Soldati cinesi durante una parata militare nel 2019 (AP Photo/Mark Schiefelbein)
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  • sabato 31 Luglio 2021

Cosa vuole fare la Cina con le sue armi nucleari?

Sta espandendo molto il suo arsenale, dicono diversi ricercatori, ma forse è soltanto un bluff diplomatico

Soldati cinesi durante una parata militare nel 2019 (AP Photo/Mark Schiefelbein)
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Nelle ultime settimane due diversi gruppi di analisti militari hanno scoperto i luoghi di costruzione di quelli che potrebbero essere centinaia di nuovi silos per il lancio di missili nucleari in Cina, che potrebbero aumentare molto le capacità nucleari del paese. La loro scoperta, che è avvenuta grazie all’analisi delle immagini satellitari, mostra un cambiamento notevole nella strategia nucleare della Cina, e ha generato un dibattito piuttosto vivace tra gli esperti sulla ragione per cui il governo cinese avrebbe deciso di avviare la costruzione dei silos proprio in questo momento.

I luoghi di costruzione sono due, e si trovano entrambi nelle zone desertiche nel nord-ovest della Cina, anche se sono a circa 500 chilometri di distanza l’uno dall’altro, e sono stati scoperti indipendentemente da due gruppi di analisti. Il primo si trova vicino alla città di Yumen, nella provincia del Gansu, ed è stato rivelato a fine giugno dal Center for Nonproliferation Studies sul Washington Post; il secondo si trova non lontano dalla città di Hami, nella provincia dello Xinjiang, è stato scoperto dalla Federation of American Scientists e descritto sul New York Times.

Entrambi i luoghi di costruzione sono stati riconosciuti grazie alle immagini satellitari, che presentano caratteristiche simili: una rete di strade di nuova costruzione, alcuni edifici accessori e una serie di grandi strutture gonfiabili, simili a quelle usate per coprire i campi da tennis. Secondo gli esperti, queste strutture sono usate dagli ingegneri cinesi per proteggere i luoghi effettivi di costruzione dei silos, cioè delle grandi strutture sotterranee che servono per contenere e poi lanciare i missili balistici intercontinentali (ICBM) che trasportano le testate nucleari.

Gli esperti hanno stimato che nel Gansu siano in costruzione all’incirca 120 nuovi silos, mentre nello Xinjiang 110, per un totale di 230, che diventano circa 250 aggiungendo altri piccoli luoghi di costruzione scoperti di recente.

Se si considera che finora i silos nucleari noti in Cina erano circa una ventina, si tratta «della più grande espansione di sempre dell’arsenale nucleare cinese», hanno scritto i ricercatori della Federation of American Scientists Matt Korda e Hans M. Kristensen. La Cina possiede inoltre almeno un centinaio di lanciatori mobili di missili balistici intercontinentali.

Queste scoperte hanno sorpreso i ricercatori perché finora la Cina aveva adottato una politica nucleare definita di “deterrente minimo”, che comporta il mantenimento di un arsenale nucleare ridotto all’essenziale, quanto basta per garantire la sicurezza nazionale, senza cercare di competere con gli arsenali giganteschi di Stati Uniti e Russia. Il governo cinese (come tutti gli altri) tiene segreti i dati precisi sulla grandezza del suo arsenale, ma gli analisti statunitensi ritengono che il paese abbia meno di 300 testate nucleari, una piccola parte rispetto alle migliaia detenute da Stati Uniti e Russia.

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Per questo la costruzione di 250 nuovi silos comporta un ampliamento enorme delle capacità nucleari della Cina. Sempre secondo i ricercatori della Federation of American Scientists, una volta terminata la costruzione e considerando le infrastrutture già in suo possesso, la Cina sarà in grado di lanciare più di 875 testate nucleari (i ricercatori ipotizzano che ciascun missile balistico possa trasportare fino a tre testate). D’altro canto, non è detto che la costruzione dei silos comporti necessariamente un aumento delle testate nucleari.

I lavori di costruzione dei silos sono stati fatti senza particolari precauzioni o segreti, tanto che i ricercatori li hanno scoperti utilizzando un sistema di mappe satellitari commerciale e aperto al pubblico; è probabile che i servizi di intelligence degli Stati Uniti e di altri paesi avessero già notato le operazioni di costruzione da tempo, ma che non li abbiano rivelati perché tengono segreto questo tipo di informazione. Come ha scritto il New York Times, «i nuovi silos sono stati evidentemente costruiti per essere scoperti», come se il regime cinese volesse mandare un messaggio alla comunità internazionale.

Su quale sia questo messaggio, e dunque su quale sia la strategia dietro alla decisione di avviare i lavori di costruzione, ci sono alcune teorie.

La più lineare è che la Cina, come sta già facendo in altri settori militari e non solo, abbia deciso di essere più aggressiva e temibile anche nel campo degli armamenti nucleari: ormai da tempo il paese è una superpotenza economica, e sotto il presidente Xi Jinping sembra intenzionato a diventare anche una superpotenza militare e politica, al pari degli Stati Uniti. Anche altri paesi vicini, come l’India, stanno rafforzando il loro arsenale nucleare, mentre gli Stati Uniti di recente hanno reso più efficiente il loro sistema di difesa missilistica.

Un’altra ipotesi è che si tratti di una mossa difensiva: aumentando il numero dei silos che possono contenere armi nucleari, è più difficile per i potenziali avversari capire dove queste si trovano e distruggerle in caso di conflitto.

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C’è infine un’ultima ipotesi, più contorta ma non improbabile, secondo cui la Cina intenderebbe usare questi silos appena costruiti come elemento di negoziato con gli Stati Uniti e la Russia. La Cina, finora, è sempre rimasta esclusa da tutti i grandi trattati contro la proliferazione nucleare firmati negli ultimi decenni, che hanno riguardato esclusivamente le due potenze uscite dalla Guerra fredda, cioè appunto gli Stati Uniti e la Russia, che nel corso degli anni hanno progressivamente ridotto il numero delle testate in loro possesso e firmato vari trattati per regolare e sorvegliare reciprocamente il rispettivo arsenale nucleare.

Da qualche tempo però queste potenze, e soprattutto gli Stati Uniti, ritengono che anche la Cina, potenza economica e militare in ascesa, con un’ampia capacità di espandere il proprio arsenale, dovrebbe entrare in questo tipo di trattati. L’amministrazione di Donald Trump fu particolarmente dura su questo punto, e si rifiutò di rinnovare il trattato New START (che prevede la riduzione delle testate nucleari strategiche) con la Russia finché anche la Cina non ne avesse fatto parte. L’amministrazione di Joe Biden in seguito ha rinnovato il New START, ma ha comunque ribadito che la Cina dovrebbe entrare nei trattati di non proliferazione, e sta facendo pressioni a proposito.

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La Cina per ora resiste alle pressioni americane, che comporterebbero quasi certamente controlli e restrizioni all’ampliamento del suo arsenale, ma non è escluso che in futuro sarà costretta a cedere. A quel punto, potrebbe decidere di usare il gran numero di silos costruiti, superiori alle sue necessità attuali, come elemento di negoziato. Per esempio, ha ipotizzato il New York Times, potrebbe decidere di smantellarli per evitare di dover fare altre concessioni più gravose.

Il governo americano non ha commentato le scoperte dei ricercatori, mentre quello cinese ha smentito la prima delle due, quella del sito di costruzione nel Gansu. Hu Xijin, il direttore del Global Times, un tabloid nazionalista in lingua inglese, ha scritto che il governo della Cina non dovrebbe «né confermare né smentire queste “rivelazioni” e lasciare i media occidentali alle loro speculazioni. Questo è ciò che significa deterrenza nucleare».