Ben Gvir è un estremista diventato ministro
Ha posizioni apertamente razziste, antimusulmane e antiarabe e ha un passato da militante in organizzazioni poi considerate terroristiche

Itamar Ben Gvir è il più estremista fra i ministri del governo di Benjamin Netanyahu, il più a destra nella storia di Israele. Mercoledì il suo video in cui cammina con fare ostile e sprezzante tra gli attivisti della Global Sumud Flotilla, legati e tenuti con la faccia a terra al porto di Ashdod in Israele, ha provocato molte reazioni internazionali, ma non è certo insolito per il personaggio.
È al suo primo vero ruolo all’interno di un governo, ma il ministero della Sicurezza nazionale gli garantisce un grande potere: fra le altre cose controlla la polizia e la guardia di frontiera tra Israele e Cisgiordania. Per molti anni è rimasto ai margini della politica israeliana, troppo estremista, radicale e provocatore per essere considerato un interlocutore credibile, ma dal 2022 il suo partito Potere Ebraico è il principale alleato del primo ministro Benjamin Netanyahu, insieme al Partito Sionista Religioso del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich.
Ben Gvir ha posizioni apertamente razziste, antimusulmane e antiarabe e ha un passato da militante in organizzazioni poi considerate terroristiche. Vive a Kiryat Arba, una colonia israeliana in Cisgiordania alla periferia della città palestinese di Hebron, considerata dal diritto internazionale un insediamento illegale. Non riconosce l’esistenza di un popolo palestinese e ritiene che sia la Cisgiordania che la Striscia di Gaza dovrebbero diventare parte di un più grande stato ebraico, nel quale i palestinesi possano decidere di vivere sottostando alle leggi israeliane o andarsene. Negli ultimi anni è stato fra i più radicali sostenitori della guerra nella Striscia di Gaza e delle violenze dell’esercito israeliano, negando che ci sia stata una carestia di cibo.
Il 30 marzo il parlamento israeliano ha approvato una legge da lui proposta che prevede la pena di morte per impiccagione per i palestinesi che vengono condannati per atti di terrorismo in cui muore almeno una persona, introducendo una ulteriore disparità di trattamento tra i palestinesi che abitano i territori occupati e i cittadini israeliani.

Itamar Ben Gvir sulla Spianata delle Moschee nel 2024 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)
Ben Gvir ha 50 anni, è nato in una famiglia laica, ma da ragazzo si avvicinò all’estrema destra religiosa e nazionalista durante la Prima Intifada palestinese fra gli anni Ottanta e Novanta, una rivolta popolare che causò scontri e violenze fra il 1987 e il 1993. Iniziò a militare in Kach, un’organizzazione estremista fondata dal rabbino statunitense Meir Kahane, poi dichiarata fuorilegge nel 1994 per le sue posizioni razziste antimusulmane e i suoi ripetuti incitamenti alla violenza contro i palestinesi. È stato condannato otto volte per crimini di violenza, incitamento all’odio e sostegno di atti terroristici.
L’esercito gli vietò il servizio militare perché considerato troppo estremista. A 18 anni, età in cui si effettua il servizio militare, era già stato segnalato per l’appartenenza a gruppi estremisti e per alcuni reati connessi all’attività politica, e fu quindi scartato perché considerato problematico.
Nel 1995 divenne famoso a livello nazionale quando si presentò a una tv israeliana brandendo lo stemma della Cadillac del primo ministro Yitzhak Rabin, che stava portando avanti un complicatissimo processo di pace con i palestinesi concretizzato nel 1993 dai cosiddetti accordi di Oslo, molto osteggiati dall’estrema destra israeliana. «Siamo arrivati alla sua automobile, arriveremo anche a lui», disse Ben-Gvir in tv. Il 4 novembre 1995 Rabin fu assassinato da un estremista di destra alla fine di una manifestazione in sostegno agli accordi di Oslo.
Di professione avvocato, negli anni successivi divenne il legale a cui si rivolgevano tutti gli estremisti ebraici accusati di crimini di terrorismo e di odio nazionalista. Da allora è un riferimento per le organizzazioni dell’estrema destra israeliana e per i coloni che attaccano e cercano di cacciare la popolazione palestinese.

Itamar Ben Gvir festeggia il successo elettorale del 2022 (AP Photo/Oded Balilty)
Dopo sei tentativi senza successo fu eletto una prima volta nel parlamento israeliano nel 2021, con il partito di estrema destra e nazionalista Potere Ebraico. Nel 2022 in una lista congiunta con il Partito Sionista Religioso, Potere Ebraico ottenne sei seggi (su 120), che diventarono decisivi per la nascita e poi per la tenuta del governo di Netanyahu. Seppur da posizioni minoritarie, ha influenzato fortemente le decisioni del governo, che aveva abbandonato temporaneamente dopo il primo cessate il fuoco a Gaza, per rientrare nel governo quando erano ripresi i bombardamenti.
Nel 2023 e nel 2024 ha compiuto visite dal chiaro intento provocatorio alla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, il complesso dove si trova la moschea al Aqsa, il terzo più importante luogo sacro per le persone di religione musulmana, ma di grande importanza religiosa anche per la religione ebraica. Ben Gvir vorrebbe ampliare lo spazio per gli ebrei e ridurre quello per i musulmani e porta avanti questa idea con gesti provocatori.
Dal giugno del 2025 vari governi occidentali, fra cui quelli del Regno Unito, del Canada e dell’Australia, hanno approvato sanzioni nei confronti di Ben Gvir, per il suo sostegno alle violenze dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania.



