Comizio del Presidente del Consiglio Matteo Renzi in vista delle elezioni regionali in Campania, con il candidato del PD Vincenzo De Luca, 22 maggio 2015 (LaPresse - Marco Cantile)
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  • mercoledì 27 maggio 2015

La sentenza della Cassazione sulla legge Severino

È molto attesa, anche in vista delle regionali, non è ancora uscita e riguarda una questione complicata: proviamo a capirla

Comizio del Presidente del Consiglio Matteo Renzi in vista delle elezioni regionali in Campania, con il candidato del PD Vincenzo De Luca, 22 maggio 2015 (LaPresse - Marco Cantile)

Nonostante oggi sia Repubblica che il Corriere della Sera – e in modo più cauto anche la Stampa – diano in prima pagina la notizia per cui la Corte di Cassazione avrebbe deciso di spostare la competenza per l’applicazione della legge Severino ai politici condannati dai tribunali amministrativi regionali (TAR) ai tribunali ordinari, la sentenza non è ancora stata resa pubblica.

È vero, invece, che i giudici della Corte Suprema si sono riuniti in camera di consiglio ieri, martedì 26 maggio, ma non è chiaro quando sarà reso pubblico il verdetto: potrebbe essere pubblicato venerdì prossimo, e quindi prima delle elezioni regionali del 31 maggio, oppure dopo. La notizia data dai giornali è un’ipotesi, precisa Il Sole 24 Ore, basata su indiscrezioni. E aggiunge: «Il verdetto ufficiale si conoscerà al più presto venerdì o, più probabilmente, dopo le elezioni amministrative, contestualmente al deposito della motivazione perché nel civile, a differenza del penale, il dispositivo non è pubblico dopo l’udienza». La decisione della Cassazione è comunque molto attesa perché riguarda due casi in particolare: quello dell’attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris e quello di Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno e candidato del PD in Campania alle prossime elezioni regionali.

Dall’inizio, in ordine
La cosiddetta legge Severino, entrata in vigore alla fine del 2012, disciplina l’incandidabilità e la decadenza dei politici eletti. La legge impone «l’immediata sospensione dall’incarico su richiesta del prefetto e del ministero dell’Interno per un periodo di almeno 18 mesi» nei confronti degli amministratori pubblici condannati anche solo in primo grado per una serie di reati, tra cui quelli contro la pubblica amministrazione. La legge Severino permette però la candidabilità: quindi un candidato incompatibile può candidarsi e può essere eletto, e poi semmai decadere. L’incandidabilità alle elezioni regionali (regolata dall’articolo 7) è prevista infatti solo in caso di condanna in via definitiva per vari reati, compreso l’abuso d’ufficio.

Su alcuni articoli della legge ci sono però dei dubbi di legittimità costituzionale, che hanno consentito per esempio il reintegro di Luigi De Magistris a Napoli e quello di De Luca a Salerno: è la famosa questione della retroattività – il fatto che la legge sia stata approvata dopo il presunto reato commesso – già sollevata inutilmente da Silvio Berlusconi riguardo la sua decadenza da senatore. Nei diversi casi presentati finora, l’orientamento del TAR è stato abbastanza univoco: accogliere i ricorsi, sospendere le sospensioni e rimandare il tutto alla Corte Costituzionale.

Il ricorso alle sezioni unite della Cassazione per stabilire la competenza giurisdizionale sul destino dei politici condannati in base alla legge Severino – chi decide, insomma? – era stato presentato dal «Movimento per la difesa del cittadino», rappresentato dall’avvocato Gianluigi Pellegrino.

Luigi De Magistris
Nel settembre del 2014 Luigi De Magistris, ex magistrato e attuale sindaco di Napoli, era stato condannato in primo grado a un anno e tre mesi di reclusione per abuso d’ufficio in conseguenza della sua conduzione dell’inchiesta “Why Not”, portata avanti fra il 2006 e il 2008: era accusato di avere ottenuto, da pubblico ministero, i tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza averne legittimità. De Magistris era stato sospeso dal prefetto di Napoli per effetto della cosiddetta legge Severino presentando ricorso al TAR. Un mese dopo la sospensione il TAR della Campania ne aveva però disposto il reintegro (aveva cioè deciso una «sospensiva della sospensione»). Il provvedimento del TAR sospendeva l’efficacia del provvedimento del prefetto fino al giudizio della Consulta.

Vincenzo De Luca
Lo scorso gennaio, quando era sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca era stato condannato in primo grado a un anno di prigione per abuso d’ufficio relativo al caso della realizzazione di un termovalorizzatore; la condanna prevedeva anche l’interdizione per un anno dai pubblici uffici. De Luca era quindi decaduto per alcuni giorni dall’incarico di sindaco di Salerno, come previsto dalla legge, ma poi aveva presentato ricorso al TAR contro la sospensione e i giudici del TAR gli avevano dato ragione, reintegrandolo in tempi brevissimi in attesa di una pronuncia definitiva della Consulta.

Se la Cassazione deciderà di trasferire la competenza ai tribunali ordinari
Se le indiscrezioni sulla decisione della Cassazione verrano confermate, i politici condannati non potranno più fare affidamento sulla decisione dei giudici amministrativi. La sentenza della Cassazione farebbe cioè decadere i loro ricorsi presentati dai TAR alla Corte Costituzionale (cui spetta la decisione finale) e la Corte Costituzionale non potrà prendere in considerazione questi ricorsi perché proposti da un giudice (il TAR) non più competente.

Se così fosse, per Luigi De Magistris la sospensiva del TAR che al momento lo mantiene nelle sue funzioni di sindaco sarà annullata e, scrive il Sole 24 Ore, «entro trenta giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza delle sezioni unite, dovrà riassumere la questione davanti al giudice civile e attenderne la pronuncia».

Per Vincenzo De Luca le cose sono un po’ più complicate, sia dal punto di vista giuridico che dal punto di vista politico. La legge Severino ha permesso a De Luca di candidarsi a presidente della regione Campania, ma qualora vincesse potrebbe non poter essere reintegrato in tempi brevi per la carica a cui è stato eletto: e dovrebbe essere il presidente del Consiglio e segretario del PD Matteo Renzi (che la scorsa settimana era a Salerno a sostenere De Luca) a dover firmare il decreto. Mentre infatti la sospensione del sindaco dipende dal prefetto, per il presidente di una regione l’intervento spetta al presidente del Consiglio.

De Luca in questi ultimi tempi aveva detto che in caso di vittoria il TAR lo avrebbe reintegrato in poco tempo, così come gli era già successo da sindaco di Salerno. Se la Cassazione decidesse per l’estromissione del TAR dalla questione, si dovrebbe cominciare un iter giudiziario nei tribunali ordinari che avrebbero tempi molto più lunghi. Inoltre ci sarebbe un differente approccio al problema: e non c’è alcuna giurisprudenza dei tribunali ordinari che possa far prevedere il loro orientamento in materia. Per tutti questi motivi la situazione in Campania è molto complicata e caotica e si rischia un “vuoto istituzionale” dopo le elezioni.

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