognita – se le percentuali restassero queste, con un blocco conservatore contro uno progressista – è quanto peserà il voto tattico all’interno degli schieramenti. È la pratica di votare un o una candidata con più chance, anche se non è del partito preferito, pur di non far vincere quello dell’altro blocco. In passato, la sinistra britannica l’ha fatto con più efficacia della destra.



