Un incendio vicino a Tizi Ouzou, un centinaio di chilometri a est di Algeri. (AP Photo/ Fateh Guidoum)

Almeno 65 persone sono morte per gli incendi in Algeria

Sono iniziati lunedì in diverse aree del nord: il governo ha chiesto aiuto ad altri paesi per farsi mandare i Canadair

Un incendio vicino a Tizi Ouzou, un centinaio di chilometri a est di Algeri. (AP Photo/ Fateh Guidoum)

Da lunedì in diverse aree del nord dell’Algeria sono divampati vasti incendi, in particolare nella regione montuosa della Cabilia, che si trova un centinaio di chilometri a est della capitale Algeri. Mercoledì la televisione nazionale ha detto finora sono morte almeno 65 persone, tra cui 28 soldati che erano impegnati nelle operazioni di soccorso. Come d’altra parte i vasti incendi che sono divampati nelle ultime settimane in Grecia, in Turchia e in diverse regioni italiane, anche quelli in Algeria possono essere ricollegati al cambiamento climatico.

La Protezione civile algerina ha detto che lunedì sera erano stati registrati 41 incendi in 18 diverse regioni, tra cui 21 soltanto nella zona attorno a Tizi Ouzou, la capitale della Cabilia, dove ci sono alcune località difficili da raggiungere e con poche riserve di acqua. Gli incendi hanno ucciso moltissimi animali da allevamento; alcuni residenti sono scappati, mentre altri hanno cercato di spegnere gli incendi con mezzi rudimentali. Per aiutare i vigili del fuoco nelle operazioni di soccorso, il governo ha inviato l’esercito e ha chiesto il sostegno della comunità internazionale: la regione infatti non dispone di Canadair, gli aerei utilizzati per trasportare l’acqua e spegnere gli incendi.

Martedì il ministro dell’Interno, Karel Beldjoud, è andato in Cabilia per valutare la situazione. Beldjoud ha imputato gli incendi a piromani, dicendo che «soltanto dei criminali possono nascondersi dietro allo scoppio simultaneo di circa 50 incendi in diversi punti», ma non ha fornito altri dettagli.

Da tempo gli scienziati sostengono che i paesi che si affacciano sull’area del mar Mediterraneo siano tra quelli più a rischio di sviluppare incendi con sempre maggiore intensità e frequenza a causa del cambiamento climatico: come ha evidenziato anche il recente rapporto dell’ONU sul clima, il riscaldamento globale peggiora le condizioni che favoriscono lo scoppio degli incendi, come ondate di grande caldo, scarse precipitazioni e siccità.

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