Le cause dei più gravi incidenti sul lavoro degli ultimi mesi sono ancora un mistero
La indagini sulle morti avvenute a Bargi, Firenze e Borgo Panigale sono senza indagati, come quelle sull'esplosione di Calenzano

L’esplosione nel deposito di Eni a Calenzano – a pochi chilometri da Firenze, dove sono morte cinque persone e altre 26 sono rimaste ferite – è stato l’ennesimo grave incidente sul lavoro avvenuto quest’anno di cui si sa ancora poco sulle cause e sulle responsabilità: a febbraio c’era stato il crollo del soffitto in un cantiere di Esselunga, sempre a Firenze, in cui morirono cinque operai; ad aprile lo scoppio in una centrale Enel a Bargi, in provincia di Bologna, per cui morirono sette persone; a ottobre l’esplosione di un condizionatore alla Toyota Material Handling a Borgo Panigale, anche qui in provincia di Bologna, dove morirono due lavoratori.
La Stampa di giovedì ha ricostruito come le indagini portate avanti per tutti questi disastri siano ancora in una fase preliminare: per forza di cose lo sono quelle per l’espolosione del deposito di Calenzano, perché l’incidente è avvenuto lunedì, ma lo sono anche quelle per gli altri avvenuti nei mesi scorsi, per cui si ipotizza il reato di omicidio colposo, ma ancora a carico di ignoti. Significa che si sospetta che qualcuno possa aver commesso il reato, ma che per ora non ci sono persone indagate.
Nel caso di Calenzano le indagini devono stabilire cosa abbia provocato l’esplosione e se siano state applicate adeguatamente le norme di sicurezza sul lavoro nel deposito, in parte ora sotto sequestro. L’indagine è stata aperta per omicidio colposo plurimo, disastro e rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro: i primi due reati riguardano la morte delle cinque persone e i danni provocati nel deposito; il terzo serve invece a verificare se non siano state fatte intenzionalmente scelte non corrette in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
L’obiettivo degli investigatori è simile anche nelle indagini sugli altri tre incidenti: si deve accertare cosa li ha provocati e se ci sono state mancanze delle aziende nel garantire la sicurezza sul lavoro.
Delle indagini per il crollo nel cantiere per la costruzione di un nuovo supermercato Esselunga a Firenze si stanno occupando i pubblici ministeri Francesco Sottosanti e Alessandra Falcone: le indagini si starebbero concentrando sull’idoneità dei materiali usati e su alcuni difetti di progettazione e montaggio di una parte su cui poggiava la trave che è crollata, trascinando giù il pavimento. Finora la procura di Firenze ha deciso di dare pochissime notizie anche agli stessi famigliari delle persone uccise, che un mese fa hanno chiesto di accedere agli atti delle indagini.
Alle indagini per disastro colposo e omicidio colposo per l’esplosione della centrale di Bargi stanno lavorando i pubblici ministeri Flavio Lazzarini e Michela Guidi. L’incidente è avvenuto durante lavori di manutenzione straordinaria della centrale idroelettrica, che si sviluppa perlopiù sotto il livello dell’acqua. Il lavoro dei magistrati si è rivelato complicato fin da subito perché gli stessi sopralluoghi sono stati complessi: i piani inferiori della centrale, dov’è avvenuto l’incidente, erano devastati, colmi di macerie e danneggiati dall’acqua che li ha invasi dopo l’esplosione. Ancora non si è riusciti a capire cosa l’abbia causata.
Sull’esplosione dello stabilimento della Toyota Material Handling a Borgo Panigale sta indagando la pubblico ministero Francesca Rago, per omicidio colposo e lesioni colpose. L’incidente sarebbe avvenuto a causa dell’esplosione di uno scambiatore, un componente del sistema di condizionamento dell’aria, che avrebbe poi provocato il crollo del capannone: in quel momento c’erano circa 300 persone all’interno dell’azienda. Non è ancora chiaro perché lo scambiatore sia esploso.
La centrale di Bargi e il cantiere di Esselunga sono ancora fermi e sotto sequestro. Lo stabilimento della Toyota è stato invece dissequestrato.
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