Le primarie PD saranno l’8 dicembre

Lo ha deciso oggi l'assemblea nazionale, prima di litigare sulle modifiche allo statuto: che cosa è successo e quali sono le questioni in ballo

Sabato 21 settembre si è conclusa a Roma l’assemblea nazionale del Partito Democratico: si è deciso che le primarie per la scelta del segretario si terranno l’8 dicembre, ma su altre modifiche importanti allo statuto del partito ci sono stati litigi e divisioni che hanno portato prima a una sospensione dei lavori e poi al ritiro delle proposte di modifica.

L’Assemblea nazionale – il massimo organismo democratico del partito nei periodi di tempo che separano un congresso da un altro – era iniziata venerdì 20 settembre e doveva fissare le regole e le date per lo svolgimento del congresso e delle primarie del Partito Democratico.

Ieri, nel suo intervento, il segretario Guglielmo Epifani aveva proposto il prossimo 8 dicembre come data per le primarie, che dovrebbero concludere il percorso per l’elezione del nuovo segretario. Sabato 21 settembre, nel secondo giorno dell’Assemblea nazionale, sono intervenuti invece tutti gli attuali candidati alla segreteria: Gianni Cuperlo, Matteo Renzi, Pippo Civati, Gianni Pittella.

Che cosa è successo oggi
Oggi l’Assemblea nazionale, composta da mille delegati, ha dovuto votare alcune nuove regole, contenute in un documento in forma di raccomandazioni. Il testo era stato presentato ieri a notte fonda dalla commissione per il congresso: tra le cose più importanti e discusse negli ultimi mesi nel partito c’era la norma secondo cui il segretario e il candidato premier devono essere la stessa persona.

Nel regolamento era anche previsto che il candidato alla presidenza del Consiglio fosse scelto attraverso le primarie di partito o di coalizione, alle quali possono essere candidati, oltre al segretario, anche altri iscritti al PD. Il documento è stato approvato con 378 voti favorevoli, 74 contrari, 24 astenuti.

In programma c’era anche un’altra votazione importante che riguardava alcune modifiche allo statuto del Partito Democratico: l’assemblea è stata però sospesa prima della votazione, intorno alle 13, per alcuni contrasti sui metodi di voto. Alcuni importanti dirigenti – tra cui Rosy Bindi, presidente del partito fino allo scorso aprile – avevano proposto di fare una votazione per parti, mentre la commissione aveva avanzato la proposta di votare tutto insieme.

Marina Sereni, vicepresidente del PD e presidente dell’assemblea, ha deciso di sospendere le votazioni in corso, per far riunire la commissione per il congresso. E qui sono cominciati i problemi: secondo i resoconti, il vero motivo della sospensione è stato il duro contrasto tra diversi esponenti del PD sulla modifica dell’articolo 3 dello statuto, proprio quello che riguarda l’automatismo tra segretario e candidato premier. La votazione è stata così sospesa e riconvocata per le 13.30. Il quorum per modificare lo statuto era di 471 voti, ma sembra che i delegati in sala (compresi i contrari) fossero soltanto 476 (questa voce è stata poi smentita). Ivan Scalfarotto, vicepresidente del PD, ha spiegato ai delegati che la commissione per il congresso ha ripreso i lavori per proporre una nuova votazione sullo statuto, cercando una soluzione condivisa.

Va ricordato, come spiega Salvatore Vassallo – deputato del PD nella scorsa legislatura e presidente della prima commissione statuto – che il rapporto tra segretario del partito e candidato premier viene citato in due articoli: l’articolo 3 enuncia il principio secondo cui il segretario esprime la linea politica del partito e quindi è candidato alla guida del governo, mentre l’articolo 18 stabilisce che in caso di primarie di coalizione per diventare candidato premier, il segretario rappresenta il candidato unico del PD. Modificando l’articolo 18 si sarebbe quindi stabilito che il PD – pur mantenendo le primarie di partito per scegliere il candidato premier – le tenesse aperte anche ad altri iscritti, oltre al segretario (come è accaduto con la deroga decisa per le elezioni del 2012). Su questo punto, spiega Vassallo, non ci sono state opposizioni.

Le questioni irrisolte
Preso atto del fatto che non c’erano i numeri necessari per le modifiche (articolo 3 sul principio di coincidenza segretario-premier e articolo 18 sulla proroga per cui non è solo il segretario a correre per la premiership) il segretario del PD, Guglielmo Epifani, è intervenuto verso le 14 e ha detto che la commissione ha deciso di ritirare le proposte di modifica, mentre la direzione nazionale del 27 settembre dovrà decidere come si svolgerà il congresso. L’Assemblea nazionale del PD si è quindi conclusa soltanto con la decisione di far svolgere le primarie di partito l’8 dicembre: le candidature devono essere presentate entro l’11 ottobre.

Prima di lasciare l’assemblea Epifani ha confermato che la base del regolamento congressuale approvato dall’assemblea non sarà cambiata. Questa prevedeva, oltre al punto sulla coincidenza tra segretario e candidato premier altre questioni rilevanti per il congresso: la data per la scadenza della presentazione delle candidature che potranno essere sostenute da una sola lista, la possibilità di prendere la tessera fino al giorno stesso delle elezioni locali (da tenere entro il 5 novembre), il limite di marzo 2014 per le primarie regionali, l’obbligo di pagare due euro per votare alle primarie.

La questione più complicata – che è rimasta uno dei punti più controversi dopo il rinvio di oggi – riguarda la necessità della direzione nazionale di venerdì prossimo di dover conciliare alcune delle regole approvate dall’assemblea nazionale in questi due giorni con quelle dello statuto del partito, che si sarebbero dovute modificare e che invece sono rimaste invariate. L’obiettivo è quello di riuscire a portare a termine tutto entro novembre, per mantenere ferma la data dell’8 dicembre. L’alternativa è uno slittamento delle primarie all’anno prossimo.

Foto: Guglielmo Epifani (Roberto Monaldo/LaPresse)

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