(Yuri Kochetkov/Pool photo via AP)
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  • domenica 20 Maggio 2018

Quante armi atomiche ci sono nel mondo?

Anche se negli ultimi decenni sono diminuite molto, ce ne sono in giro ancora migliaia: e nei prossimi anni rischiano di tornare ad aumentare

(Yuri Kochetkov/Pool photo via AP)

In questi giorni il mondo sta seguendo con attenzione le trattative tra Stati Uniti e Corea del Nord, che riguardano soprattutto il programma nucleare del paese guidato dalla dinastia dei Kim; e c’è altrettanta attenzione per l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo con l’Iran, che potrebbe spingerlo a riprendere i suoi esperimenti nucleari. Anche se Iran e Corea del Nord sono i paesi di cui si parla più spesso in relazione alle armi nucleari o alla volontà di possederle, i paesi che le possiedono già sono molti di più e il numero totale di testate in circolazione è impressionante: più di 14 mila in tutto il mondo.

Esistono diverse stime sul numero totale di armi nucleari nel mondo. Una delle più utilizzate è quella della Federation of American Scientists (FAS), un’organizzazione creata nel 1945 dagli scienziati che costruirono la prima bomba atomica e che ha l’obiettivo di contribuire alla creazione di un mondo più sicuro e meno esposto al pericolo di una guerra nucleare. Secondo l’ultimo rapporto della FAS, pubblicato lo scorso settembre, la distribuzione delle armi atomiche nel mondo è questa.

Le armi “deployed”, cioè schierate, sono quelle pronte all’uso, che si trovano a bordo di sottomarini, all’interno dei silos nucleari oppure pronte a essere imbarcate sui bombardieri a lungo raggio. Quelle “stockpiled”, cioè “immagazzinate”, sono le armi nucleari che si trovano nei depositi di riserva. Quelle “retired”, cioè ritirate, sono armi nucleari che si trovano ancora nei depositi nucleari, ma che sono destinate a essere smantellate.

È molto difficile prevedere quale sarebbe il risultato dell’uso di parte o di tutto questo immenso arsenale. In genere si ritiene che uno scontro totale tra le due maggiori potenze nucleari, Stati Uniti e Russia, sarebbe in grado di mettere a serio rischio la sopravvivenza della specie umana. Il rischio più grave sarebbe il cosiddetto “inverno nucleare”, cioè l’abbassamento della temperatura in seguito al fumo rilasciato dalle migliaia di incendi provocati dal bombardamento nucleare. La temperatura, secondo alcuni studi, potrebbe abbassarsi al punto da rendere impossibile l’agricoltura e quindi il sostentamento di gran parte della specie umana.

Da soli Stati Uniti e Russia possiedono circa il 90 per cento del totale di armi nucleari al mondo. Seguono le altre tre potenze che siedono nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, e a cui il Trattato di non proliferazione nucleare del 1970 concede il diritto di possedere armi atomiche: Francia, Regno Unito e Cina. Queste cinque potenze erano le uniche a possedere armi nucleari quando venne approvato il trattato che, sostanzialmente, proibiva a chiunque non possedesse già armi nucleari di acquistarle o svilupparne. India e Pakistan, però, non hanno mai aderito al trattato e hanno sviluppato un loro vasto e potente arsenale, nell’ambito della loro storica rivalità. La Corea del Nord è uscita dal trattato e ha sviluppato un arsenale più piccolo ma comunque pericoloso. Inoltre si stima che Israele, che non ha mai firmato il trattato, sia in possesso di decine, se non centinaia, di armi atomiche nei suoi arsenali segreti.

Per quanto i numeri di armi nucleari in circolazione appaiano impressionanti, le cifre che vediamo oggi sono il frutto di decenni di costante riduzione degli arsenali, grazie soprattutto agli sforzi di collaborazione tra Stati Uniti e Unione Sovietica durante la Guerra fredda e poi tra Stati Uniti e Federazione russa. Soltanto nel 1986 il totale delle armi nucleari in circolazione era superiore alle 70 mila testate, quasi cinque volte più di quante ne esistano oggi.

Questa fase di negoziazioni e riduzioni degli armamenti, però, sembra essere avviata alla fine o almeno a una lunga pausa. Fin dalla campagna elettorale, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto che l’America sta perdendo la “leaderhsip del branco“, cioè sta perdendo il predominio derivante dall’avere il migliore e più potente arsenale atomico (non è affatto vero, come avevamo spiegato qui). Per questo, ha aggiunto un mese dopo la sua elezione, è disposto a iniziare una nuova “corsa agli armamenti“. Attualmente sia gli Stati Uniti che la Russia stanno investendo nell’ammodernamento del loro arsenale atomico e nello sviluppo di nuove armi e di sistemi per trasportarle sul bersaglio (missili, navi o aeroplani).

Non si parla ancora però di aumento nel numero totale di testate possedute dai due paesi: lo proibisce l’ultimo trattato che entrambi i paesi hanno firmato, il “New Start Treaty”, che impone una riduzione del 30 per cento dei rispettivi arsenali. Il New Start Treaty è stato firmato nel 2010 e scadrà nel 2021. Se nel frattempo non sarà rinnovato, alla sua scadenza Stati Uniti e Russia potranno tornare ad accrescere i loro arsenali, riportando il totale di armi nucleari nel mondo vicino a quello toccato ai tempi della Guerra fredda.

Gli esperti non temono solo un aumento nel numero assoluto di armi nucleari per i prossimi anni. Sarebbe più grave se aumentasse il numero di paesi che le possiedono, poiché aumenterebbero così i fattori di instabilità e le possibilità che, anche solo per errore, una di queste armi venga utilizzata. Per esempio le sanzioni statunitensi contro l’Iran potrebbero spingere il paese a riprendere il suo programma nucleare, trasformandosi così in una potenza atomica nei prossimi anni. L’Arabia Saudita ha già annunciato che in quel caso prenderà anch’essa le misure necessarie a trasformarsi in una potenza atomica.