(AP Photo/S. Yulinnas)
  • Italia
  • mercoledì 10 Giugno 2015

I due fronti sui migranti

In Italia la distribuzione va avanti, nonostante le proteste delle regioni (e come?); in Europa è di nuovo tutto fermo, nonostante le promesse

(AP Photo/S. Yulinnas)

La discussione di questi ultimi giorni sulla questione dei migranti avviene su due diversi fronti: quello interno italiano e quello europeo. Nel primo caso, mentre i presidenti di alcune regioni del nord protestano e scrivono lettere ai prefetti, dal sud sono partiti i pullman con i migranti soccorsi negli ultimi giorni nel Mar Mediterraneo (si tratta di quasi 6.000 persone, profughi e richiedenti asilo, arrivate su barche e gommoni provenienti dalla Libia). Nel frattempo si attende che il sistema di quote recentemente approvato dall’Unione Europea diventi operativo, perché rappresenterebbe un “alleggerimento” per i paesi maggiormente coinvolti dagli sbarchi. Questo è il punto della situazione, a oggi.

Distribuzione dei migranti in Italia
La distribuzione sul territorio nazionale dei migranti era stata decisa in base a una serie di criteri fissati dal piano nazionale d’accoglienza del 10 luglio 2014, concordato insieme alle regioni: prevedeva la distribuzione dei migranti in maniera equilibrata tenendo conto della popolazione, del PIL e del numero di persone già ospitate da ciascuna regione. Il piano è saltato a causa dei nuovi sbarchi e del rifiuto di alcune regioni ad accogliere persone. Subito dopo le elezioni amministrative (lo scorso 31 maggio) e prevedendo nuovi sbarchi, il ministero dell’Interno aveva quindi inviato una circolare ai vari prefetti chiedendo di mettere a disposizione 7.500 nuovi posti ed evidenziando in modo esplicito l’obbligo per alcune regioni che finora erano “sotto-quota” a rispettare le direttive.

L’invito della circolare era rivolto soprattutto a Veneto e Lombardia. Il ministero dell’Interno fornisce periodicamente numeri e dati sulle presenze dei migranti sul territorio nazionale. Risulta che un terzo del totale dei migranti presenti si trovi attualmente in due regioni, Sicilia (21 per cento) e Lazio (13 per cento). Il Veneto, invece, è tra le grandi regioni del nord che ospita meno persone, con il 4 per cento. La Lombardia è al 9 per cento, ma se si fa il rapporto rispetto al numero totale di abitanti, in Lombardia i migranti sono circa lo 0,066 per cento della popolazione: in Sicilia, per capirci, sono lo 0,32 per cento.

Il presidente della Lombardia Roberto Maroni, il presidente del Veneto Luca Zaia, ma anche quello della Liguria Giovanni Toti e la giunta che governa la Valle d’Aosta si sono detti contrari alla distribuzione dei migranti. Maroni, in particolare, dopo averlo minacciato, ha effettivamente inviato una let­tera ai prefetti della sua regione chiedendo «di sospen­dere le asse­gna­zioni nei comuni lombardi in attesa che il governo indivi­dui solu­zioni di acco­glienza tem­po­ra­nea più eque, con­di­vise e ido­nee, che garan­ti­scano con­di­zioni di lega­lità e sicu­rezza». Claudio Palomba, presidente del Sinpref, l’associazione sindacale dei funzionari prefettizi, ha però risposto che «i prefetti della Lombardia non rispondono certo al governatore, con tutto il rispetto per Maroni: è una materia di competenza dello Stato e i prefetti si attengono alle direttive che arrivano dal ministero dell’Interno e dal governo».

Secondo le direttive del ministero, quindi, e secondo quanto scrive il Corriere della Sera, la quota per la Lombardia è stata fissata a 2.116 profughi-richiedenti asilo e quella per il Veneto a 1.926. In questa prima fase di trasferimento è stato deciso di mandare in Lombardia 450 profughi-richiedenti asilo e 630 in Veneto. La Liguria – che dovrebbe accogliere 599 persone – ne ospiterà 350; la Valle D’Aosta, a fronte di una quota prevista di 141, ne accoglierà 100. Altri 400 profughi-richiedenti asilo vanno in Piemonte, 250 in Toscana, 150 in Campania, 115 in Abruzzo, 92 in Molise, 55 nelle Marche, 50 in Emilia-Romagna e in Basilicata. Il piano, dice sempre il Corriere, prevede un aggiornamento in base agli arrivi e alle regioni che hanno fatto sforzi maggiori.

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L’Unione Europea
Lo scorso maggio la Commissione Europea ha approvato un piano che ridefinisce i principi in base ai quali i 28 stati membri dell’Unione Europea dovranno accogliere gli immigrati richiedenti asilo. Le persone saranno trasferite in base a quattro criteri: la popolazione (che inciderà al 40 per cento), il PIL (un altro 40 per cento), la disoccupazione e il numero di richiedenti già accolti (entrambi al 10 per cento). Più sono i suoi abitanti e maggiore è il suo PIL, più saranno quindi i migranti che uno stato dovrà accogliere. La decisione riguardava la ridistribuzione tra gli stati dell’Unione Europea di circa 40 mila immigrati richiedenti asilo, per il momento: 24 mila di loro sono al momento in Italia, 16 mila sono invece in Grecia.

Il percorso per l’approvazione del piano è però piuttosto complicato, per vari motivi. Diversi paesi si sono dichiarati contrari (Regno Unito, Fran­cia, Unghe­ria e Spa­gna, per esempio) e la proposta deve essere adottata dal Consiglio europeo con voto a maggioranza qualificata. Mar­tedì 16 giugno si terrà il con­si­glio degli Affari interni, cioè la riunione dei ministri dell’Interno dei 28 paesi membri. Il 25 giugno ci sarà poi il Consiglio europeo dei capi di Stato e di governo. Durante quegli incontri dovrebbe essere fatto qualche progresso verso l’approvazione del piano. Per ora un por­ta­voce della pre­si­denza di turno, cioè della Lettonia, è stato piuttosto prudente sui tempi: «Ci sarà un ampio dibat­tito poli­tico sull’agenda euro­pea e uno scam­bio di vedute sugli aspetti legati ai rim­pa­tri, compreso lo stato dell’arte dei nego­ziati in corso. Dopo quella fra i mini­stri, ci sarà una discus­sione anche al Con­si­glio euro­peo di giu­gno, che darà le linee guida per l’ulteriore lavoro». Sembra dunque allontanarsi l’urgenza con la quale l’Unione Europea, dopo un vertice straordinario organizzato lo scorso aprile a seguito del naufragio in cui erano morte alcune centinaia di migranti, aveva annunciato provvedimenti immediati per affrontare “l’emergenza migranti”.