Le proteste per l’uccisione di un uomo congolese a Dublino
Yves Sakila è morto come George Floyd, schiacciato a terra da alcune guardie di sicurezza, e ne sono nate proteste e discussioni

Da una settimana in Irlanda ci sono proteste e discussioni pubbliche per la morte di Yves Sakila, un uomo congolese di 35 anni ucciso da alcune guardie di sicurezza private mentre lo bloccavano e schiacciavano a terra a Dublino sospettando che avesse commesso un piccolo furto. Le manifestazioni che chiedono che la dinamica e le responsabilità siano accertate attraverso un’indagine trasparente hanno portato al centro del dibattito irlandese il tema del razzismo e della violenza contro persone migranti, in un paese che storicamente viene considerato accogliente.
Sakila aveva 35 anni ed era immigrato in Irlanda dal 2005. Venerdì 15 maggio era stato bloccato da alcune guardie giurate in Henry Street, una via del centro di Dublino, dopo essere stato accusato di essere un taccheggiatore che aveva rubato nel grande magazzino Arnotts. In un video circolato online si vedono diverse guardie immobilizzare Sakila, schiacciandogli la testa contro il marciapiede. A un certo punto una di loro sale con un ginocchio sul suo collo per alcuni secondi. I poliziotti intervenuti in seguito hanno spiegato che quando sono arrivati si sono resi conto che Sakila aveva perso conoscenza e hanno cercato di rianimarlo. È stato portato in ospedale, dove è morto poco dopo.
La polizia irlandese ha detto che ha aperto un’indagine sull’accaduto, per capire se Sakila è morto come risultato dell’uso sproporzionato della forza da parte delle guardie giurate. Anche l’amministrazione di Arnotts ha detto di avere iniziato un’indagine interna, e ha detto di essere profondamente dispiaciuta per la morte di Sakila
Martedì un centinaio di persone ha partecipato a una veglia funebre per Sakila, organizzata a Henry Street. In centinaia poi hanno protestato davanti al parlamento giovedì, chiedendo che le autorità puniscano i colpevoli.
Molti tra i manifestanti hanno paragonato la morte di Sakila a quella di George Floyd, l’uomo statunitense afroamericano ucciso dalla polizia nel 2020 a Minneapolis. La morte di Floyd aveva ispirato le proteste del movimento “Black Lives Matter”, contro il razzismo e le violenze della polizia. Yemi Adenuga, la portavoce di Black Coalition Ireland, ha detto che «se si guarda il video, è letteralmente una ripetizione di quello che è successo a Floyd».
Diverse associazioni antirazziste, ma anche parlamentari e politici hanno protestato per la morte di Sakila. Anche il ministero della Diaspora della Repubblica Democratica del Congo ha scritto su X che sta seguendo «con profonda emozione e grande preoccupazione» le indagini.
La morte di Sakila ha fatto anche parlare delle tensioni che riguardano l’accoglienza delle persone migranti e del problema del razzismo. L’Irlanda è stata un paese storicamente accogliente nei confronti dei migranti, ma negli ultimi anni ci sono state diverse grandi proteste contro l’immigrazione. Nel novembre del 2023 a Dublino ci furono violenti scontri e disordini, incitati da attivisti di estrema destra.
Ebun Joseph, che è stata nominata dal governo irlandese Relatrice Speciale per il razzismo, ha scritto una lettera al ministero della Giustizia, chiedendo un’inchiesta indipendente e spiegando che la morte di Sakila ha creato «angoscia, paura e indignazione» tra le comunità nere e quelle delle minoranze, per via di problemi come l’uso eccessivo della forza da parte delle forze di sicurezza e della profilazione razziale, cioè la pratica di usare misure più severe e sottoporre a più controlli le persone non bianche.



