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  • Domenica 4 gennaio 2026

Da Monroe a Donroe

Con l'attacco in Venezuela Trump ha rispolverato una dottrina ottocentesca di dominio, che dice molto della sua politica

Donald Trump assiste all'attacco in Venezuela da una situation room allestita nella sua residenza in Florida, il 3 gennaio
Donald Trump assiste all'attacco in Venezuela da una situation room allestita nella sua residenza in Florida, il 3 gennaio (Molly Riley/The White House via AP)
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Durante la conferenza stampa in cui ha celebrato l’attacco in Venezuela, Donald Trump ha citato un principio ottocentesco noto come “dottrina Monroe”, sostenendo che la sua amministrazione lo abbia superato e aggiornato. La dottrina Monroe risale al 1823, prende il nome dal presidente James Monroe e affermava che gli Stati Uniti dovevano avere una supremazia incontrastata sull’emisfero occidentale, cioè di fatto sulle Americhe. Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti stiano ripristinando questa supremazia.

Non è la prima volta che Trump tira fuori questa dottrina, nota perlopiù agli storici. La sua amministrazione ci si ispira esplicitamente e dice di applicarne una versione aggiornata, che sabato Trump ha chiamato con lo stesso nome utilizzato da analisti e commentatori: “Donroe”, una crasi tra il suo nome e Monroe. Il termine era stato coniato dal tabloid New York Post in una copertina di un anno fa, e ha avuto un certo successo sui media. Trump e i suoi alleati sembrano averlo apprezzato.

Di un ritorno alla “dottrina Monroe”, o “Donroe” in questa sua versione rinnovata, si parla da mesi, per le mire espansionistiche di Trump e per le altre operazioni delle forze armate statunitensi (ci torniamo tra poco).

Trump l’ha ricordata anche il 2 dicembre, perché ricorreva l’anniversario della dichiarazione originaria. Ma la dottrina è stata menzionata anche nella nuova Strategia per la sicurezza nazionale, il documento programmatico che serve a comunicare le priorità di politica estera e di sicurezza degli Stati Uniti, di cui si era parlato soprattutto per le critiche all’Europa.

Un ritratto del presidente James Monroe nello Studio Ovale della Casa Bianca, in una foto di aprile

Un ritratto del presidente James Monroe nello Studio Ovale della Casa Bianca, in una foto di aprile (AP Photo/Alex Brandon)

Il documento teorizza l’aggiunta di un «corollario di Trump» alla dottrina, dicendo appunto che gli Stati Uniti intendono ripristinarla. Il Wall Street Journal ha spiegato che la dottrina di Monroe guardava all’esterno, perché si rivolgeva alle potenze europee rigettando le loro ingerenze nel continente americano, mentre quella di Trump all’interno, ossia considera tutta la regione come un’estensione degli Stati Uniti, il cui governo si ritiene autorizzato a colpire i nemici.

Gli analisti statunitensi hanno considerato l’attacco di sabato in Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro, e prima l’eccezionale dispiegamento militare attorno al paese, l’esempio più eclatante di questa nuova dottrina. Negli scorsi mesi, e a ben guardare in tutto lo scorso anno, però c’erano state diverse altre prove di questo approccio, che segna un ritorno al passato dopo decenni di progressivo disimpegno statunitense in America Latina.

– Leggi anche: L’ultima volta che gli Stati Uniti deposero un governo in America Latina

Per quanto riguarda il continente americano, il 2025 è stato l’anno delle mire espansionistiche di Trump sulla Groenlandia, che hanno portato a tensioni con la Danimarca, del cui Regno l’enorme isola fa parte. Trump non ha escluso l’uso della forza per occuparla, così come sul canale di Panama, di cui vorrebbe riprendere il controllo. Trump ha inoltre parlato della possibilità di annettere il Canada, sminuendolo come “il 51esimo stato statunitense”, e sul piano simbolico si è fissato sul cambiare nome in “Golfo d’America” al Golfo del Messico.

La copertina del New York Post che aveva coniato il termine “dottrina Donroe”

Dal punto di vista politico, inoltre, Trump si è intromesso in diverse elezioni in America Latina, appoggiando esplicitamente candidati di destra e minacciando gravi ritorsioni in caso di vittoria di politici a lui sgraditi.

Il caso più recente sono state le presidenziali in Honduras di fine novembre, dove alla fine ha vinto il candidato conservatore che piaceva a Trump. In autunno Trump era intervenuto nella campagna elettorale delle elezioni di metà mandato in Argentina, a favore del presidente Javier Milei, anche con un piano da 20 miliardi di dollari a sostegno della valuta locale. Trump aveva minacciato di interromperlo se Milei avesse perso (non era successo).

Trump durante un incontro col presidente autoritario di El Salvador, Nayib Bukele, uno dei suoi alleati in America Latina

Trump durante un incontro col presidente autoritario di El Salvador, Nayib Bukele, uno dei suoi alleati in America Latina (Daniel Torok/White House/Planet Pix via ZUMA Press Wire)

Trump ha inoltre usato i dazi come strumento politico contro il governo brasiliano, nel tentativo di aiutare l’ex presidente Jair Bolsonaro durante il processo che si è concluso con la sua condanna. Gli Stati Uniti hanno addirittura sanzionato uno dei principali giudici del processo, anche se alla fine l’ostinazione con cui il Brasile si è opposto alle pressioni di Trump ha funzionato.

– Leggi anche: Come gli Stati Uniti hanno preso Maduro

Al di fuori del continente americano, gli Stati Uniti hanno condotto una serie di attacchi aerei e operazioni che contrastano con l’approccio isolazionista che ha propugnato a lungo e specialmente durante il suo primo mandato, quello noto come America First (“Prima l’America”). L’esempio più eclatante sono stati i bombardamenti al programma nucleare iraniano con cui, la scorsa estate, gli Stati Uniti si sono uniti alla guerra di Israele all’Iran, durata 12 giorni. Nell’ultimo anno gli Stati Uniti hanno fatto attacchi aerei in Yemen, più volte, e recentemente contro lo Stato Islamico in Siria e in Nigeria.

Durante la conferenza stampa di sabato, Trump ha anche detto «non abbiamo timore di avere forze sul campo», un’altra contraddizione rispetto alla promessa di porre fine alle missioni militari statunitensi all’estero. Quando i giornalisti gli hanno chiesto come si conciliassero i bombardamenti in Venezuela con l’approccio America First, Trump ha dato una risposta piuttosto evasiva, sostenendo che servivano a circondare gli Stati Uniti «di buoni vicini».

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