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  • giovedì 3 ottobre 2013

La fine di “Why Not”

Una delle inchieste più famose di Luigi De Magistris, che "portò alla caduta del governo Prodi", si è chiusa con parecchie assoluzioni

Mercoledì 2 ottobre 2013 la Corte di Cassazione ha assolto i principali imputati del processo “Why Not”: i giornali oggi riportano la notizia dicendo che è la fine dell’inchiesta che “portò alla caduta del governo Prodi” nel gennaio del 2008. L’inchiesta riguardava la gestione dei fondi pubblici della Calabria e fu una di quelle che diede visibilità nazionale all’allora pubblico ministero della Procura di Catanzaro Luigi De Magistris, oggi sindaco di Napoli. Quello concluso ieri è il principale dei processi che sono nati dall’inchiesta.

L’ex governatore di centrosinistra della Calabria, Agazio Loiero – politico di lunga carriera, ministro nei governi D’Alema e Amato – è stato assolto “per non aver commesso il fatto” dall’accusa di abuso di ufficio. Anche Nicola Durante, ex segretario generale della giunta regionale di Loiero, è stato assolto con la stessa formula. I due erano già stati assolti in primo grado, ma nel processo di appello, concluso a Catanzaro il 27 gennaio 2012, avevano ricevuto invece la condanna a un anno di reclusione.

L’ex presidente della Compagnia delle Opere calabrese, Antonio Saladino, era stato condannato in appello a 3 anni e 10 mesi per associazione a delinquere, insieme a Giuseppe Lillo, condannato a 2 anni: la Cassazione ha deciso l’annullamento con rinvio della condanna per quel capo di imputazione. Tra le altre decisioni prese ieri, è stato rifiutato il ricorso contro l’assoluzione di Giuseppe Chiaravallotti, governatore della Calabria (di centrodestra) tra il 2000 e il 2005.

L’inchiesta “Why Not”
L’inchiesta “Why Not” cominciò nel 2006. Nel luglio del 2007 finì su tutti i giornali perché tra i suoi indagati c’era anche Romano Prodi, allora presidente del Consiglio: avrebbe avuto qualche contatto con un “comitato d’affari” che gestiva milioni di euro di finanziamenti pubblici. I soldi, secondo le ricostruzioni di quei mesi, finivano in una serie di società – in particolare attive nei corsi di formazione professionale e di lavoro interinale – che facevano capo ad Antonino Saladino. I giornali di allora parlarono anche di “una loggia massonica segreta con sede a San Marino”. Si arrivò a Prodi partendo da un numero di cellulare ritrovato nell’agenda telefonica di Saladino.

Pochi mesi dopo, a ottobre del 2007, sul traballante governo Prodi arrivò la notizia che anche Clemente Mastella, allora ministro della Giustizia, era tra gli indagati dell’inchiesta per “abuso di ufficio e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete”, scrisse Repubblica. Tra gli oltre cento indagati della fase iniziale dell’inchiesta c’era un bel pezzo della politica calabrese di allora, di centrodestra e di centrosinistra.

La situazione era resa più complicata dal fatto che, in qualità di ministro della Giustizia, Mastella aveva disposto da poco il trasferimento di De Magistris da Catanzaro, per presunte irregolarità in altre indagini. Molti dissero che Mastella lo aveva fatto proprio per fermare l’inchiesta “Why Not”. Mastella ottenne la solidarietà di gran parte dei suoi colleghi parlamentari e ministri con la notevole eccezione di Antonio Di Pietro, che era allora ministro delle Infrastrutture nello stesso governo Prodi. La situazione nel governo – che da oltre un anno si trascinava senza una maggioranza in Senato e grazie al voto dei senatori a vita nei momenti più importanti – si fece molto pesante e la vicenda “Why Not” fu uno degli ultimi scontri prima delle dimissioni di Mastella da ministro della Giustizia, a metà gennaio 2008, e la caduta del governo Prodi del 24 gennaio 2008. L’episodio che portò alle dimissioni di Mastella furono in realtà gli arresti domiciliari della moglie, a causa di un’altra inchiesta in Campania.

Le indagini dell’inchiesta “Why Not” si chiusero alla fine del 2008, per Prodi e Mastella la procura generale chiese l’archiviazione: non c’erano elementi sufficienti nemmeno per arrivare ad aprire il processo. Nel frattempo erano successe parecchie cose. Dopo il caso di Mastella, l’inchiesta fu tolta al sostituto procuratore Luigi De Magistris, spostato da Catanzaro a Napoli, e presa d’autorità dalla procura generale di Catanzaro. Poi era entrata in gioco la magistratura di Salerno, che era arrivata a sequestrare gli atti dell’inchiesta di Catanzaro: la procura campana indagava su presunte manovre per fermare le indagini di De Magistris. Del conflitto tra le due procure si occuparono il Consiglio superiore della magistratura – che aprì un procedimento disciplinare contro De Magistris – e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

L’ultimo aspetto da ricordare dell’inchiesta “Why Not” riguardò le intercettazioni di molti importanti esponenti politici. È in corso un processo a Roma, in cui sono imputati De Magistris e il suo consulente Gioacchino Genchi, per la presunta acquisizione illegale dei tabulati telefonici di Romano Prodi, di Clemente Mastella e di altri politici tra cui Francesco Rutelli. Nel 2009 Luigi De Magistris ha lasciato la magistratura ed è entrato in politica, venendo eletto europarlamentare con l’Italia dei Valori. Due anni più tardi ha lasciato l’incarico ed è stato eletto sindaco di Napoli.

Foto: Luigi De Magistris arriva al CSM per un’audizione, 29 ottobre 2007.
(LaPresse)

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