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  • venerdì 14 Febbraio 2014

Renzi e il governo, cosa succede ora

Enrico Letta si è dimesso, le consultazioni di Napolitano si concluderanno oggi ma i tempi si allungano, dice Alfano: le cose da sapere

Dal pomeriggio di venerdì 14 febbraio, e per tutta la giornata di sabato, il presidente della Repubblica sta tenendo le consultazioni che dovrebbero portare all’affidamento dell’incarico di presidente del Consiglio a Matteo Renzi – non è ancora chiaro se già nella giornata di sabato o più tardi.

Angelino Alfano del Nuovo Centrodestra, dopo il colloquio con Napolitano nel pomeriggio di sabato, ha detto che per la formazione di un nuovo governo «serve tempo» e «non bastano 48 ore», facendo capire che prima ci sarà bisogno di concordare un programma di massima: si è quindi indebolita l’ipotesi che Renzi possa presentare la lista dei ministri molto velocemente.

Dimissioni di Letta
Venerdì 14 febbraio alle 13 Enrico Letta ha incontrato al Quirinale Giorgio Napolitano, comunicandogli le sue dimissioni irrevocabili da presidente del Consiglio. La decisione è maturata dopo la direzione nazionale del Partito Democratico, che giovedì 13 ha approvato, su richiesta del segretario Matteo Renzi, un documento in cui si ringrazia Enrico Letta per il lavoro svolto in questi dieci mesi da presidente del Consiglio e si chiede “una fase nuova con un esecutivo nuovo”. La votazione è arrivata dopo giorni di polemiche e un confronto molto teso tra Renzi e Letta, con quest’ultimo che dopo alcune resistenze iniziali aveva annunciato di volersi dimettere in modo da avviare la richiesta “fase nuova”. In queste ore ripartono quindi i meccanismi istituzionali per le dimissioni e la formazione di un nuovo governo, cui si è fatto un intenso ricorso negli ultimi tre anni.

Ultimo Consiglio dei ministri
Nella mattinata di venerdì, alle 11:30, si è tenuto a palazzo Chigi l’ultimo Consiglio dei ministri del governo Letta. L’incontro è servito per chiudere affari pendenti urgenti e per comunicare formalmente ai componenti del governo l’intenzione del presidente del Consiglio di dimettersi.

Il Quirinale
Terminato il Consiglio dei ministri di venerdì, Enrico Letta si è spostato da palazzo Chigi al Quirinale, la sede della presidenza della Repubblica. Letta ha formalizzato le dimissioni davanti a Napolitano, illustrandogli le motivazioni che lo hanno portato a lasciare. In quel momento si è aperta formalmente la crisi di governo vera e propria, che segna il passaggio della gestione della vicenda nelle mani di Napolitano.

Il Quirinale ha diffuso un comunicato:

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi [= venerdì] al Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri onorevole Enrico Letta – accompagnato dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi – che gli ha rassegnato le dimissioni, irrevocabili, dell’esecutivo da lui presieduto.
Esse conseguono necessariamente al deliberato assunto ieri – in forma pubblica e con l’espresso consenso dei Presidenti dei rispettivi gruppi parlamentari – dalla Direzione del Partito Democratico a favore di un mutamento della compagine governativa. Essendogli così venuto meno il determinante sostegno della principale componente della maggioranza di governo, il Presidente del Consiglio ritiene che a questo punto un formale passaggio parlamentare non potrebbe offrire elementi tali da indurlo a soprassedere dalle dimissioni, anche perché egli non sarebbe comunque disponibile a presiedere governi sostenuti da ipotetiche maggioranze diverse.
Il Presidente della Repubblica non può che prendere atto della posizione espressa dal Presidente del Consiglio: il Parlamento potrà comunque esprimersi sulle origini e le motivazioni della crisi allorché sarà chiamato a dare la fiducia al nuovo Governo. La stessa procedura si è del resto seguita allorché le dimissioni dei rispettivi governi furono presentate al Capo dello Stato, senza alcuna previa comunicazione alle Camere, dal Presidente Berlusconi e dal Presidente Monti durante la scorsa legislatura.
Da parte sua il Presidente della Repubblica svolgerà nel più breve tempo possibile le consultazioni dei Gruppi parlamentari al fine di avviare la complessa fase successiva che dovrà condurre a una efficace soluzione della crisi, quanto mai opportuna nella delicata fase economica che il paese attraversa e per affrontare al più presto l’esame della nuova legge elettorale e delle riforme istituzionali ritenute più urgenti.
Le consultazioni inizieranno oggi pomeriggio e si concluderanno nella giornata di domani.

Niente verifica
Il presidente della Repubblica ha quindi accettato immediatamente le dimissioni di Letta, senza richiedere un passaggio parlamentare come (polemicamente) avevano richiesto alcuni esponenti dell’opposizione. Con il voto in direzione nazionale, il PD ha fatto chiaramente intendere di non essere più disposto a sostenere il governo Letta. Rimandare il presidente del Consiglio dimissionario alle Camere per una verifica di maggioranza sarebbe stato un passaggio superfluo, che avrebbe allungato inutilmente i tempi: le opposizioni hanno comunque richiamato il senso simbolico e istituzionale di una tappa che avrebbe riportato un po’ d’ordine in una crisi sviluppata tutta dentro il PD e fuori dal Parlamento.

Nel novembre del 2011 il governo Berlusconi si concluse senza una verifica della maggioranza in Parlamento: divenne evidente che non aveva più i numeri durante l’approvazione del Rendiconto generale dello stato 2010. Nel 2013 la fine del governo Monti fu sancita dalla constatazione del ritiro dalla maggioranza del Popolo della Libertà, senza che fosse necessario un voto parlamentare di verifica.

Consultazioni
In assenza di un passaggio parlamentare per certificare ulteriormente la fine del governo Letta, i tempi per la creazione del nuovo governo saranno rapidi. Accettate le dimissioni, Napolitano ha annunciato l’avvio delle tradizionali consultazioni già venerdì pomeriggio. Il passaggio serve per capire la disponibilità dei singoli partiti a formare un nuovo governo, di che orientamento e con quale persona alla sua guida. Alle 17.00 di venerdì Napolitano ha incontrato il presidente del Senato, Pietro Grasso, che non ha rilasciato dichiarazioni, e in seguito alle 17.45  la presidente della Camera, Laura Boldrini. Si proseguirà nella giornata di sabato 15 febbraio.

Incarico
Salvo sorprese, e considerato che senza il PD non si può creare una maggioranza stabile alla Camera, Napolitano conferirà l’incarico di formare il governo a Matteo Renzi. Al presidente del Consiglio incaricato sarà poi concesso del tempo per fare proprie consultazioni e preparare una lista dei ministri, che dovrà essere poi sottoposta al presidente Napolitano.

Giuramento
Il presidente del Consiglio e i suoi ministri giureranno sulla Costituzione alla presenza del presidente della Repubblica, atto formale importante per l’insediamento del nuovo governo.

Fiducia
Terminata la fase che vede impegnato più direttamente il Quirinale, il governo fresco di giuramento si presenterà alla Camera e al Senato. Il presidente del Consiglio esporrà il proprio discorso programmatico e a quel punto i partiti che lo sostengono gli voteranno la fiducia.

Maggioranza di governo
Presentando il documento votato giovedì 13 dalla direzione nazionale del PD, Matteo Renzi ha fatto esplicitamente riferimento alla maggioranza che ha sostenuto il governo Letta come punto di partenza per la sua “fase nuova con un esecutivo nuovo”. Nel nuovo governo dovrebbero essere quindi coinvolti, oltre al PD, Nuovo Centrodestra, Per l’Italia e Scelta Civica. Diversi altri partiti più piccoli sostenevano il governo Letta con un appoggio esterno: PSI, SVP, PATT, UpT, USEI, MAIE, UV e CD. Si è parlato per il probabile governo Renzi di un coinvolgimento di Sinistra Ecologia Libertà, fino a ora all’opposizione, ma SEL stessa ha detto di non essere disponibile se nella maggioranza ci sarà NCD, che a sua volta ha detto di volere fare parte solo di una maggioranza che escluda SEL. NCD ha numeri maggiori rispetto a SEL, soprattutto al Senato, e sarà quindi indispensabile per il nuovo governo.

Matteo Renzi
Se sarà nominato e confermato presidente del Consiglio, Matteo Renzi dovrà decidere tempi e modi per le proprie dimissioni da sindaco di Firenze. Le leggi prevedono che in caso di dimissioni la fase di transizione verso le nuove elezioni spetti al vicesindaco, in questo caso Stefania Saccardi. A Firenze si voterà il prossimo 25 maggio nella nuova tornata di amministrative, ma non è ancora chiaro se il PD terrà le primarie per trovare il proprio nuovo candidato. Renzi sarà anche il primo segretario del PD a essere contemporaneamente presidente del Consiglio. Lo statuto del partito non vieta questa condizione, quindi non è detto che Renzi debba rinunciarvi.

Tempi
I tempi per la gestione della crisi di governo sono dettati come sempre dal presidente della Repubblica, che sceglie il calendario per le consultazioni e quello per le nuove nomine. Napolitano dovrebbe esaurire le consultazioni già sabato 15 febbraio, considerato che non sono previsti particolari cambiamenti nella maggioranza di governo. L’incarico a Renzi potrebbe essere dato subito dopo, riducendo al minimo la pausa tra la fine del governo Letta e l’inizio di quello nuovo. Le previsioni più ottimiste parlano di un giuramento dei ministri entro metà settimana e di un passaggio parlamentare per la fiducia nei giorni seguenti.