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  • Venerdì 12 dicembre 2025

L’ultima volta che gli Stati Uniti deposero un governo in America Latina

Nel 1989 invasero Panama dopo anni di ostilità crescenti, per rimuovere un dittatore: vi ricorda qualcosa?

Un soldato statunitense pulisce un'arma a Panama City, nel maggio del 1989
Un soldato statunitense pulisce un'arma a Panama City, nel maggio del 1989 (AP/John Hopper)
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Gli Stati Uniti continuano ad aumentare le pressioni sul Venezuela, per indebolire il regime del presidente Nicolás Maduro e cercare di rovesciarlo: Maduro ha accusato l’amministrazione di Donald Trump di stare creando le condizioni per un possibile incidente, in modo da avere la scusa per invadere il paese e destituirlo. In effetti l’ultima volta che gli Stati Uniti deposero un governo dell’America Latina le cose andarono più o meno così. Quel paese era Panama, e l’invasione iniziò alla fine del 1989.

La storia di come si arrivò fin lì è per certi versi simile a quello che sta succedendo con il Venezuela: gli Stati Uniti avevano accusato il dittatore panamense Manuel Noriega di essere coinvolto nel traffico di cocaina negli Stati Uniti, e accusano Maduro di essere a capo di un cartello del narcotraffico. Avevano approvato sanzioni contro Panama, aumentato le pressioni su Noriega e la presenza militare nel paese, in particolare per proteggere il Canale di Panama, un’importantissima infrastruttura commerciale che gli Stati Uniti amministrarono fino al 1999. A Panama gli Stati Uniti avevano anche diverse basi militari, proprio per assicurare il loro controllo sul canale, una possibilità inizialmente prevista da un trattato concluso con Panama nel 1903.

Manuel Noriega (a destra) durante un'intervista con la giornalista statunitense Diane Sawyer nel 1993 (Getty Images/ABC/ Brent Peterson)

Manuel Noriega (a destra) durante un’intervista con la giornalista statunitense Diane Sawyer nel 1993, dopo il suo arresto e la sua incarcerazione negli Stati Uniti (Getty Images/ABC/ Brent Peterson)

Noriega era un militare che guidò l’esercito panamense dal 1983 al 1989. In quegli anni fu, di fatto, l’uomo più potente del paese. A lungo era stato molto vicino al governo degli Stati Uniti, ma le cose iniziarono a cambiare nel giugno del 1987, quando un suo ex collaboratore lo accusò di vari crimini, tra cui la pianificazione di omicidi politici e il coinvolgimento nel traffico di cocaina verso gli Stati Uniti. In quel momento il governo di Panama era formalmente guidato da un politico, Eric Arturo Delvalle, ma era Noriega a esercitare realmente il potere. Le accuse ebbero grande eco a Panama, dove iniziarono grosse proteste contro Noriega.

Alcune proteste del 1987 contro Noriega

Le accuse nei confronti di Noriega causarono grosso imbarazzo per il presidente Repubblicano degli Stati Uniti, Ronald Reagan, visti i legami che aveva con lui. Negli anni Ottanta il governo statunitense aveva approvato misure aggressive contro il narcotraffico, riassunte nell’espressione “Guerra alle droghe” (The war on drugs). In quegli anni la grande diffusione del crack, una droga a base di cocaina, era un problema molto sentito dall’opinione pubblica, un po’ come sta succedendo da qualche anno con la diffusione del fentanyl.

Nel 1988 il dipartimento di Giustizia statunitense incriminò formalmente Noriega per traffico di droga. Da quel momento gli Stati Uniti aumentarono la pressione su Panama, affinché Noriega venisse allontanato dal potere. Anche Maduro nel 2020 è stato incriminato negli Stati Uniti per traffico internazionale di droga, e a novembre è stato designato come capo di una presunta organizzazione terroristica, il Cártel de los Soles, accusata di organizzare il traffico di cocaina negli Stati Uniti (sull’esistenza di questo cartello in realtà ci sono parecchi dubbi).

– Leggi anche: Cos’è il “Cártel de los Soles” in Venezuela

Alcuni militari statunitensi a Panama, durante l'operazione "Just Cause" nel 1989 (Sygma via Getty Images/Jean-Louis Atlan)

Alcuni militari statunitensi a Panama, durante l’operazione Just Cause nel 1989 (Sygma via Getty Images/Jean-Louis Atlan)

Nell’aprile del 1988 Reagan impose sanzioni economiche contro Panama, che tra le altre cose prevedevano la sospensione degli aiuti militari ed economici statunitensi e il congelamento dei beni posseduti dai cittadini panamensi negli Stati Uniti. L’idea era che le sanzioni avrebbero peggiorato le condizioni di vita delle persone panamensi, e che questo le avrebbe spinte a ribellarsi a Noriega. Contemporaneamente, iniziarono a inviare più soldati nelle loro basi di Panama. Per mesi però gli Stati Uniti evitarono un impegno militare diretto, sperando che il cambiamento di governo potesse avvenire in altri modi.

In effetti diversi eventi minacciarono il potere di Noriega: nel marzo del 1988 ci fu un primo colpo di stato contro di lui, che fallì. Alle elezioni presidenziali del maggio del 1989 vinse il candidato dell’opposizione, Guillermo Endara Galimany. Noriega però si rifiutò di riconoscere il risultato e annullò le elezioni. L’opposizione organizzò alcune proteste, che vennero represse con violenza. A ottobre ci fu un secondo tentativo di colpo di stato da parte di altri militari che si erano ribellati a Noriega, ma nemmeno questo ebbe successo. Il 15 dicembre Noriega si fece nominare capo esecutivo del governo, e fece approvare dal parlamento lo stato di guerra con gli Stati Uniti.

Soldati americani in un blindato a Panama, durante l'operazione "Just Cause" (CORBIS/Getty Images/Steve Starr)

Soldati statunitensi in un blindato a Panama, durante l’operazione Just Cause (CORBIS/Getty Images/Steve Starr)

Durante questo periodo gli Stati Uniti avevano adottato posizioni sempre più dure nei confronti del regime panamense, anche come effetto delle pressioni della comunità latinoamericana che simpatizzava con l’opposizione a Noriega. Erano però ancora restii a intervenire: il golpe dell’ottobre del 1989 era fallito anche perché l’esercito statunitense non aveva aiutato gli oppositori.

Poi però il 16 dicembre l’esercito di Panama uccise un soldato statunitense, che non indossava l’uniforme e aveva forzato un posto di blocco. I militari panamensi avevano ferito un altro militare statunitense, e ne avevano arrestato un terzo insieme alla moglie: erano stati entrambi interrogati e avevano subito maltrattamenti. A quel punto il nuovo presidente statunitense George H. W. Bush (anche lui Repubblicano), decise di iniziare un’operazione militare.

L’operazione venne chiamata Just Cause, cioè “giusta causa”. Da una parte la scelta rifletteva gli interessi degli Stati Uniti, dall’altra era anche vero che dopo mesi in cui gli Stati Uniti avevano adottato posizioni così dure, non intervenire sarebbe apparso come un segnale di debolezza per Bush.

Nel discorso in cui annunciò l’inizio dell’operazione, Bush la presentò come una risposta necessaria alle provocazioni di Noriega: «That was enough» («adesso basta»), disse Bush riferendosi all’uccisione del militare statunitense.

Gli Stati Uniti schierarono circa 25mila militari e l’invasione durò poche settimane: Noriega venne catturato e portato negli Stati Uniti, dove venne processato e rimase in carcere fino al 2007. È stato giudicato colpevole di diversi reati, tra cui traffico di droga, riciclaggio di denaro e associazione a delinquere. Nell’invasione morirono 23 soldati statunitensi e alcune centinaia di soldati panamensi. Ci furono violenze e saccheggi nelle due principali città di Panama, Panama City e Colón. Dopo la rimozione di Noriega si insediò un governo civile guidato da Endara, il candidato che aveva vinto le presidenziali del 1989, quelle che erano state annullate.

Da quando le tensioni sono aumentate tra Venezuela e Stati Uniti vari esperti, incluse persone vicine al presidente Trump e veterani dell’invasione di Panama, hanno paragonato le due situazioni, sostenendo che l’invasione di Panama sarebbe una sorta di «modello» per quella possibile del Venezuela.

La situazione in Venezuela però è più complessa rispetto a quella di Panama. Innanzitutto perché il paese è grande 12 volte Panama e ha risorse superiori. Un’altra importante differenza è che in Venezuela gli Stati Uniti non hanno basi militari, e intervenire sarebbe quindi più complicato (stanno ammassando le proprie forze in mare). Inoltre Maduro fin dall’inizio di questa crisi è stato molto attento a non provocare incidenti con gli Stati Uniti, facendo ricorso a messaggi pacifisti e cercando anche di stabilire un canale di comunicazione diretto con Trump, con cui ha parlato al telefono la scorsa settimana.