Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan (OZAN KOSE/AFP/Getty Images)
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  • martedì 11 ottobre 2016

Erdoğan e Putin sono tornati amici

I presidenti di Turchia e Russia hanno annunciato un accordo su un nuovo gasdotto e discussioni aperte sulla Siria, dopo mesi di grandi liti e una lenta riappacificazione

Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan (OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

Russia e Turchia hanno raggiunto un accordo sul progetto di un nuovo gasdotto che dovrebbe trasportare il gas naturale dal territorio russo fino all’Europa occidentale, passando per il mar Nero, la Turchia e la Grecia. L’intesa è stata annunciata lunedì, dopo un incontro a Istanbul tra il presidente russo Vladimir Putin e quello turco Recep Tayyip Erdoğan. Non è una cosa di poco conto: il progetto era stato sospeso alla fine di novembre dello scorso anno, dopo l’abbattimento di un aereo russo compiuto dalla Turchia sul confine turco-siriano (qui la storia per intero) che aveva rovinato le relazioni tra i due paesi. Il nuovo gasdotto, che si chiamerà Turkish Stream, permetterà alla Russia di portare il suo gas naturale ai paesi dell’Europa occidentale, tra cui l’Italia, senza passare dai gasdotti dell’Europa orientale: soprattutto permetterà alla Russia di bypassare paesi come l’Ucraina, con i quali il governo russo ha da tempo rapporti pessimi.

L’accordo tra Putin ed Erdoğan non è stato completamente inaspettato, nonostante la crisi politica tra i due paesi. Russia e Turchia avevano cominciato ad riavvicinarsi dopo il fallito colpo di stato contro Erdoğan tentato a luglio da una parte dell’esercito. Negli ultimi tre mesi il governo turco ha arrestato funzionari militari di alto rango, ha rafforzato il controllo sui media e ha licenziato migliaia di impiegati pubblici accusati di avere appoggiato il tentato golpe. Europa e Stati Uniti hanno criticato duramente Erdoğan per le politiche repressive contro i suoi avversari politici (veri o inventati) e il governo turco ha cominciato a cercare appoggio altrove, trovandolo in Putin. Ad agosto Erdoğan aveva mandato una lettera di scuse a Putin per l’abbattimento dell’aereo russo sul confine turco-siriano e poco dopo aveva fatto un viaggio a San Pietroburgo per riaffermare l’amicizia tra i due paesi.

Per Vladimir Putin il riavvicinamento con la Turchia è una buona notizia. C’è la questione del gasdotto Turkish Stream, quella di cui si è parlato lunedì, ma anche altro. Migliorando i rapporti con Erdoğan, la Russia evita di trovarsi isolata in Siria, dove sta combattendo a fianco del regime siriano di Bashar al Assad, e allo stesso tempo crea delle fratture all’interno della NATO, l’alleanza militare difensiva nata in funzione antisovietica e di cui è membro anche la Turchia. In particolare Erdoğan e Putin hanno trovato dei punti di incontro sulla guerra in Siria, nonostante siano su schieramenti diversi: l’obiettivo primario di Putin è garantire la sopravvivenza del regime di Assad, combattendo principalmente i ribelli; l’obiettivo primario di Erdoğan è abbattere il regime di Assad, sostenendo i ribelli, ed evitare la formazione di uno stato curdo indipendente ai suoi confini meridionali. Nonostante su Assad le posizioni continuino a rimanere distanti, su altre cose c’è stata qualche apertura: per esempio i due paesi hanno discusso della possibilità di ripristinare una tregua in Siria dopo il fallimento dell’ultima, tre settimane fa, e di avviare una cooperazione per sconfiggere i combattenti dello Stato Islamico dalle zone della Siria confinanti con la Turchia.

Nonostante il miglioramento dei rapporti reciproci, tra Russia e Turchia rimangono ancora diverse cose non risolte. Per esempio Erdoğan vorrebbe che la Russia rimuovesse completamente l’embargo sulle importazioni di prodotti agricoli turchi, imposto dopo l’abbattimento dell’aereo russo nel novembre dello scorso anno. Per ora Putin ha detto che si continuerà a parlarne, ma non è stata presa ancora alcuna decisione definitiva. E poi c’è la Siria, dove la collaborazione militare tra Stati Uniti e Turchia non si è affatto interrotta. Ad agosto la Turchia è entrata in Siria con i carri armati per prendere il controllo di alcuni territori di confine, con il duplice obbiettivo di sconfiggere lo Stato Islamico ed evitare un’ulteriore espansione territoriale dei curdi siriani. L’operazione, tra lo stupore di molti, è stata sostenuta dagli Stati Uniti, che pur di non scontrarsi con la Turchia hanno in parte sacrificato le ambizioni dei loro alleati curdi. Visto come stanno le cose, sarebbe difficile oggi per la Turchia scaricare completamente gli Stati Uniti per allinearsi con la Russia.

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