Membri della marina statunitense all'inaugurazione di un sottomarino nucleare nello stato del Maine, nel 2008 (AP Photo/Robert F. Bukaty, files)
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  • giovedì 23 Settembre 2021

Cos’è un sottomarino nucleare

Una delle armi più costose che esistano è al centro dell'ultimo grande litigio della politica internazionale: il patto militare anti-Cina

Membri della marina statunitense all'inaugurazione di un sottomarino nucleare nello stato del Maine, nel 2008 (AP Photo/Robert F. Bukaty, files)
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Nell’ultima settimana ci sono state discussioni, divisioni e litigi tra diversi paesi a causa di un importante trattato militare che ha coinvolto Stati Uniti, Australia e Regno Unito e che ha escluso diversi altri stati, tra cui la Francia: il trattato si chiama AUKUS (acronimo di Australia, United Kingdom e United States), è considerato un patto anti-Cina e prevede di dotare l’Australia di sottomarini a propulsione nucleare. Le reazioni sono state molto forti perché i sottomarini nucleari non sono un’arma come un’altra: si basano su una tecnologia molto sofisticata, sono strategicamente rilevanti e sono attualmente posseduti soltanto da sei paesi al mondo.

I sottomarini nucleari si chiamano così perché utilizzano un motore alimentato da un reattore nucleare, che li rende molto più potenti dei sottomarini alimentati con carburanti convenzionali: sono più veloci, possono percorrere distanze maggiori, trascorrere più tempo sott’acqua senza dover risalire in superficie per il rifornimento e sono molto più difficili da rilevare con radar e altri tipi di strumenti.

Possono inoltre lanciare missili armati con testate nucleari miniaturizzate, cioè ordigni nucleari sufficientemente piccoli da poter essere assemblati nei missili.

Un missile lanciato da un sottomarino a propulsione nucleare russo, nel 2018 (AP Photo/Russian Defense Ministry Press Service)

Il motore alimentato con l’energia nucleare dà al sottomarino la potenza necessaria per viaggiare velocemente nell’acqua. L’acqua è quasi mille volte più densa dell’aria e rende quindi più difficili i movimenti di un corpo sott’acqua. I lunghi periodi di immersione (i sottomarini nucleari possono restare sott’acqua per mesi) richiedono una grandissima quantità di energia per mantenere il mezzo acceso, con sistemi di ventilazione, riscaldamento e raffreddamento.

Il sottomarino nucleare è anche per questo una tra le armi più costose che esistano: richiede molta manutenzione, oltre che un personale specializzato e addestrato che lo sappia usare, e non dura per molto tempo (normalmente, dopo 20 o 30 anni comincia a essere meno performante e a perdere le sue potenzialità strategiche).

I sottomarini nucleari, infine, sono enormi: sono solitamente lunghi quanto un piccolo grattacielo, tra i 100 e i 200 metri (fino a quattro volte la Torre di Pisa, per fare un esempio), e pesano migliaia di tonnellate.

Nel mondo, solo sei paesi possiedono questo tipo di sottomarini: Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito, Cina e India. L’Australia sarà il settimo, e si prevede che riceverà i suoi primi sottomarini nucleari dal 2030 in poi.

Fino all’inizio degli anni Ottanta, solo la Russia, gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito possedevano i sottomarini nucleari. La Cina si aggiunse nel 1987, seguita poi dall’India.

Ad oggi, gli Stati Uniti sono il paese che ne ha di più, con una flotta di 68 sottomarini nucleari (su circa 300 sottomarini in totale), seguiti dalla Russia. Gli Stati Uniti furono anche il primo paese a dotarsi di questo strumento: il primo sottomarino a propulsione nucleare del mondo fu infatti il Nautilus, inaugurato dagli Stati Uniti il 21 gennaio del 1955 e celebrato allora come un grande successo militare.

La Cina, che al momento ha ancora pochi sottomarini nucleari, sta investendo moltissimo per averne di più e perfezionarli, rendendoli più potenti e silenziosi. Anche la Russia sta investendo per acquistarne altri, più nuovi e moderni di quelli che ha già.

Un sottomarino a propulsione nucleare cinese, nel 2009 (AP Photo/Guang Niu, File)

L’interesse che i paesi hanno nel dotarsi di sottomarini a propulsione nucleare è dovuto al grande vantaggio strategico offerto da quest’arma, dovuto a una serie di caratteristiche.

Prima di tutto, il sottomarino nucleare è fatto per stare nascosto. Almeno per i mezzi attuali, è molto difficile rilevare la loro presenza in mare (anche se alcuni esperti ritengono che sia una caratteristica destinata a scomparire e che le nuove tecnologie digitali possano rendere i mari sempre più «trasparenti»). Possono però emergere in modo relativamente agile e veloce grazie alla loro enorme potenza, per poi sparare missili e rendere più complicato per il nemico prevederne la provenienza e intercettarli.

Su un sottomarino nucleare si possono caricare decine di missili di vario tipo, sia balistici che da crociera, sistemandoli nel corpo lungo e cilindrico del sommergibile.

Un video diffuso dal ministero della Difesa russo in cui vengono effettuati dei test militari mostra tre sottomarini nucleari carichi di circa 200 missili in tutto che emergono con una forza impressionante nel mezzo dell’Artico, frantumando lastre di ghiaccio spesse svariati metri con molta facilità.

Nonostante la loro potenza, i sottomarini nucleari sono anche silenziosi, il che facilita il loro uso per compiere degli attacchi (parte della loro invisibilità è dovuta infatti anche al silenzio: più un sottomarino nucleare è rumoroso, più è facile rilevarlo). Parlando del rischio di collisioni tra sottomarini nucleari – un problema serio, per cui si sono anche resi necessari degli accordi che regolassero il traffico sott’acqua – l’ex ministro della Difesa francese Herve Morin ha detto che questi sottomarini «fanno meno rumore di un gambero».

I sottomarini nucleari vengono usati dai paesi che li possiedono principalmente con due scopi.

Il primo è quello di consolidare la propria presenza militare in zone poco raggiungibili con altri mezzi, o in cui è difficile compiere azioni prolungate ed efficaci: è quello che sta provando a fare la Cina a livello globale, per esempio. Il patto militare AUKUS, in particolare, potrebbe consentire all’Australia di operare e rafforzare la propria presenza nel Mar cinese meridionale, una zona al centro di molte dispute territoriali tra la Cina e altri paesi, tra cui Taiwan; e potrebbe naturalmente contrastare l’influenza della Cina nella regione.

Il secondo scopo è legato alla possibilità che i sottomarini nucleari possano essere dotati di armi nucleari. Non riguarda però il caso dell’Australia, che avendo firmato il Trattato di non proliferazione nucleare del 1968, che non permette ai paesi che allora non avevano l’arma nucleare di dotarsene, non potrà armare i propri sottomarini con testate nucleari. Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Russia hanno invece già dotato i propri sottomarini con armi nucleari, e secondo diverse analisi lo faranno presto anche l’India e la Cina.

Le testate nucleari hanno comunque per lo più funzione deterrente. L’idea di base non è quella di usarle per attaccare direttamente il nemico, ma di scoraggiarlo ad attaccare.

Il sottomarino nucleare russo “Dmitrij Donskoj”, nel 2017 (Nanna Navntoft/Ritzau via AP)

Entrando nel patto militare anti-Cina con gli Stati Uniti e il Regno Unito, l’Australia ha cancellato un precedente contratto che aveva con la Francia per la fornitura di 12 sottomarini militari convenzionali, per un valore di svariati miliardi di dollari.

Al danno diplomatico e politico – proprio mentre si avvicinano le elezioni presidenziali del 2022, la Francia si ritrova esclusa dal patto militare – si aggiunge quindi un grosso danno economico. Secondo il centro studi inglese Chatam House, l’interruzione del contratto tra Australia e Francia danneggerà migliaia di lavoratori all’interno dell’industria della difesa francese.

– Leggi anche: Cosa vuole fare la Cina con le sue armi nucleari?