Il primo ministro Alexis Tsipras e il ministro delle Finanze Eyclid Tsakalotos al Parlamento greco. (ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images)
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  • giovedì 16 luglio 2015

Il Parlamento greco ha approvato le riforme previste dall’accordo con i creditori

Hanno votato a favore Nuova Democrazia, To Potami e PASOK, attualmente all’opposizione: parte di Syriza ha votato contro

Il primo ministro Alexis Tsipras e il ministro delle Finanze Eyclid Tsakalotos al Parlamento greco. (ARIS MESSINIS/AFP/Getty Images)

Nella notte tra mercoledì 15 e giovedì 16 luglio, il Parlamento greco ha approvato il disegno di legge presentato dal governo del primo ministro Alexis Tsipras sulle riforme previste dall’accordo con i creditori internazionali: hanno votato sì in 229 (Nai, in greco), no in 64 (Oxi), mentre gli astenuti sono stati 6 e c’è stato un assente. Syriza ha “perso” 38 deputati: tra loro i 6 astenuti, l’assente e 31 che hanno votato no. I seggi dell’attuale coalizione (che sono 162, 149 di Syriza e 13 di Anel) hanno superato la soglia di 121, che era il minimo previsto dalla Costituzione per un governo di minoranza. Secondo un funzionario del governo, Tsipras non si dimetterà nonostante la spaccatura di Syriza – il suo partito – ma ci sarà un rimpasto.

Il disegno di legge prevede l’applicazione dell’accordo concluso da Tsipras a Bruxelles con i creditori internazionali per proseguire i negoziati e dare mandato alla Commissione europea, alla Banca Centrale Europea e al Fondo Monetario Internazionale per sbloccare un terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro. Hanno votato a favore i parlamentari di Nuova Democrazia, To Potami e PASOK, attualmente all’opposizione, e Anel, che fa parte della coalizione di governo. I neonazisti di Alba Dorata e i comunisti del KKE, che controllano rispettivamente 17 e 15 seggi, hanno votato contro così come diversi esponenti di Syriza: tra loro, l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, la portavoce del parlamento Zoe Konstantopoulou e il ministro dell’Energia e della Riorganizzazione produttiva Panagiotis Lafazanis.

Il voto è arrivato dopo la mezzanotte, dunque in ritardo di più di un’ora rispetto al calendario stabilito nel documento dell’Eurosummit. Alexis Tsipras, che è stato assente per quasi tutta la durata del dibattito, è arrivato al Parlamento verso l’una, ora locale. Ha parlato ed è stato applaudito: «Siamo in un momento critico. Dobbiamo prendere una decisione seria di cui mi assumo la piena responsabilità. Sono orgoglioso della lotta che abbiamo condotto in questi anni. Abbiamo affrontato una battaglia impari. Ma abbiamo lasciato un patrimonio di dignità e democrazia all’Europa. Questa lotta darà i suoi frutti». Tsipras ha anche spiegato che l’unica scelta che aveva a disposizione durante le ultime fasi del negoziato era «tra un accordo che non condividevo, un default disordinato, o la scelta di Schaüble (il ministro delle Finanze tedesco, ndr) di un’uscita dall’euro».

In serata diversi giornali e agenzie di stampa hanno scritto che Tsipras ha telefonato al presidente greco Prokopis Pavlopoulos chiedendogli di restare disponibile e molti analisti hanno interpretato questa notizia dicendo che le decisioni del parlamento e soprattutto quelle dei parlamentari di Syriza erano considerate da Tsipras come un voto di fiducia al suo mandato. Al dibattito ha partecipato invece il nuovo ministro delle Finanze, Euclide Tsakalotos: ha spiegato che l’accordo raggiunto lunedì scorso «non è un buon accordo», ma che il governo guidato da Syriza non aveva «altra scelta» se non quella di far precipitare il paese fuori dall’euro. Tra gli esponenti di Syriza che hanno invece maggiormente criticato il primo ministro c’è stata la portavoce del parlamento Zoe Konstantopoulou: «Oggi è un giorno nero per la democrazia, un giorno nero per la Grecia e per l’Europa: è stato chiesto al parlamento di ratificare in due ore e mezza un testo che distruggerà i greci».

Nel pomeriggio di mercoledì 15 giugno, il comitato centrale di Syriza aveva bocciato a maggioranza l’accordo trovato dal governo e i creditori internazionali: 109 membri su 201 si erano dichiarati contrari dicendo che «il 12 luglio a Bruxelles è stato compiuto un colpo di stato che prova che l’intento dei vertici dell’Europa era quello di annichilire in modo esemplare un popolo, colpevole di aver immaginato un altro percorso alternativo a quello neoliberista dell’austerità estrema. Un colpo di stato che va contro ogni concetto di democrazia e sovranità popolare». Prima del voto si erano dimessi dal loro incarico Nadia Valavani, la viceministra delle Finanze greca, e il suo segretario generale Manos Manousakis. In serata, mentre era in corso la discussione al parlamento, ci sono state manifestazioni di protesta contro l’accordo e scontri con la polizia che hanno portato all’arresto di 40 persone.

Il disegno di legge proposto da Tsipras consiste in una manovra finanziaria di tasse e tagli pari a 3,175 miliardi di euro e ricalca le riforme indicate da Tsipras nella sua ultima proposta alla cosiddetta “Troika” che diversi esponenti del partito di Tsipras, Syriza, non avevano già votato la scorsa settimana, dopo la vittoria del No al referendum. I dissidenti non ritengono che le con­di­zioni impo­ste dai creditori siano compa­ti­bili con quanto pro­messo in cam­pa­gna eletto­rale da Syriza e sono guidati dal ministro dell’Energia e della Riorganizzazione produttiva, Panagiotis Lafazanis (esponente della “Piattaforma di sinistra”, che rappresenta circa il 35 per cento del totale di Syriza), dal ministro del Lavoro Panos Skourletis (ex portavoce di Tsipras quando era segretario) e dal ministro della Previdenza Sociale Dimitris Stratoulis.

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